-ELY-
12-01-2007, 10:40
La sua ultima incarnazione ha fatto di lui il festeggiato di Hollywood - facendogli guadagnare 240.000 sterline ad episodio e per giunta una nomination all'Emmy. Ma nonostante il suo successo, Hugh Laurie è tormentato dalla depressione.
Tardo pomeriggio su un set cinematografico a Los Angeles, e Hugh Laurie sta seduto sul cordolo del marciapiede, con la testa fra le mani, immagine della più abietta disperazione. Questa esibizione di infelicità senza limiti non è a beneficio delle telecamere, che hanno smesso di girare per una breve pausa nelle riprese.
Comunque, è uno spettacolo familiare per il cast e la troupe della nuova, e di gran successo, serie della televisione americana: “House”. Nel corso dei quattro mesi di riprese, i suoi colleghi si sono abituati allo spettacolo dell’attore accovacciato per terra, perso in un suo mondo privato e tormentato.
House, che vede come star Laurie nelle vesti dell’antieroe misantropo Dr. Gregory House, è stato un enorme successo in America, con 18 milioni di persone che vi si sono sintonizzate. Anche il pubblico britannico ha avuto la possibilità di vedere cosa sia tutto quel putiferio, con un crescente numero di telespettatori che guarda lo show su Channel Five, da quando è cominciato il mese scorso.
Il brillante ritratto che fa Laurie del mal rasato e sgradevole House ne ha fatto il beniamino di Hollywood, guadagnandogli critiche entusiastiche, fra l’altro, per il suo ‘impeccabile’ accento americano.
In effetti, è tale il plauso che gli viene adesso attribuito, che Laurie è stato nominato la notte scorsa per un prestigioso “Emmy” come Miglior Attore in una serie TV – la creme de la creme fra i premi televisivi americani.
Una seconda serie è stata già commissionata e probabilmente farà ottenere a Laurie più o meno 240.000 sterline ad episodio per un periodo di 12 settimane. E allora perché, dato il suo enorme successo, Laurie è così cupo?
E’ di certo un mistero per i colleghi, che sono rimasti confusi dal suo contegno risolutamente malinconico.
“E’ avvilito, non importa che cosa faccia.” Dice il produttore esecutivo dello show, Katie Jacobs.
“Io dico ad ogni regista, prima che cominci a lavorare con lui, non pensare che sia per causa tua: è il suo carattere. Non ritiene mai di essere abbastanza bravo, non pensa mai di aver fatto bene.”
La verità è che, nonostante i suoi trionfi, Laurie rimane una massa di insicurezze le quali, dicono gli amici, semplicemente non gli permettono di godersi il successo che si è guadagnato.
Ma perché dopo più di un quarto [righe illeggibili, a senso: “di secolo di lavoro ed una serie televisiva di successo a cui ha legato il suo nome] le cose devono andare in questo modo? La risposta sta nella paralizzante mancanza di fiducia in se stesso e nella depressione che hanno afflitto Hugh Laurie per la maggior parte della sua vita.
E’ diventato talmente preda dei suoi demoni da quando si è trasferito in America, dicono le persone vicine a lui, che temono potrebbe facilmente giocarsi le sue possibilità proprio mentre si trova a un passo dal diventare una star internazionale.
Perché, a dispetto del suo prodigioso talento, l’uomo che ha raggiunto la fama come metà del duo comico “Fry e Laurie”, prima di diventare una star in “Jeeves and Wooster” e “Blackadder”, continua a lottare giorno per giorno con il malcontento che lo ha tormentato fin dall’adolescenza.
E un’afflizione che a volte è arrivata pericolosamente vicino a distruggerlo. Lui ammette di aver preso in considerazione il suicidio in più di un’occasione, ed è ha continuato per anni ad entrare e uscire di terapia.
Di avere il dito sospeso sul pulsante dell’autodistruzione, è una cosa di cui è fin troppo consapevole. Una relazione extraconiugale destinata al fallimento quasi mandò in rovina il matrimonio e la famiglia che erano stati, fino a quel punto, la sua unica salvezza.
Paradossalmente, dicono gli amici, è il suo recente successo in America a mettere Laurie di fronte a nuovi problemi. La sua forzata assenza da casa ha sottoposto a rinnovata tensione il suo matrimonio, e lui è convinto che la sua fama di recente acquisizione in qualche modo gli verrà sottratta.
E’ un timore a cui ha alluso in una recente, rara intervista. “Non voglio pensare che potrei star facendo qualcosa di buono, perché a quel punto la partita è chiusa, non è vero?” ha detto, prima di aggiungere, riguardo alla decisione dei produttori di assumerlo: “Penso ancora che sia un terribile sbaglio, quello che hanno fatto. Sono stato molto fortunato ad intrufolarmi per il rotto della cuffia.”
Laurie si considera un uomo di scarso talento, che non ha intelligenza né facilità di parola, e fondamentalmente un ciarlatano. Lui è, afferna, semplicemente “un idiota”.
Per coloro che lo conoscono bene, questi commenti di autodisapprovazione sono proprio alla Laurie. “Lui ha due facce.” Dice Joely Richardson, coprotagonista con lui del film “Maybe Baby”. “C’è l’Hugh che spara battute e va in giro a ballare il tango. E c’è l’altro lato: torturato e oscuro.”
Ma l’abitudine di Laurie di sottovalutare il proprio talento maschera una feroce ambizione. Contrariamente all’immagine da sventurato che ha deciso di proiettare, di una persona che va a tentoni nella vita senza alcun discernibile schema di gioco, un’occhiata al suo formidabile curriculum vitae offre la prova di una vena di tenacia intessuta in lui. Capoclasse della sua Casa ad Eton, “Cambridge Blue” per il canottaggio, pianista di talento, romanziere da best seller, star del cinema e adesso alla guida di una sua propria serie TV americana.
Non esattamente i risultati che possa conseguire un mediocre attore a cottimo. E così, perché mai quella modestia esagerata e l’insistenza nel dire che lodi e adulazioni sono ingiustificate?
Per capire Hugh Laurie, si deve comprendere la natura privilegiata ma tormentata del suo background.
Il più giovane di quattro figli, è nato ad Oxford da genitori Presbiteriani Scozzesi, osservanti, ed è cresciuto nel benessere della classe media. Era immensamente affezionato al suo defunto padre Ranold, un medico generico dai modi gentili che vinse una medaglia d’oro per il canottaggio nelle Olimpiadi del 1948.
Ma la sua fanciullezza, così come gran parte della sua vita in seguito, sono state dominate dalla sua tormentata relazione con la madre, Patricia. Una volta disse a GQ Magazine che lei aveva ‘dei periodi alquanto protratti in cui non le piacevo’.
‘Quando mamma era di buon umore, era davvero una gioia: divertente e brillante. Poi, poteva semplicemente staccare la spina. Passava giorni, settimane, mesi a covare un qualche rancore. Non so se fosse clinicamente depressa, ma certamente aveva degli sbalzi di umore. Era solita arrabbiarsi molto con me. Credo che mi trovasse una delusione sotto diversi aspetti.”
In effetti, non c’è da guardare troppo lontano per comprendere le ragioni alla radice del comportamento di Laurie. “Lei disprezzava il raggiungimento della felicità, dell’appagamento, della serenità, del comfort. Detestava perfino la parola comfort. Aveva un’ostilità verso la dolcezza. Mi diceva: ‘Non essere così pappamolla.’
Benchè sia stato sotto molti aspetti un figlio modello, a Cambridge – sfoggiando lo stesso talento di suo padre come canottiere, prese parte alla Boat Race del 1980 – Laurie non ricevette mai da sua madre il riconoscimento a cui aspirava ardentemente.
“Ho sentito dalle mie sorelle che ero la pupilla dei suoi occhi, il suo golden boy, ma all’epoca non me ne rendevo conto.”
Quando sua madre è morta per una malattia neuromotoria, Hugh aveva 29 anni, lui non ha nemmeno pianto. Né lo ha mai fatto, da allora. Eppure è chiaro che è stato il suo lascito, più di ogni altro ad influenzarlo così profondamente fino ad oggi.
Così come ha ereditato la tendenza di sua madre alla depressione, come lei non è sempre stato una persona con cui fosse facile vivere. Nessuna meraviglia, perciò, che il suo matrimonio durato sedici anni con l’ex amministratrice teatrale Jo Green sia talvolta stato sottoposto a tensione.
“Ero un tipo terribilmente scontroso” ha confessato. “Ma dopo aver incontrato Jo ho dovuto smetterla, perché lei si è rivelata ancora più brava a tenere il broncio.”
La coppia, che ha tre figli, si è incontrata nei tardi Ottanta. Forse non c’è da sorprendersi che, dato l’atteggiamento della madre nei suoi confronti, lui possa ammettere che una della ragioni per cui si è innamorato di Jo è stata semplicemente “perché sembrava che le piacessi”.
Non era il più benaugurante degli inizi. All’epoca, Hugh aveva già una relazione di lunga durata con Kate, la sua ragazza dai tempi dell’università.
“Kate andò a lavorare in Kenya per un anno, ed io cominciai ad amoreggiare con Jo. Fu un episodio piuttosto squallido. Invece di dire a Kate: ‘E’ finita’, sono andato a dirle: ‘Guarda, ho una relazione’. Kate, giustamente, si arrabbiò.”
Lui e Jo si sposarono nell’Ufficio di Stato Civile di Camden, Londra Nord, nel giugno 1989 e finirono per avere Charlie, che adesso ha 16 anni, Bill di 14, e l’undicenne Rebecca.
Ma lo sconvolgente episodio con Kate era stato un segno premonitore per quello che doveva succedere. Nel 1997, mentre girava il film di avventura per ragazzi “The Place of Lions”, in Sud Africa, Laurie iniziò un’appassionata storia d’amore con la regista trentaquattrenne Audrey Cooke.
La relazione si trasformò in qualcosa di molto più che una di quelle sbandate da esterni torridi, parte integrante della vita nel mondo del cinema. Laurie divenne ‘ossessionato’ dalla bionda Miss Cooke, mentre lei si innamorava perdutamente di lui.
“Fu una storia d’amore molto seria.” Ha raccontato questa settimana al Mail una persona che si trovava nei paraggi all’epoca. “Audrey rimase sconvolta quando Hugh la interruppe. Le ci è voluto un lungo periodo di tempo per superarla.”
Proprio come aveva fatto quando aveva troncato la sua relazione con Kate, Laurie provò un soverchiante – e qualcuno potrebbe dire kamikaze – bisogno di confessare.
Tornando in volo a Londra dal Sud Africa per una commovente resa dei conti, il divo in lacrime disse tutto a sua moglie. Lei reagì scrivendo a Cooke una lettera appassionata, in cui la pregava di smettere di incontrarsi con suo marito.
Ad otto anni di distanza, la coppia sembra essersi messa alle spalle quel doloroso periodo della loro esistenza. Ma gli attuali impegni di lavoro di Laurie, che lo portano via dalla casa di Londra per diciassette settimane alla volta, hanno imposto loro una rinnovata pressione.
“Jo è una donna incredibilmente forte, che è sempre stata una roccia per Hugh.” Dice un amico di famiglia. “Quando è il caso può dimostrarsi decisamente una che incute soggezione, ma ama Hugh ed è l’unica persona che riesce di solito a farlo venire fuori dalle sue impossibili lune e ritrovare il buon senso. Quando non è in giro, lui si abbatte piuttosto facilmente.
“So che hanno discusso sul fatto che lei e i bambini potrebbero riunirsi con lui a Los Angeles, ma è difficile, con i bambini che vanno a scuola. Tutti quelli che lo conoscono sono preoccupati per lui, perché si trova sottoposto a un’incredibile pressione. La serie è andata veramente vene, ma lui non è felice, il che è un peccato, perché Hugh è una persona amabile e si merita della felicità.”
Laurie ha ammesso che fu la crisi causata dalla sua relazione a portarlo a cercare finalmente un aiuto professionale per la sua depressione. “Influenzava ogni cosa, la mia famiglia e gli amici. Avermi intorno era una scocciatura. Ero sconsolato ed egocentrico. In effetti, è da egoisti essere depressi e non provare a farci qualcosa. Ho pensato di uccidermi, quando le cose andavano veramente male.”
Sessioni settimanali con uno psicoterapeuta sono state di aiuto, benché sia chiaro dal suo recente comportamento sul set di “House” che non è ancora completamente fuori dai guai.
Lo spigoloso e sgradevole Gregory House è agli antipodi rispetto alle parti recitate in precedenza da Laurie. Il sessista, senza dubbio politicamente scorretto medico, è dipendente dagli antidolorifici e ha un’antipatia patologica per i suoi pazienti.
“Credo che probabilmente finirò per scioccare e disgustare tutti.” Dice Laurie.
La serie è una di quelle nella lista dei dieci programmi più visti in America, e un critico televisivo americano ha detto che ci sono [tre motivi per guardare lo show]: “Hugh Laurie, Hugh Laurie e Hugh Laurie.”
Nonostante i ruoli interpretati in precedenza da Laurie nei film di cassetta hollywoodiani “101 Dalmatians” e “Stuart Little”, i produttori dello show ignoravano chi fosse. In effetti, il suo accento americano durante l’audizione era tanto buono che i produttori non avevano nemmeno idea che fosse Inglese.
Da giovanotto, dopo aver cullato l’idea di arruolarsi nell’Esercito o nella polizia di Hong Kong, Laurie andò a recitare a Cambridge quando un attacco di febbre ghiandolare lo costrinse a prendersi una pausa di riposo dal canottaggio.
Fu nel famoso gruppo teatrale “Footlights” che incontrò il suo futuro partner nella commedia, Stephen Fry, così come Emma Thompson, che per un pezzo fu la sua ragazza.
Fu scoperto da un talent scout nel corso del suo ultimo anno, senza nemmeno avere fatto un formale tirocinio come attore. E, forse, è qui che sta il problema. “E’ stato ridicolo, davvero, che io non sia mai stato messo alla prova.” Ha affermato. “Non ho mai dovuto pagare un gran prezzo per quel che faccio, e qualche volta mi sento un po’ colpevole per questo.”
Qualcuno potrebbe dire che la tortura mentale a cui sottopone se stesso su basi quasi giornaliere è un prezzo sufficiente da pagare.
Eppure, è la voce di sua madre che risuona attraverso di lui. “Io ho questa ridicola vena presbiteriana che mi impone di rendere le cose difficili e sgradevoli, e non riesco a credere che qualcosa valga veramente la pena di essere fatta a meno che non riesca a trasformarla in un incubo. Sono una persona molto negativa.”
Nonostante la sua negatività, o forse a causa di essa, Hugh Laurie è evidentemente forzato a spingersi avanti, costringendo se stesso proprio nelle situazioni che teme tanto.
I fan nel Regno Unito, che lo conoscono per i suoi ruoli da tipo spensierato nelle commedie, sono stati sorpresi dalla trasformazione di Laurie nel suo miserando alter ego, il Dr. House. Invece sembrerebbe che Hugh Laurie, per la prima volta, potrebbe non stare recitando completamente contro carattere.
Tardo pomeriggio su un set cinematografico a Los Angeles, e Hugh Laurie sta seduto sul cordolo del marciapiede, con la testa fra le mani, immagine della più abietta disperazione. Questa esibizione di infelicità senza limiti non è a beneficio delle telecamere, che hanno smesso di girare per una breve pausa nelle riprese.
Comunque, è uno spettacolo familiare per il cast e la troupe della nuova, e di gran successo, serie della televisione americana: “House”. Nel corso dei quattro mesi di riprese, i suoi colleghi si sono abituati allo spettacolo dell’attore accovacciato per terra, perso in un suo mondo privato e tormentato.
House, che vede come star Laurie nelle vesti dell’antieroe misantropo Dr. Gregory House, è stato un enorme successo in America, con 18 milioni di persone che vi si sono sintonizzate. Anche il pubblico britannico ha avuto la possibilità di vedere cosa sia tutto quel putiferio, con un crescente numero di telespettatori che guarda lo show su Channel Five, da quando è cominciato il mese scorso.
Il brillante ritratto che fa Laurie del mal rasato e sgradevole House ne ha fatto il beniamino di Hollywood, guadagnandogli critiche entusiastiche, fra l’altro, per il suo ‘impeccabile’ accento americano.
In effetti, è tale il plauso che gli viene adesso attribuito, che Laurie è stato nominato la notte scorsa per un prestigioso “Emmy” come Miglior Attore in una serie TV – la creme de la creme fra i premi televisivi americani.
Una seconda serie è stata già commissionata e probabilmente farà ottenere a Laurie più o meno 240.000 sterline ad episodio per un periodo di 12 settimane. E allora perché, dato il suo enorme successo, Laurie è così cupo?
E’ di certo un mistero per i colleghi, che sono rimasti confusi dal suo contegno risolutamente malinconico.
“E’ avvilito, non importa che cosa faccia.” Dice il produttore esecutivo dello show, Katie Jacobs.
“Io dico ad ogni regista, prima che cominci a lavorare con lui, non pensare che sia per causa tua: è il suo carattere. Non ritiene mai di essere abbastanza bravo, non pensa mai di aver fatto bene.”
La verità è che, nonostante i suoi trionfi, Laurie rimane una massa di insicurezze le quali, dicono gli amici, semplicemente non gli permettono di godersi il successo che si è guadagnato.
Ma perché dopo più di un quarto [righe illeggibili, a senso: “di secolo di lavoro ed una serie televisiva di successo a cui ha legato il suo nome] le cose devono andare in questo modo? La risposta sta nella paralizzante mancanza di fiducia in se stesso e nella depressione che hanno afflitto Hugh Laurie per la maggior parte della sua vita.
E’ diventato talmente preda dei suoi demoni da quando si è trasferito in America, dicono le persone vicine a lui, che temono potrebbe facilmente giocarsi le sue possibilità proprio mentre si trova a un passo dal diventare una star internazionale.
Perché, a dispetto del suo prodigioso talento, l’uomo che ha raggiunto la fama come metà del duo comico “Fry e Laurie”, prima di diventare una star in “Jeeves and Wooster” e “Blackadder”, continua a lottare giorno per giorno con il malcontento che lo ha tormentato fin dall’adolescenza.
E un’afflizione che a volte è arrivata pericolosamente vicino a distruggerlo. Lui ammette di aver preso in considerazione il suicidio in più di un’occasione, ed è ha continuato per anni ad entrare e uscire di terapia.
Di avere il dito sospeso sul pulsante dell’autodistruzione, è una cosa di cui è fin troppo consapevole. Una relazione extraconiugale destinata al fallimento quasi mandò in rovina il matrimonio e la famiglia che erano stati, fino a quel punto, la sua unica salvezza.
Paradossalmente, dicono gli amici, è il suo recente successo in America a mettere Laurie di fronte a nuovi problemi. La sua forzata assenza da casa ha sottoposto a rinnovata tensione il suo matrimonio, e lui è convinto che la sua fama di recente acquisizione in qualche modo gli verrà sottratta.
E’ un timore a cui ha alluso in una recente, rara intervista. “Non voglio pensare che potrei star facendo qualcosa di buono, perché a quel punto la partita è chiusa, non è vero?” ha detto, prima di aggiungere, riguardo alla decisione dei produttori di assumerlo: “Penso ancora che sia un terribile sbaglio, quello che hanno fatto. Sono stato molto fortunato ad intrufolarmi per il rotto della cuffia.”
Laurie si considera un uomo di scarso talento, che non ha intelligenza né facilità di parola, e fondamentalmente un ciarlatano. Lui è, afferna, semplicemente “un idiota”.
Per coloro che lo conoscono bene, questi commenti di autodisapprovazione sono proprio alla Laurie. “Lui ha due facce.” Dice Joely Richardson, coprotagonista con lui del film “Maybe Baby”. “C’è l’Hugh che spara battute e va in giro a ballare il tango. E c’è l’altro lato: torturato e oscuro.”
Ma l’abitudine di Laurie di sottovalutare il proprio talento maschera una feroce ambizione. Contrariamente all’immagine da sventurato che ha deciso di proiettare, di una persona che va a tentoni nella vita senza alcun discernibile schema di gioco, un’occhiata al suo formidabile curriculum vitae offre la prova di una vena di tenacia intessuta in lui. Capoclasse della sua Casa ad Eton, “Cambridge Blue” per il canottaggio, pianista di talento, romanziere da best seller, star del cinema e adesso alla guida di una sua propria serie TV americana.
Non esattamente i risultati che possa conseguire un mediocre attore a cottimo. E così, perché mai quella modestia esagerata e l’insistenza nel dire che lodi e adulazioni sono ingiustificate?
Per capire Hugh Laurie, si deve comprendere la natura privilegiata ma tormentata del suo background.
Il più giovane di quattro figli, è nato ad Oxford da genitori Presbiteriani Scozzesi, osservanti, ed è cresciuto nel benessere della classe media. Era immensamente affezionato al suo defunto padre Ranold, un medico generico dai modi gentili che vinse una medaglia d’oro per il canottaggio nelle Olimpiadi del 1948.
Ma la sua fanciullezza, così come gran parte della sua vita in seguito, sono state dominate dalla sua tormentata relazione con la madre, Patricia. Una volta disse a GQ Magazine che lei aveva ‘dei periodi alquanto protratti in cui non le piacevo’.
‘Quando mamma era di buon umore, era davvero una gioia: divertente e brillante. Poi, poteva semplicemente staccare la spina. Passava giorni, settimane, mesi a covare un qualche rancore. Non so se fosse clinicamente depressa, ma certamente aveva degli sbalzi di umore. Era solita arrabbiarsi molto con me. Credo che mi trovasse una delusione sotto diversi aspetti.”
In effetti, non c’è da guardare troppo lontano per comprendere le ragioni alla radice del comportamento di Laurie. “Lei disprezzava il raggiungimento della felicità, dell’appagamento, della serenità, del comfort. Detestava perfino la parola comfort. Aveva un’ostilità verso la dolcezza. Mi diceva: ‘Non essere così pappamolla.’
Benchè sia stato sotto molti aspetti un figlio modello, a Cambridge – sfoggiando lo stesso talento di suo padre come canottiere, prese parte alla Boat Race del 1980 – Laurie non ricevette mai da sua madre il riconoscimento a cui aspirava ardentemente.
“Ho sentito dalle mie sorelle che ero la pupilla dei suoi occhi, il suo golden boy, ma all’epoca non me ne rendevo conto.”
Quando sua madre è morta per una malattia neuromotoria, Hugh aveva 29 anni, lui non ha nemmeno pianto. Né lo ha mai fatto, da allora. Eppure è chiaro che è stato il suo lascito, più di ogni altro ad influenzarlo così profondamente fino ad oggi.
Così come ha ereditato la tendenza di sua madre alla depressione, come lei non è sempre stato una persona con cui fosse facile vivere. Nessuna meraviglia, perciò, che il suo matrimonio durato sedici anni con l’ex amministratrice teatrale Jo Green sia talvolta stato sottoposto a tensione.
“Ero un tipo terribilmente scontroso” ha confessato. “Ma dopo aver incontrato Jo ho dovuto smetterla, perché lei si è rivelata ancora più brava a tenere il broncio.”
La coppia, che ha tre figli, si è incontrata nei tardi Ottanta. Forse non c’è da sorprendersi che, dato l’atteggiamento della madre nei suoi confronti, lui possa ammettere che una della ragioni per cui si è innamorato di Jo è stata semplicemente “perché sembrava che le piacessi”.
Non era il più benaugurante degli inizi. All’epoca, Hugh aveva già una relazione di lunga durata con Kate, la sua ragazza dai tempi dell’università.
“Kate andò a lavorare in Kenya per un anno, ed io cominciai ad amoreggiare con Jo. Fu un episodio piuttosto squallido. Invece di dire a Kate: ‘E’ finita’, sono andato a dirle: ‘Guarda, ho una relazione’. Kate, giustamente, si arrabbiò.”
Lui e Jo si sposarono nell’Ufficio di Stato Civile di Camden, Londra Nord, nel giugno 1989 e finirono per avere Charlie, che adesso ha 16 anni, Bill di 14, e l’undicenne Rebecca.
Ma lo sconvolgente episodio con Kate era stato un segno premonitore per quello che doveva succedere. Nel 1997, mentre girava il film di avventura per ragazzi “The Place of Lions”, in Sud Africa, Laurie iniziò un’appassionata storia d’amore con la regista trentaquattrenne Audrey Cooke.
La relazione si trasformò in qualcosa di molto più che una di quelle sbandate da esterni torridi, parte integrante della vita nel mondo del cinema. Laurie divenne ‘ossessionato’ dalla bionda Miss Cooke, mentre lei si innamorava perdutamente di lui.
“Fu una storia d’amore molto seria.” Ha raccontato questa settimana al Mail una persona che si trovava nei paraggi all’epoca. “Audrey rimase sconvolta quando Hugh la interruppe. Le ci è voluto un lungo periodo di tempo per superarla.”
Proprio come aveva fatto quando aveva troncato la sua relazione con Kate, Laurie provò un soverchiante – e qualcuno potrebbe dire kamikaze – bisogno di confessare.
Tornando in volo a Londra dal Sud Africa per una commovente resa dei conti, il divo in lacrime disse tutto a sua moglie. Lei reagì scrivendo a Cooke una lettera appassionata, in cui la pregava di smettere di incontrarsi con suo marito.
Ad otto anni di distanza, la coppia sembra essersi messa alle spalle quel doloroso periodo della loro esistenza. Ma gli attuali impegni di lavoro di Laurie, che lo portano via dalla casa di Londra per diciassette settimane alla volta, hanno imposto loro una rinnovata pressione.
“Jo è una donna incredibilmente forte, che è sempre stata una roccia per Hugh.” Dice un amico di famiglia. “Quando è il caso può dimostrarsi decisamente una che incute soggezione, ma ama Hugh ed è l’unica persona che riesce di solito a farlo venire fuori dalle sue impossibili lune e ritrovare il buon senso. Quando non è in giro, lui si abbatte piuttosto facilmente.
“So che hanno discusso sul fatto che lei e i bambini potrebbero riunirsi con lui a Los Angeles, ma è difficile, con i bambini che vanno a scuola. Tutti quelli che lo conoscono sono preoccupati per lui, perché si trova sottoposto a un’incredibile pressione. La serie è andata veramente vene, ma lui non è felice, il che è un peccato, perché Hugh è una persona amabile e si merita della felicità.”
Laurie ha ammesso che fu la crisi causata dalla sua relazione a portarlo a cercare finalmente un aiuto professionale per la sua depressione. “Influenzava ogni cosa, la mia famiglia e gli amici. Avermi intorno era una scocciatura. Ero sconsolato ed egocentrico. In effetti, è da egoisti essere depressi e non provare a farci qualcosa. Ho pensato di uccidermi, quando le cose andavano veramente male.”
Sessioni settimanali con uno psicoterapeuta sono state di aiuto, benché sia chiaro dal suo recente comportamento sul set di “House” che non è ancora completamente fuori dai guai.
Lo spigoloso e sgradevole Gregory House è agli antipodi rispetto alle parti recitate in precedenza da Laurie. Il sessista, senza dubbio politicamente scorretto medico, è dipendente dagli antidolorifici e ha un’antipatia patologica per i suoi pazienti.
“Credo che probabilmente finirò per scioccare e disgustare tutti.” Dice Laurie.
La serie è una di quelle nella lista dei dieci programmi più visti in America, e un critico televisivo americano ha detto che ci sono [tre motivi per guardare lo show]: “Hugh Laurie, Hugh Laurie e Hugh Laurie.”
Nonostante i ruoli interpretati in precedenza da Laurie nei film di cassetta hollywoodiani “101 Dalmatians” e “Stuart Little”, i produttori dello show ignoravano chi fosse. In effetti, il suo accento americano durante l’audizione era tanto buono che i produttori non avevano nemmeno idea che fosse Inglese.
Da giovanotto, dopo aver cullato l’idea di arruolarsi nell’Esercito o nella polizia di Hong Kong, Laurie andò a recitare a Cambridge quando un attacco di febbre ghiandolare lo costrinse a prendersi una pausa di riposo dal canottaggio.
Fu nel famoso gruppo teatrale “Footlights” che incontrò il suo futuro partner nella commedia, Stephen Fry, così come Emma Thompson, che per un pezzo fu la sua ragazza.
Fu scoperto da un talent scout nel corso del suo ultimo anno, senza nemmeno avere fatto un formale tirocinio come attore. E, forse, è qui che sta il problema. “E’ stato ridicolo, davvero, che io non sia mai stato messo alla prova.” Ha affermato. “Non ho mai dovuto pagare un gran prezzo per quel che faccio, e qualche volta mi sento un po’ colpevole per questo.”
Qualcuno potrebbe dire che la tortura mentale a cui sottopone se stesso su basi quasi giornaliere è un prezzo sufficiente da pagare.
Eppure, è la voce di sua madre che risuona attraverso di lui. “Io ho questa ridicola vena presbiteriana che mi impone di rendere le cose difficili e sgradevoli, e non riesco a credere che qualcosa valga veramente la pena di essere fatta a meno che non riesca a trasformarla in un incubo. Sono una persona molto negativa.”
Nonostante la sua negatività, o forse a causa di essa, Hugh Laurie è evidentemente forzato a spingersi avanti, costringendo se stesso proprio nelle situazioni che teme tanto.
I fan nel Regno Unito, che lo conoscono per i suoi ruoli da tipo spensierato nelle commedie, sono stati sorpresi dalla trasformazione di Laurie nel suo miserando alter ego, il Dr. House. Invece sembrerebbe che Hugh Laurie, per la prima volta, potrebbe non stare recitando completamente contro carattere.