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Cohen&Summer4ever!
26-12-2007, 18:01
Eccomi di nuovo qui con una nuova fic.
Anny,prendila come un piccolo regalo natalizio! :gift:
Cmq...passiamo alla storia...vedendo la prima serie in inglese, sono stata colpita da una battuta di Sara che in italiano,ovviamente,hanno stravolto... :bhu:
La puntata in questione dovrebbe essere quella in cui Sara va a parlare con lo psicologo che aveva in cura Michael (o la precedente). Sara è in infermeria che guarda la cartella di Michael e Katie arriva. Sara in inglese le fa notare che un ragazzo come Michael, che vive nel suo stesso quartiere deve avere un motivo particolare per entrare in una prigione come Fox River. (in italiano la battuta è stata stravolta in "vive in quartieri di lusso" o qlcs del genere... :bhu: ). Cmq,vedendo qll scena mi son kiesta...e se Sara e Michael vivessero sul serio nello stesso quartiere??? Beh,qll k state x leggere è la mia risposta a qll domanda...buona lettura! :groupwave
Era uno degli Aprili più caldi degli ultimi anni, quando Sara decise che era ora di cambiare aria, di cercarsi un nuovo appartamento in una zona un po’ più rispettabile nel centro di Chicago.
Tutta la sua vita era ben impacchettata in un paio di scatoloni ben chiusi nel cofano della sua macchina che si era appena fermata di fronte a quella che ormai era la sua nuova casa.
Si soffermò a guardarla dal finestrino della sua auto. Era una modesta casa color crema, costruita su due piani e con una grande porta in legno dipinta con un colore chiaro che Sara non seppe definire.
“Abbastanza anonima” pensò la prima volta che la vide. Fu proprio per quell’impressione che ricevette, che decise di prenderla.
“Essere la figlia del governatore fa avere spesso gli occhi della gente addosso, è ora di un po’ di anonimato” pensò scendendo finalmente dalla sua auto.
Si fermò ancora una volta a guardare la casa, poi si diresse verso il portabagagli. Lo aprì e poggio a terra una delle tre scatole.
“Ha scelto davvero un brutto periodo per fare questi lavori pesanti” disse una voce maschile alle sue spalle che la fece girare di scatto.
Sara vide di fronte a sé un ragazzo coi capelli molto corti che indossava un abito costoso color crema e soprattutto che aveva gli occhi azzurri più belli che avesse mai visto.
“Sa com’è…cogli l’attimo! –disse imbarazzata cercando di suonare il più naturale possibile– era ora di agire, ho rimandato anche troppo!”
“Beh, lasci che le dia una mano con questi scatoloni, - il ragazzo prese in mano le due scatole che sembravano più pesanti- anche se vedo che viaggia abbastanza leggera, si ferma qui per poco?” disse notando le poche scatole che Sara si portava dietro
“No, a dire il vero mi stò trasferendo qui definitivamente…spero! –rise nervosa- ma sul serio, non si preoccupi per queste –indicò le scatole che il ragazzo teneva in mano- sono poche e abbastanza leggere e poi lei è vestito così…bene –scosse la testa quasi divertita nel vedere quanto bene fosse riduttivo- non vorrei sentirmi in colpa se si rovinasse l’abito”
“La signora alla tintoria ne sarebbe entusiasta… -disse il ragazzo prontamente facendo ridere Sara di gusto– e mi darebbe una scusa in più per tornare a casa a cambiarmi –le sorrise- allora, dove gliele porto?” chiese
“Oh, -Sara scosse la testa quasi sorpresa dalla domanda del ragazzo- a dire il vero è la casa qui di fronte” disse mentre saliva i pochi gradini di fronte alla porta
“Sul serio? –chiese il ragazzo divertito- allora è lei la famosa nuova vicina di casa di cui si parlava tanto in giro! Beh, io vivo nella casa di fianco a lei –indicò la casa a sinistra di quella di Sara- si senta pure libera di venire a chiedermi del sale quando vuole” disse camminandole dietro
Entrambi risero divertiti, per questa strana coincidenza, mentre entravano in casa di Sara e poggiavano le scatole nel salotto.
“Non per sembrarle inopportuno, ma se non vuole essere conosciuta nel quartiere come l’ultima arrivata, farebbe meglio a dirmi almeno il suo nome, forse non lo sa, ma sono tra gli abitanti più potenti qui…” disse facendo uno sguardo serio che voleva sembrare intimidatorio
“Ah beh, in tal caso non mi oppongo! -Sara sorrise divertita- Sono Sara e lei è il primo a chiedermi come mi chiamo in un modo così bizzarro” disse divertita mentre gli porgeva la mano
“Beh Sara, spero che per bizzarro intenda in modo simpatico. –disse stringendole la mano- Quindi lei è Sara… una donna senza cognome…misteriosa, mi piace. –disse divertito- beh, piacere, io sono Michael Scofield”
“Tancredi” disse Sara lasciando andare controvoglia la mano di Michael
“Scusi?” chiese Michael confuso
“Tancredi, Sara Tancredi…e ti prego, diamoci del tu perché nel giro di dieci minuti in cui ci siamo dato del lei, mi sono sentita abbastanza avanti con gli anni” disse divertita mentre Michael annuiva divertito a quella sua richiesta.
Dov’era finito il suo piano di rimanere anonima per un po’? Dopotutto era quello che l’aveva spinta a trasferirsi lì dove non conosceva nessuno e, soprattutto, nessuno conosceva lei. Certo far sapere a quel ragazzo, per lo più suo vicino di casa, che aveva a che fare col governatore non era stata una buona mossa, anche perché, ne era sicura, ora l’avrebbe riempita di domande.
“Tancredi? –chiese Michael con un espressione curiosa- ti dispiace se ti faccio una domanda?”
“No…” mentì Sara. Sapeva che questo momento sarebbe arrivato, ma dopotutto lui non aveva colpa per essere un po’ curioso, l’unica da incolpare era lei e la sua maledetta bocca.
“Il tuo cognome… -disse Michael lentamente guardandola fissa negli occhi- per caso ha a che fare con l’Italia?”
“Ehm… -Sara lo guardò con uno sguardo che andava dal confuso allo spiazzato- credo di si…” disse infine scuotendo la testa, mentre un sorriso prendeva posto sul suo viso
“Cosa ti fa sorridere in quel modo?” le chiese curioso
"Uhm, niente –fece finta di sistemare qualcosa su un mobile di modo che lui non potesse vedere che ancora sorrideva per la piacevole sorpresa di quella domanda che non si aspettava- è solo che nessuno mi aveva mai chiesto una cosa del genere sul mio cognome… -si girò finalmente a guardarlo in faccia- a dire il vero credo tu sia il primo!” disse scuotendo la testa ancora una volta, divertita.
Sara lo sentiva, quel ragazzo aveva qualcosa di strano rispetto a tutti gli altri che erano entrati e, rapidamente, usciti dalla sua vita senza lasciare altro che tristezza e solitudine in lei. Con Michael era diverso, si conoscevano da soli dieci minuti, ma lei già si sentiva bene ad averlo intorno. Si disse che era stupido sentirsi così per qualcuno che non conosci, ma era più forte di lei.
“Sarà che sono uno a cui piace distinguersi dalla massa. –le sorrise gentilmente- Posso chiederti cosa ti ha spinto a trasferirti qui?” le chiese delicatamente
“Volevo cambiare aria, stare in un posto un po’ tranquillo” disse mettendosi una ciocca di capelli dietro le orecchie
“Beh, direi che hai fatto la scelta giusta, a meno che ilo sferruzzare delle anziane del quartiere non sia troppo rumoroso o stressante per te…” disse Michael con un’aria seria che fece sorridere Sara
“Beh, sarò costretta a farci l’abitudine! –gli rispose ancora divertita dalla sua battuta- E invece cosa ci fa un ragazzo come te in un quartiere del genere?” chiese curiosa
“Ho sempre vissuto qui con mia madre e mio fratello. –infilò le mani nelle tasche dei pantaloni- E da quando lui si è sposato e nostra madre è… -si prese un momento e prima di continuare prese un respiro profondo- morta io sono rimasto qui… -la guardò negli occhi- anche perché penso mia madre non mi perdonerebbe mai se vendessi la casa!” aggiunse con un sorriso
“Mi dispiace…” fu l’unica cosa che Sara riuscì a dire nel vedere lo sguardo ferito di Michael mentre parlava della madre. Gli mise una mano sul braccio per fargli capire che quel “mi dispiace” era veramente sentito e non una semplice frase di circostanza.
Michael la guardò ancora una volta negli occhi e le sorrise dolcemente.
Sara si ritrovò a sorridere imbarazzata nel sentirsi nuovamente i suoi occhi addosso e fu costretta a distogliere lo sguardo e fissare un punto non definito delle sue scarpe, tutto per paura che quegli occhi scavassero troppo a fondo e capissero quanto si sentiva bene in quel momento. Sola con Michael.
“Le farfalle nello stomaco? –si chiese Sara- questa si che è bella! Non lo conosco nemmeno e già mi fa sentire così! E solo guardandomi!! Andiamo Sara, prendi un respiro profondo…” si disse cercando di calmarsi
“Cosa ne dici se ti offro qualcosa da bere a casa mia? –le chiese poggiando la sua mano su quella che Sara teneva ancora sul suo braccio- e prima che tu risponda no –aggiunse senza aspettare che Sara rispondesse- lascia che ti ricordi che sei appena arrivata e il tuo frigo è desolatamente vuoto”
“Grazie per avermelo fatto notare! –sorrise divertita scuotendo la testa - beh, non vorrei disturbare...” disse prendendo la sua borsetta.
"Insisto" le disse
"D'accordo, -sorrise divertita- anche perché non mi lasci molta scelta…" aggiunse facendo finta che questa costrizione non le facesse piacere.
I due uscirono da casa di Sara per entrare subito in quella di Michael.
“Fai pure come se fossi a casa tua” si sentì dire Sara mentre Michael la faceva entrare in casa prima di lui poggiandole gentilmente una mano sulla schiena.
Sara fu sorpresa di vedere come anche un ragazzo poteva vivere in un appartamento in ordine. Tutti i ragazzi che aveva conosciuto tenevano sempre qualche mutanda sparsa in giro per la casa o buste di patatine vuote sul divano. Ma non Michael. Lui era diverso, ormai l’avrebbe dovuto capire.
Lì era tutto perfetto, non una cosa in disordine, i colori dei mobili si accompagnavano perfettamente a quelli delle pareti, tutti i suoi CD erano in perfetto ordine sul ripiano di un mobiletto, così come i DVD nel ripiano più basso.
“Cosa ti posso offrire?” –le chiese Michael distogliendola dai suoi pensieri- una coca, un succo, birra…?”
“Una coca va benissimo, grazie” gli rispose dal salone mentre lui era in cucina di fronte al suo frigo
“Ecco. –le porse la lattina- che ne dici se ti faccio fare un tour della casa?” le chiese gentilmente. Sara annuì.
“Bene, seguimi… –le disse facendo di nuovo uno di quei suoi bellissimi sorrisi che a Sara piacevano sempre di più- questa è la cucina, –lui e Sara entrarono velocemente nella cucina che risultava la più piccola delle stanze- questo è il bagno, –guardarono da fuori il bagno che rispetto alle altre stanze, aveva le pareti e il pavimento di color celeste- questa è quella che ormai è stata ribattezzata ‘la camera degli ospiti’ –indicò l’unica stanza, che Sara notò, aveva la porta chiusa.
“Forse Michael non aveva spesso degli ospiti in casa” pensò Sara
“Questo è il mio studio, -entrarono in una stanza molto più seria rispetto alle altre, con una grande scrivania piena di fogli enormi e degli scaffali pieni di libri che incuriosirono Sara- e…beh, questa è la mia stanza… -indicò un po’ imbarazzato la sua stanza che aveva un grande letto a due piazze nel mezzo, un tavolo vicino alla finestra con un portatile sopra e un grande armadio- e da qui si ritorna al salone” disse Michael concludendo il tour
“Penso che il mio appartamento non sarà mai perfetto come il tuo” disse Sara sorseggiando un po’ della sua Coca
“Datti un po’ di tempo, dopotutto sei appena arrivata. –le fece segno di accomodarsi sul divano- E se ti servisse aiuto di ogni tipo, basta che bussi alla mia porta” le disse sorridendole gentilmente
“Grazie Michael” rispose Sara annuendo e sorridendo timidamente. Era una sua sensazione, oppure quello che sentiva era un senso di protezione? Il solo fatto di sentirgli dire che lui per lei ci sarebbe stato, l’aveva fatta sentire protetta, quasi al sicuro. Era una sensazione quasi sconosciuta per lei, dato che in tutti questi anni l’unica persona sulla quale avesse mai potuto contare era stata sé stessa.
“Ti dispiace se ti lascio sola giusto il tempo di cambiarmi velocemente?” le chiese quasi controvoglia. Era strano, ma stava bene lì con lei a parlare del più e del meno. Finalmente aveva qualcuno della sua età con cui discutere di cose diverse da nipoti che non chiamano mai, punti croce e mezze stagioni che non esistono più. Non che le vecchiette del posto non lo trattassero bene, anzi era come un nipote acquisito per loro, ma con Sara… Non sapeva spiegarselo, e forse una spiegazione logica non esisteva, ma si sentiva bene con lei…
“Tranquillo, ti aspetto qui” le disse quasi rassicurandolo che di lì non si sarebbe mossa.
Michael le sorrise e, dopo aver preso un altro sorso dalla sua lattina, entrò in camera sua.
“Non mi hai ancora detto cosa fai per vivere” chiese improvvisamente Michael mentre era ancora in camera sua a cambiarsi
“Oh, -Sara sorrise sorpresa di quanto poco tempo resistettero in silenzio- sono un medico al Chicago Medical Center”
“Un medico al Chicago Medical Center uh? –disse sorpreso- una volta sono stato ricoverato lì da bambino”
“Beh, mi dispiace per te, ma in quel periodo ero bambina pure io, per cui il tuo tentativo di darmi della vecchia ha fatto cilecca! –sorrise divertita sentendo Michael che rideva a sa volta da camera sua- Tu invece di che ti occupi?” chiese curiosa
“Sono un ingegnere edile, mi occupo di curare nei minimi dettagli le planimetrie degli edifici”
“Ecco cos’erano tutti quei fogli giganteschi nel tuo studio” disse mentre si alzava dal divano perché incuriosita da delle foto che Michael aveva su un mobile.
“Già, mi hanno appena affidato un nuovo incarico… -disse uscendo da camera e raggiungendola in salone mentre, con addosso dei jeans scoloriti e delle Converse nere ai piedi, finiva di infilarsi una polo nera su una felpa bianca a maniche lunghe- quella è mia mamma” aggiunse notando la foto che Sara aveva preso in mano
“Era davvero bellissima” disse Sara con un leggero tono di tristezza nella voce mentre rimetteva la foto al suo posto
“Beh, con un figlio come me pensavo che questo dubbio non esistesse nemmeno…” disse Michael facendo l’offeso
“Ah si? –arrossì per la battuta di Michael- Mi devo ricordare di dire in giro che il tuo pregio migliore è la modestia” aggiunse ridendo seguita da Michael
“Questi invece sono mio fratello Lincoln, sua moglie Veronica e loro figlio LJ” le disse indicando un’altra foto
“Sembrano proprio una bella famiglia” disse mentre finalmente distoglieva per un momento lo sguardo dalle foto e lo posava su Michael. Non riusciva a credere che una persona potesse risultare così bella con solo dei vecchi jeans scoloriti ed una normalissima maglietta addosso.
“Già, sono contento per entrambi. –sorrise- Voglio dire, sono perfetti l’uno per l’altro e non ti nascondo che qualche volta li invidio… –aggiunse con un tono di amarezza nella voce- si conoscono da quando erano bambini ed è stata solo questione di tempo prima che capissero che insieme erano perfetti. Invece per me trovare qualcuno con cui stare bene si è rivelata un’impresa impossibile” disse un po’ triste. “Per lo meno finora…” avrebbe voluto aggiungere, ma si trattenne per non sembrare una di quelle persone che solo dopo aver parlato cinque minuti con una ragazza già pensano sarà quella giusta. Lui non era un tipo del genere…ma allora perché si sentiva così…strano? Forse era un effetto del profumo di pesca che sentiva sui capelli di Sara? O forse era il buon profumo di muschio della sua pelle? Scosse la testa quasi divertito da tutti quei particolari che, di sicuro, una persona normale non avrebbe notato.
“Ti capisco, -Sara si girò per guardarlo negli occhi- ma sono convinta che, prima o poi, tutti sono destinati a trovare la persona giusta” disse forse più convincendo sé stessa
“Sai, sono sicuro che a mia madre saresti piaciuta –sorrise divertito scuotendo leggermente la testa- adorava le persone che non si danno per vinte. A me e a mio fratello ripeteva sempre di avere fede” disse malinconico riguardando per un istante la foto della madre.
I due rimasero un po’ in silenzio. Era la prima volta da quando si erano incontrati.
“Così anche voi ingegneri avete il permesso di andare a lavoro vestiti in modo normale e non sempre con quegli elegantissimi abiti?” chiese Sara rompendo il silenzio che si era creato
“No, -sorrise Michael divertito da quella strana domanda che nessuno gli aveva mai fatto- per oggi col lavoro ho finito, a dire il vero ho promesso a Lincoln e Veronica che sarei andato a pranzo da loro oggi”
“Oh, e io ti sto facendo fare tardi vero? –era veramente dispiaciuta- Mi dispiace così tanto!” disse andando verso il divano dove aveva appoggiato la sua borsetta
“No, no tranquilla! –la rassicurò- sono in largo anticipo” disse guardando l’orologio. In realtà sarebbe dovuto essere lì già da venti minuti, ma non gli importava. “Lincoln capirà” pensò.
“Beh, grazie di tutto…le scatole, la coca, il giro turistico” gli disse sorridendo
“Figurati, grazie a te per la compagnia –le sorrise e si prese un po’ di tempo prima di andare avanti- senti… non è che ti va di venire? –le chiese quasi maledicendosi per questo slancio di confidenza che, ne era sicuro, l’avrebbe messa in imbarazzo- Dopotutto non penso abbia niente di pronto per pranzo…” aggiunse evitando di guardarla negli occhi mentre cercava le chiavi della macchina e stando attento a farle pensare che l’aveva invitata a pranzo perché altrimenti sarebbe stata a digiuno e non perché moriva dalla voglia di stare ancora un po’ con lei.
“Tranquillo –sorrise dolcemente colpita da quell’invito che, di certo, non si aspettava- ero già d’accordo con un’amica per mangiare in un locale” gli disse porgendogli le chiavi che Michael stava cercando disperatamente
“Grazie –sorrise piacevolmente sorpreso per questo gesto che faceva sembrare che i due si conoscessero da tanto tempo- però non puoi lasciarmi con la coscienza sporca, -entrambi uscirono da casa di Michael- permettimi di offrirti almeno la cena e ancora una volta ,a costo di sembrarti ripetitivo, uso la scusa del frigo che è desolatamente vuoto” le disse mettendosi di fronte dopo averla raggiunta di fronte alla staccionata che divideva i giardinetti delle loro case.
“Muoio dalla voglia di mangiare della pizza” gli disse senza pensarci su
“Perfetto, -sorrise- e questa volta hai accettato subito” aggiunse compiaciuto
“Beh, hai delle motivazioni inattaccabili” disse Sara divertita
“E’ il vantaggio di avere un avvocato come cognata… –sorrise- Quindi pizza e film a casa mia, diciamo, verso le nove?” le chiese mentre le porgeva la mano per salutarla
“Perfetto, però il film lo porto io!” disse prontamente Sara stringendo la mano di Michael
“Suona come una minaccia… -disse scherzando- ma correrò il rischio” aggiunse quasi malizioso.
Quell’ultimo sguardo malizioso non era sfuggito a Sara, che seguiva con lo sguardo Michael mentre si dirigeva verso la sua macchina.
“Grazie per non aver fatto nessun commento su mio padre” gli disse poco prima che lui aprisse la portiera della macchina
“Non è mia abitudine giudicare le persone da quello che i loro genitori fanno o non fanno…” le rispose accennando un sorriso poco prima di salire in macchina.
Poco prima di partire rivolse un ultimo sguardo a Sara e la salutò nuovamente con un cenno della mano e poi partì.
Sara si ritrovò a seguire, con lo sguardo, la macchina di Michael finché questa non svoltò l’angolo.
Scosse la testa divertita mentre si copriva gli occhi con entrambi le mani.
“Intelligente, gentile, educato e…stupendo! Direi che trasferirsi qui potrebbe rivelarsi molto più interessante di quanto pensassi…” si disse mentre rientrava in casa, seguita da quella sensazione che, aveva già provato ma mai in quel modo esagerato, di avere mille farfalle nello stomaco al solo pensiero di poterlo rivedere.
Nuovi capitoli iseriti. Scendete un po' più giù e li trovate! :XD:
Una storia alternativa, in un mondo parallelo :wub:
E' perfetto, Ily! Lo accetto con grandissimo piacere come regalo di Natale :kiss: :kiss: grazie mille, molto gradito S_S) S_S)
Il fatto delle mutande lasciate per casa dai ragazzi :rotfl: son morta a quel punto :laughing: Michael, no, Michael è ordinato, bello, bono, bravo... un uomo perfetto :D
Chissà cosa succederà la sera della pizza e del film :shifty: a meno che Sara non porti un film da tagliarsi le vene :XD:, prevedo belle cose :shifty: :lol:
disse uscendo da camera e raggiungendola in salone mentre, con addosso dei jeans scoloriti e delle Converse nere ai piedi, finiva di infilarsi una polo nera su una felpa bianca a maniche lunghe
Le Converse Nereeeee :123:
Awwww che mitooooo!
:kiss:
Cohen&Summer4ever!
27-12-2007, 19:32
E' perfetto, Ily! Lo accetto con grandissimo piacere come regalo di Natale :kiss: :kiss: grazie mille, molto gradito S_S) S_S)
Sono contenta ti sia piaciuto,anke xk x fortuna qnd si parla di MiSa sei facile d'accontentare (o semplicemente abbiamo idee simili a riguardo :laughing: )
Il fatto delle mutande lasciate per casa dai ragazzi :rotfl: son morta a quel punto :laughing: Michael, no, Michael è ordinato, bello, bono, bravo... un uomo perfetto :D
Beh,non è k abbia detto una baggianata,qnd entri in casa o anke solo in camera di un ragazzo,99 volte su 100 è un casino,fortunata Sara k ha beccato l'1% restante :rotfl:
Chissà cosa succederà la sera della pizza e del film :shifty: a meno che Sara non porti un film da tagliarsi le vene :XD:, prevedo belle cose :shifty: :lol:
E' un velato invito a scrivere qlcs di quella cena? :linguacci
Cmq non ce la vedo Sara a guardare un film da suicidio! :XD:
Le Converse Nereeeee :123:
Awwww che mitooooo! :kiss:
Secondo te potevano mancare le nostre scarpe preferite????? MAI!!!!!!!!
Ho optato x il nero xk non ce lo vedo Michael con qlk colore sparato tipo "Verde pisello" o celeste...meglio andare sul classico come piace a noi :laughing:
Verde pisello :rotfl: :rotfl: :rotfl: :XD: Okkk, non dico niente :D sarebbe troppo da bassofondo :XD:
Beh,non è k abbia detto una baggianata,qnd entri in casa o anke solo in camera di un ragazzo,99 volte su 100 è un casino,fortunata Sara k ha beccato l'1% restante :rotfl:
Verissimo, siiii!
Ma l'abbiamo noi quell'eccezione :ninja: :ninja: Beata Saraaa!
E' un velato invito a scrivere qlcs di quella cena?
Nuuu, come vuoi :shifty: già ti rompo le palle abbastanza, :XD: tanto si sa come va a finire, cioè... :maialo: tutte le fanfic MiSA che mi trovo a leggere sono ad un passo da essere vietate ai minori ;) certe volte mi son pure scandalizzata per quanto fossero diretti :XD: per farlo io, ce ne vuole :lol:
Sono contenta ti sia piaciuto,anke xk x fortuna qnd si parla di MiSa sei facile d'accontentare (o semplicemente abbiamo idee simili a riguardo :laughing:)
Sono facilmente accontentabile io :D parlami di Sara e Michael e ti pendo dalle labbra un anno intero :XD: Ilyyy, solo che non mi spiego come tu sia Jacket :blink Jater devi essere :mha:
:kiss:
Cohen&Summer4ever!
28-12-2007, 12:15
Verde pisello :rotfl: :rotfl: :rotfl: :XD: Okkk, non dico niente :D sarebbe troppo da bassofondo :XD:
Qst me la devi dire x forza,nn pensare di cavartela così! :hideingbh
Se è troppo oscena c sn sempre i MP :laughing:
Nuuu, come vuoi :shifty: già ti rompo le palle abbastanza, :XD: tanto si sa come va a finire, cioè... :maialo: tutte le fanfic MiSA che mi trovo a leggere sono ad un passo da essere vietate ai minori ;) certe volte mi son pure scandalizzata per quanto fossero diretti :XD: per farlo io, ce ne vuole :lol:
Forse hai interpretato male qst mia battuta E' un velato invito a scrivere qlcs di quella cena? sai,ogni tanto mi serve un imput x scrivere,e sai bene k scrivere storie MiSa nn è un rompimento,tanto meno tu k me le kiedi!anzi,se me ne kiedi mi fai un favore così mi aiuti a trovare idee nuove!!!
E cmq le mie storie,purtroppo o x fortuna,non saranno mai spinte xk,è + forte di me,nn riesco a scrivere di certe cose...io preferisco non parlarne direttamente,lasciare k la fantasia di ki legge sia libera di pensare cosa succede dopo (tipo,nn so se ricordi qll k avevo scritto sul comple di Sara,lì non era difficile immaginare cosa succedeva dopo :maialo: :XD: )
Pensa k non riesco nemmeno a guardare le foto :maialo: k c sn sul "nostro sito guida"! E' solo k,boh,avrei preferito vedere una scena MiSa del genere nel telefilm
Sono facilmente accontentabile io :D parlami di Sara e Michael e ti pendo dalle labbra un anno intero :XD:
Vabeh,qui ti quoto xk x me è lo stesso :console:
Ilyyy, solo che non mi spiego come tu sia Jacket :blink Jater devi essere :mha:
:kiss:
Mai e poi mai...Sò k qst cosa k stai x leggere potrebbe farmi correre il riskio di essere odiata da te...:mha: ma Kate nn la reggo... :zia:
è un'eterna indecisa k salta perennemente da Jack a Sawyer senza mai decidersi...all'inizio ti dirò k ero Jater,ma dopo un paio di puntate mi son rotta!!! :bhu:
E da qnd ho visto la prima puntata della 3 serie sono ovviamente diventata Jacket :mf_cupid: e sxo k Kate lasci in pace Jack,anke se ho i miei dubbi... :mha:
Neeee :mha: mai e poi mai... Ok, non odiamoci però, anche se abbiamo shipper diversi in Lost :D anche perchè per me non ne vale tanto la pena, eh :lol: avrei ammazzato qlc se mi avessero detto che Seth e Summer fan schifo, o Michael e Sara, o Nathan e Haley, o Derek e Meredith, ma per Lost, boh, sarà che la parte romantica non si vede quasi per nulla, sarà che in tre stagione Jack e Kate non han fatto nulla o quasi, ma poco mi interessa insomma. Cioè se proprio li devo vedere sistemati, ti dico Jack e Kate... anche a me la cosa della giostra Jack-Sawyer mi sta sul cavolo :mha: non sai quanto.
Su Lost aprirei un dibattito eterno :laughing:
Cmq Ily, ti capisco benissimo, anche io non riuscirei a scrivere cose zozze ;) non ne son capace! E se apprezzo le tue fanfic, quelle che fan immaginare il dopo, come è giusto che sia, una ragione ci sarà :kiss:
Per me puoi scrivere quel che vuoi, siiii :drago: S_S) mi va benissimo! Qualunque cosa tu scriva, per me è sempre ben accetta! :bacio
Cohen&Summer4ever!
28-12-2007, 14:08
Neeee :mha: mai e poi mai... Ok, non odiamoci però, anche se abbiamo shipper diversi in Lost :D anche perchè per me non ne vale tanto la pena, eh :lol: avrei ammazzato qlc se mi avessero detto che Seth e Summer fan schifo, o Michael e Sara, o Nathan e Haley
Fin qui ti quoto dato k su 4 coppie citate,3 le shippero anke io!
Toccatemi tutto ma nn le mie coppie preferite :mf_cupid: :XD:
Tranquilla,nn sono una tipa k si mette a odiare la gente k nn ha i suoi stessi gusti sulle coppie...al max faccio qlk bamboletta voodoo :rotfl: :rotfl:
Su Lost aprirei un dibattito eterno :laughing:
Ne vogliamo parlare??A Natale stavo x prendere a colpi mia zia xk dice k Lost stà diventando noioso e k sarebbe dovuto finire cn la 3 serie!!! :zia: :rotfl:
Le ho detto k nn ne capisce una cippalippa. :laughing:
Cmq Ily, ti capisco benissimo, anche io non riuscirei a scrivere cose zozze ;) non ne son capace! E se apprezzo le tue fanfic, quelle che fan immaginare il dopo, come è giusto che sia, una ragione ci sarà :kiss:
zozze! :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl:
Che ci vuoi fare,siamo due brave ragazze :XD: :XD:
Per me puoi scrivere quel che vuoi, siiii :drago: S_S) mi va benissimo! Qualunque cosa tu scriva, per me è sempre ben accetta! :bacio
S_S) S_S) Thanks S_S) S_S)
P.S:Mio cugi mi ha convinto a vedere la 3 serie di PB,ma sai k avevi ragione,è una palla,9/10 delle cose k fa Michael sono prevedibilissime :bhu:
Dimmi tu se me lo dovevano rovinare così... :udiu:
:bacio
Tu ed io ci intendiamo alla perfezione su PB. Era poco ma sicuro che avresti detto quel che penso io. Che poi è anche quello che pensa tanta altra gente, a parte i ragazzi esaltati che gioiscono nel vedere gente morta...e magari sperano che dopo 3 stagioni PB finisca con: e morirono tutti felici e contenti :XD: Non so se l'hai letto lo spoiler che diceva che morivano tutti, tranne Michael :mha: beh su FF certa gente, dico certa, perchè grazie a Dio qlc normale esiste ancora, era felice...
Poi... io non so. Ma dicono che sia sempre più bello PB. Io non so, a me non pare. Cmq, Ily, lo sai come la penso io... PB forse tornerò a vederlo, in giro c'è bella roba da vedere, che piaccia o meno, forse anche meglio di questo schifo che han combinato. Tanto in cuor loro, quei deficienti lo sanno che han sbagliato a levare Sarah di mezzo :zia:
:kiss:
Cohen&Summer4ever!
21-02-2008, 23:45
Ci ho pensato su un bel po' e Anny, avevi ragione.
Non si potevano lasciare quei due in quel modo, la loro serata doveva essere assolutamente vista dai nostri occhioni shipperosamente curiosi S_S)
X cui, dopo taaaaanto tempo, ho provato ad andare avanti... a voi dirmi se ho fatto bene o meno :XD:
p.s:Grz ad Anny x la velata rikiesta k mi fece di continuarla, invece di lasciarla come semplice One-shot! S_S)
Sara aveva passato le ultime due ore a buttare all’aria tutta la roba presente nelle poche scatole che si era portata dietro. In meno di mezz’ora sarebbe dovuta andare da Michael, per quello che Sara si sforzava di non vedere come un appuntamento. Li aspettava una tipica serata “pizza & film”. Aveva chiesto qualche consiglio alla sua migliore amica, Katie, su quale film fosse più adatto da guardare con un ragazzo.
“Prendi un film sparatutto con qualche ragazza seminuda, vedrai che gradirà! Dopotutto è un uomo come tanti” fu il consiglio di Katie.
Sara scosse la testa divertita nel ripensare a quelle parole. Non poteva dire di conoscere Michael, ma ne era sicura, lui non era uno come tanti.
Rimase per qualche secondo a fissare le custodie dei film che aveva affittato, “White Chicks” un film comico, “Kill Bill vol.1” uno d’azione e “Elizabethtown” uno romantico. Di certo Michael non poteva accusarla di non avergli offerto un’ampia scelta sui film da guardare!
Tornò a concentrarsi su tutta la roba sparsa sul suo letto. Alla fine optò per un paio di comodi jeans e una maglietta color carta da zucchero a maniche corte.
Lanciò nuovamente uno sguardo alle lancette dell’orologio e si cambiò.
Qualche secondo più tardi sentì il campanello suonare.
“Un momento!” disse, mentre finiva di infilarsi e allacciarsi i jeans.
Raggiunta la porta, senza guardare chi fosse e farfugliando delle scuse per averci impiegato troppo, aprì.
“Per quanto questo quartiere sia tranquillo, ti consiglio sempre di dare un’occhiata dallo spioncino, –le disse Michael, prendendola in giro nel modo più carino che Sara potesse ricordare- sai, molti lo sottovalutano ma è una grande invenzione!” continuò sorridendole.
“Già… -rispose a metà dall’essere divertita per quella sua battuta e imbarazzata per la figura che aveva appena fatto- Cambiando discorso, pensavo dovessimo vederci da te tra… -diede un’occhiata al suo orologio- dieci minuti” gli fece notare confusa.
“Già, sono venuto per parlarti di questo… -disse cercando di evitare il suo sguardo- credo dovremmo annullare la nostra serata…” continuò con un tono di scuse che non passò inosservato a Sara.
Michael si sentiva gli occhi di Sara addosso e, apparentemente, lo sguardo della ragazza sembrava nascondere molto più di quello che Michael riuscì ad intuire.
Sara ne era convinta, nonostante i suoi sforzi, Michael aveva capito quanto c’era rimasta male da quello che suonava come un rifiuto.
“E tu che credevi fosse diverso! –le disse una vocina nella testa- E’ esattamente come tutti gli altri… –insistette la vocina- … a meno che…”
“Va tutto bene?” riuscì finalmente a chiedergli. Con quella domanda aveva deciso di aggrapparsi all’unica speranza che, in quei pochi secondi, era riuscita a scacciare tutti i brutti pensieri su Michael che avevano iniziato a farsi spazio nella sua mente. Lui era diverso, Sara ne era certa, e di sicuro c’era una valida ragione che lo aveva costretto ad annullare la loro serata.
“Si” rispose lui abbozzando un sorriso e sorpreso da questa domanda.
“Bene, -si disse Sara- rassegnati, sei stata appena scaricata!”
“Ok, -disse suonando fredda- allora ci vediamo in giro…” disse abbozzando un falso sorriso ed evitando di guardarlo in faccia.
Sara fece per chiudere la porta, ma Michael alzò prontamente la mano per bloccarla.
Lo guardò confuso, mentre sul viso di Michael era spuntato un sorriso quasi compiaciuto.
“Credo tu abbia frainteso quello che ho detto. –disse costringendola a riaprire la porta e salendo su uno dei tre gradini presenti di fronte alla porta di Sara- Dobbiamo annullare la nostra serata ‘pizza & film’ perché penso che una serata come questa passata in casa, sarebbe sprecata”
“Ti sto ascoltando…” disse curiosa di sapere cosa passava nella testa di Michael.
“Ok… -disse divertito dal sentirla così interessata da quello che le stava per dire- Ho sentito dire che in città è arrivato un nuovo luna park… -cercò gli occhi di Sara per vedere la sua reazione e notò un sorriso curioso spuntare sulle sue labbra- Potrebbe interessarti? -chiese infine, ma prima che la ragazza potesse rispondere aggiunse- E se hai intenzione di dirmi no, sono disposto a promettere che ti comprerò uno zucchero filato gigante!” aggiunse ridendo.
Sara sorrise divertita per quel suo modo originale di invitarla ad uscire. “Sapevo che era diverso!” pensò.
“Zucchero filato gigante eh? Come posso dire di no! –sorrise- Dammi cinque minuti per cambiarmi” disse, mentre rientrava in casa.
“Non ce n’è bisogno, sei perfetta” disse Michael senza pensarci, mentre metteva una mano sul braccio di Sara per bloccarla.
Michael non aveva realizzato cosa aveva appena fatto, finché non notò uno sguardo sorpreso sul viso di Sara e le sue guance leggermente rosate dall’imbarazzo. Che non fosse abituata a ricevere complimenti? “Impossibile!” pensò Michael.
“… Perfetta per andare ad un Luna Park” si corresse lasciando andare il braccio di Sara, che aveva un dolcissimo sorriso imbarazzato che faceva capolino sulle sue labbra.
Sara continuava a stare lì a fissarlo divertita, mentre le farfalle che tanto aveva cercato di tenere imprigionate se ne andavano a spasso per il suo stomaco. Aveva appena immaginato tutto, oppure Michael le aveva appena fatto un complimento? Il suo lato egocentrico la costrinse a pensarla così e doveva ammettere che la sensazione che provava era stupenda. Non che non fosse abituata a riceverne, ma detto da Michael suonava quasi… naturale!
“Ok… -disse imbarazzata cercando di pensare a qualcosa di sensato da dire- Allora entro a prendere la borsetta e torno subito” aggiunse guardando la mano di Michael che stava ancora sul suo braccio.
“Ok, questo te lo concedo” sorrise lasciandola andare.
Sara gli aveva appena dato le spalle per entrare in casa, quando disse “Oh, per la cronaca, anche tu sei perfetto… Per andare al Luna Park, ovviamente" aggiunse, girandosi il tanto giusto per incrociare il suo sguardo ed entrando in casa.
Questo non era da lei, pensò con un sorriso mentre cercava la sua borsetta, non era la tipa che si metteva a flirtare con un ragazzo conosciuto qualche ora prima.
Prese in mano le chiavi e, giocherellandoci, uscì di casa con quel sorriso che non riusciva a scacciare dal suo viso.
“Il luna park è qui vicino, -le disse Michael- ti va se facciamo due passi?”
“Certo” le rispose camminandogli a fianco.
“Bene. –le sorrise mentre s’incamminavano- Allora, com’è andato il pranzo con la tua amica?” le chiese curioso.
“Bene, un pranzo come tanti. Invece tu che mi dici del tuo pranzo in famiglia?” gli chiese a sua volta.
“Alla grande a dire il vero! –girò leggermente il viso per poterla guardare negli occhi- A quanto pare sarò zio per la seconda volta” aggiunse con un sorriso imbarazzato.
“E’ stupendo, Michael!” disse Sara contenta per lui.
Michael poteva giurarci, non aveva mai sentito qualcuno, a parte Lincoln, così felice per lui.
“Già, mio fratello mi ha fatto avere la notizia in un modo tutto suo… -disse sorridendo prima di schiarirsi la voce e imitare quella grossa di Lincoln- Mike, dato che tu non ti dai da fare, il compito di mandare avanti la dinastia tocca tutto a me!”
“Però, tuo fratello sì che ha tatto!” gli fece notare Sara divertita da quell’imitazione.
“Già, lo penso anch’io! –disse Michael ridendo a sua volta- Sarà meglio per lui che non sia una femminuccia” disse con tono serio.
“Ci odi così tanto?” gli chiese Sara, con la stessa espressione di un cucciolo che era appena stato sgridato. Michael la guardò sorpreso di come un’espressione così infantile, la rendesse così stupendamente dolce.
“No! –si sforzò di distogliere lo sguardo dai suoi occhioni- è solo che lui abbiamo un patto” disse con un sorriso malinconico.
“Ah si? Che patto?” chiese Sara curiosa.
Michael la guardò imbarazzato, indeciso se aprirsi con quella ragazza che aveva conosciuto qualche ora prima, ma che gli sembrava conoscere da una vita. Prese un respiro profondo.
“Chi di noi due avesse avuto per primo una figlia, l’avrebbe potuta chiamare come nostra madre. –incrociò i suoi occhi malinconici con quelli curiosi di Sara e aggiunse con un sospiro- Christina Rose…”
Sara si ritrovò a guardarlo con aria sognante, prima imbarazzata per avergli portato alla mente dei ricordi tristi su sua madre, poi commossa da quello che aveva appena sentito e dal fatto che Michael aveva deciso di aprirsi in quel modo con lei.
Non pensava che Michael potesse essere così adorabilmente egoista, da preferire un altro nipotino maschio piuttosto che sentire il nome di sua madre su una bimba che non era sua figlia.
“Penso che questa sia la cosa più dolce che io abbia mai sentito! -gli disse appoggiando delicatamente la sua mano sul braccio destro di Michael- E penso che se avrai fede come ti diceva tua mamma, tuo fratello avrà un’intera squadra di football finché tu non avrai la tua Christina Rose!” aggiunse sorridendo.
Michael si ritrovò imbambolato a sorridere, perso nella forma che gli occhi di Sara prendevano quando sorrideva, nel suono della sua genuina risata e nel perfetto sorriso che era sempre presente sulle sue labbra. Quel sorriso lo faceva impazzire e si ritrovò a sperare che la sua Christina avesse un sorriso bello quanto quello di Sara.
“Se lei fosse la madre dei tuoi figli, questo non sarebbe impossibile…” gli disse una vocina nella sua mente che cercò di scacciare il più in fretta possibile, quasi impaurito che Sara la potesse sentire e scappasse via terrorizzata.
“Michael, sei tra noi?” gli chiese Sara divertita, mentre gli schioccava le dita di fronte agli occhi.
“Si, scusa” disse divertito da quella situazione. Era da molto che non gli capitava di incantarsi di fronte ad una ragazza. A dire il vero, forse questa era la prima volta che gli succedeva. Con Sara era tutto diverso da come se lo ricordava. Mani che sudavano al solo pensare di starle vicino, una strana sensazione di vuoto nello stomaco al solo pronunciare il suo nome, battiti cardiaci aumentati improvvisamente al solo sfiorare la sua pelle di porcellana, mente leggera e libera di fantasticare a come sarebbe grandioso spendere il resto della sua vita accanto a lei e brividi lungo la schiena al solo sentire il suo nome, Michael, pronunciato da lei. Per non parlare di quanto gli piaceva parlare con lei. Mai un momento imbarazzante tra loro, mai una battuta fuori luogo; e se c’era un momento di silenzio tra loro, non era casuale o imbarazzante, era giusto che fosse così.
“Tutto troppo perfetto per essere vero, –gli disse la vocina della sua parte realista- avrà già qualcuno al suo fianco”
“Sai, -disse Sara costringendolo a smettere di pensare ad altro per ascoltarla- io non ho la minima idea di come chiamerò i miei figli. Sarà stupido, -continuò abbassando lo sguardo, imbarazzata da quello che stava per dire- ma credo che prima di scegliere un nome debba vedere tuo figlio in faccia…”
“Non è stupido” disse Michael interrompendola e sorridendole dolcemente.
Sara lo guardò in faccia e sorrise a sua volta prima di continuare.
“… Ma per un caso come il tuo, farei un’eccezione perché la tua motivazione è la più dolce e tenera che abbia mai sentito” finì la frase di prima, mentre abbassava nuovamente lo sguardo perché imbarazzata dagli ipnotizzanti occhioni sorpresi di Michael.
“Beh, grazie!” disse Michael toccato da quelle sue parole, mentre le poggiava gentilmente una mano sulla schiena.
“Christina Rose Scofield –disse Sara alzando improvvisamente lo sguardo e corrugando la fronte- sai che non suona niente male?” gli fece notare con una buffa espressione in viso, mentre annuiva leggermente.
“Di certo è meglio di Christina Rose Burrows!” sorrise.
Notò che Sara non sorrise con lui e le spiegò cosa lo divertiva tanto.
“Io e mio fratello abbiamo cognomi diversi. –le spiegò- Io ho quello di mia madre, lui quello di mio padre” disse notando, come l’espressione confusa sul viso di Sara lasciava spazio ad una divertita.
“Michael Burrows… -ripeté più volte, mentre lentamente portava i suoi occhi ad incrociare quelli di Michael- Non suona per niente bene!” disse scuotendo la testa, mentre una buffa espressione contrariata appariva sul suo viso.
“Già, lo penso anch’io! Fortuna ho preso il cognome di mia madre!” disse sollevato, passandosi una mano sulla fronte come ad asciugare del sudore invisibile.
Questo gesto fece ridere Sara. Di nuovo.
Michael non era il tipo di persona che si definisce divertente; certo, anche lui faceva delle battute, ma in pochi sembravano capirle.
Invece lei… Beh, lei era Sara.
Michael pensò fosse inutile continuare a fare paragoni tra lei e tutte le altre persone che precedentemente erano apparse nella sua vita. Per quanto potesse suonare scontato e sdolcinato, Michael doveva ammettere che Sara era diversa.
Mentre Sara continuava a ridere, divertita da quel semplice gesto di Michael, lui notò che avevano raggiunto il luna park.
“Incredibile come vola il tempo, quando hai vicino una persona che ti fa stare bene” pensò divertito, continuando a sentire quella risata che gli riempiva dolcemente le orecchie.
Ovviamente qst è la fine del secondo capitolo, ma non di tutta la storia... Non ho ancora niente di pronto e la fantasia in qst momento manca,causa odiosi sviluppi in un certo telefilm...
Cmq, nn vi abbandono, cerkerò di fare un bell'update ASAP :D
Cohen&Summer4ever!
08-03-2008, 22:16
Eccomi qui di nuovo col terzo capitolo di qst multichap story.
Anke se il secondo capitolo non ha avuto nemmeno un commento :console: ormai ho iniziato a postare e non mi fermo :laughing:
X cui... a quelli a cui può interessare... ecco il terzo capitolo :XD:
“Così, questo è il luna park di cui mi hai parlato?” chiese Sara, divertita nell’indicare le poche giostre che si trovavano a pochi passi da loro.
“Penso di sì… a dire il vero mi ero immaginato qualcosa di meglio” disse Michael sorridendo, mentre si passava una mano sui corti capelli.
Di fronte a Michael e Sara c’era una pista per le macchinine dell’autoscontro, una giostra semi-deserta che girava stancamente in tondo, un bancone del tiro a bersaglio dove potevi vincere qualche pupazzo e un signore che vendeva pop-corn e zucchero filato.
“Beh, che ne dici di quello zucchero filato che ti avevo promesso?” le chiese Michael indicando il signore che lo vendeva.
“Dolci prima di cena?” chiese Sara fintamente scandalizzata da quella proposta.
“Tranquilla, sarà il nostro piccolo segreto” disse Michael portando l’indice destro sulle labbra e porgendo il palmo della mano sinistra a Sara.
Sara sorrise divertita e, prendendo la mano di Michael, si diressero verso la piccola bancarella.
“Due medi di zucchero filato” disse Michael gentilmente.
Mentre il signore si dava da fare per esaudire i due clienti, le mani di Michael e Sara erano ancora l’una nell’altra e a nessuno dei due la cosa sembrava dare fastidio. Anzi, sembrava una cosa così… normale!
Quando il signore li porse quello che avevano ordinato, furono costretti a lasciarsi andare.
“Ok, ti ha preso per mano, ti ha comprato lo zucchero filato, ti ha portato al luna park… forse gli piaci?” si ritrovò a pensare Sara, mentre guardava Michael pagare.
Sorrise, mentre prendeva un po’ del suo zucchero filato e se lo portava alla bocca.
Lentamente fecero un giro del luna park e notarono che, oltre le poche cose che avevano visto, non c’era veramente nient’altro; quindi decisero di sedersi su una delle tante panchine vuote, mentre entrambi finivano di mangiare.
“Sai, da piccola non sono mai stata ad un luna park“ disse Sara prendendo un batuffolo del suo zucchero filato.
“Nemmeno ad uno squallido come questo?” le chiese Michael divertito.
Sara lo guardò per un momento e sorrise. Poteva capire quanto Michael era deluso e imbarazzato da quello che pensava fosse un luna park serio e che invece si era rivelato essere un… bidone.
Ma a lei, che ad un luna park non c’era mai stata, questo posto un po’ piaceva.
“No –disse finalmente rispondendo alla sua domanda- mia madre è morta quando ero ancora piccola e mio padre è sempre stato troppo impegnato con le sue campagne politiche per… preoccuparsi di me” aggiunse con un tono triste e un finto sorriso sulle labbra che non sfuggì a Michael.
Si maledì per averle fatto tornare alla memoria dei ricordi tristi come quelli; loro due erano lì per divertirsi, non per piangersi addosso.
“Quindi non sei mai salita su una giostra?” le chiese dolcemente, mentre, girandosi a guardarla, cercava di assumere un’espressione scioccata.
“No. –rispose divertita nel vedere Michael con gli occhi sgranati verso di lei- Infatti la prima cosa che mi son ripromessa di fare quando avrò dei figli, è quella di portarli alle giostre almeno una volta” continuò ridendo, mentre finiva il suo zucchero filato.
“Beh, -disse Michael avvicinandosi un po’ di più a lei e assumendo quell’espressione maliziosa che Sara stava imparando a conoscere- non pensi che un genitore dovrebbe sapere a cosa vanno incontro i propri figli?” le chiese accennando un sorriso.
“Michael, dimmi che ho capito male!” gli disse portandosi una mano sulla bocca che si era spalancata per lo shock dell’idea che Michael le stava accennando.
“Che male c’è? –disse avvicinandosi un po’ di più e sussurrandole all’orecchio- In giro non c’è praticamente nessuno, le giostre sono deserte e sempre in funzione…”
“Oddio, dimmi che non dici sul serio!” disse Sara sempre più divertita da quella situazione.
“Sì invece. –le rispose alzandosi dalla panchina- Io sono sempre serio!” le fece notare, mentre in piedi davanti a lei le porgeva la mano.
“Non dovremmo farlo, lo sai vero?” disse divertita, dando voce alla sua parte razionale, mentre prendeva la mano di Michael e si alzava a sua volta dalla panchina.
“Certo che si, ma è proprio per questo che sarà più divertente” disse guardandola per un momento negli occhi e dirigendosi verso la giostra.
Entrambi salirono sulla piattaforma girevole della giostra.
A Sara non sembrava vero, da piccola aveva sempre voluto salire su una giostra del genere, ma non aveva mai potuto.
Il fatto di essere la figlia del Governatore dell’Illinois le aveva sempre causato più disagi che vantaggi, niente scuole pubbliche fino ai 14 anni, niente amici che non fossero di un certo livello sociale, niente festini a casa sua. Sara sorrise nel pensare alla faccia che avrebbe suo padre se la vedesse ora divertirsi come una matta con un ragazzo quasi sconosciuto, su una giostra per bambini.
Decise che era ora di godersi la vita senza pensare a lui, dopotutto era per questo che si era trasferita, no?
Sara scelse di sedersi su una piccola carrozza, “come una principessa” pensò, mentre Michael si mise a cavallo di un unicorno che si trovava alla sua sinistra.
“Uomini! –disse Michael serio agitando una spada invisibile- dobbiamo proteggere la principessa!” aggiunse indicando Sara che faceva fatica a rimanere seria.
Michael continuò a far finta di galoppare il suo destriero e combattere contro nemici invisibili come un coraggioso cavaliere che avrebbe dato la vita pur di salvare la “principessa Sara”.
Quando il loro giro sulla giostra finì, Michael porse una mano a Sara per aiutarla a scendere dalla carrozza.
“Sana e salva al castello, milady” le disse facendo un inchino.
“Non so come avrei fatto senza di Voi, Sir Scofield! –disse seria stando al gioco- Stia pur certo che il Sovrano saprà di questa sua lealtà nei miei confronti”
Michael alzò lo sguardo per incrociarlo con quello di Sara, prima di scoppiare a ridere entrambi.
Scesero dalla giostra per poi fermarsi quasi subito di fronte all’unica bancarella che c’era lì intorno.
“3 barattoli per un peluche. –lesse Sara a voce alta- Direi che è meglio abbandonare l’idea di tornare a casa con quel leoncino. –disse sbuffando, mentre indicava un peluche che aveva attirato la sua attenzione- La mia mira fa un po’ schifo!” aggiunse ridendo.
“Voglio provare! –disse Michael poggiando i soldi sul bancone e ricevendo tre palline di pezza- Chissà che questa laurea in ingegneria non mi torni utile!” disse rivolgendo un sorriso in direzione di Sara, mentre faceva rimbalzare una delle palline sul palmo della mano destra.
Sara si ritrovò nuovamente a guardarlo in modo diverso e a sorriderle imbarazzata.
Com’è che ogni cosa che faceva o diceva, sembrava colpirla in modo così evidente?
“Uh, rischia una figuraccia per prenderti il peluche che volevi tanto! Che sia amore?” le disse la vocina nella sua testa.
Scosse la testa per scacciare via quel pensiero, dopotutto quello che Michael stava facendo per lei era una cosa normalissima, un semplice gesto gentile che avrebbe fatto per chiunque. Voleva convincersi di questo, ma la vocina nella sua testa non le dava tregua. “Oh andiamo, chi vuoi prendere in giro? Non vedi l’ora che vinca quel leoncino per metterlo sul tuo comodino e guardarlo pensando a lui, la notte prima di dormire e la mattina appena ti svegli. Quanto sei patetica Sara!”
“Ecco a te!” disse Michael riportandola alla realtà e porgendole il peluche che aveva appena vinto per lei.
“Grazie. –disse prendendo il pupazzetto dalle mani di Michael, cercando di sembrare meno imbarazzata di quanto in realtà non fosse- Non dovevi…” aggiunse timidamente, guardandolo finalmente negli occhi.
“Lo so, ma volevo. –disse sorridendo a sua volta- E poi, ammetto che avevo un secondo fine, –disse fintamente serio, mentre riprendeva a camminare seguito da Sara- quello di costringerti a chiamarlo Michael Scofield II.” disse lentamente girandosi verso di lei con uno strano sorriso.
“Ah sì?” gli chiese Sara, divertita da questo suo modo di fare.
“Già, è un modo come un altro per continuare la dinastia” le spiegò, cercando di rimanere serio.
“Beh, in attesa di Christina ovviamente!” gli rispose prontamente.
Michael si ritrovò a guardarla, qualche passo indietro rispetto a lei, con un sorriso compiaciuto e dei piacevoli brividi sulla schiena.
Non pensava che qualcuno avrebbe preso sul serio quel patto che lui e suo fratello avevano; chi di loro due avesse avuto per primo una figlia, l’avrebbe chiamata come la loro defunta madre.
Era sicuro che qualcun altro non avrebbe capito, ma non Sara. Lei sapeva cosa voleva dire vivere senza una madre e con un padre assente. In fondo loro due erano molto più simili di quanto Michael credesse.
“Certo, -le rispose finalmente, affrettando un po’ il passo e camminandole nuovamente a fianco- in attesa di Christina. –aggiunse- Che ne dici ora di quel film e pizza che ti avevo promesso?” le chiese poggiandole teneramente una mano sulla schiena.
“A dire il vero mi è venuta voglia di un panino con hamburger, -disse indicando il carrozzone di fronte a loro- anche se so già che domani mi maledirò per questo!” aggiunse ridendo.
“Ah, voi donne e la linea! –sospirò Michael scuotendo la testa- Sempre a fare milioni di diete senza mai rendervi conto di quanto siate perfette così come siete” aggiunse, seguendola verso il carrozzone.
Passarono ancora un po’ di tempo a gironzolare per il luna park, parlando del più e del meno e mangiando i panini che avevano comprato, fino a quando decisero di riprendere la strada di casa.
“Sul serio hai frequentato la Loyola?” gli chiese stupita, mentre giocherellava con la criniera del peluche che teneva in mano.
“Si, perchè?” le chiese sorpreso.
“Io ero alla Northwestern!” gli rispose con un sorriso.
“Scherzi? –le chiese, rispondendo al suo sorriso- Sicura di non esserci già incontrati, -disse serio- magari a qualche festino?” aggiunse con un tono malizioso ed un sorriso provocante.
“Non credo proprio, Michael! -rispose prontamente, dopo aver cancellato dal suo viso un’espressione sorpresa per la domanda che le aveva fatto- Me ne ricorderei…” aggiunse spiazzandolo.
“Devo prenderlo come un complimento?” le chiese, sorridendo nel ripensare all’ultima frase di Sara.
“Assolutamente no! –gli rispose prontamente cercando di fare la seria, ma tradendosi col sorriso che campeggiava sulle sue labbra- Sono una brava ragazza, non una di quelle che frequentava i festini delle confraternite e i cattivi ragazzi come te!”
Michael la guardò divertito e sorrise. “Attento Michael, -si disse tra sé- le brave ragazze sono le più imprevedibili…”
“E cosa ti fa pensare che io non fossi un bravo ragazzo?” le chiese provocatorio.
“Beh, tanto per cominciare il fatto che tu abbia parlato di festini e non di noiose biblioteche” disse con un tono di voce sarcastico ed un’espressione che faceva suonare scontato quello che aveva appena detto.
“No, quello fà di me un ragazzo normale! -le disse scoppiando a ridere- Mentre invece le matricole come te che venivano da noi che eravamo gli anziani… quelle sì che non erano per niente brave ragazze!” le puntò l’indice contro con fare accusatorio, mentre Sara rideva e scuoteva la testa.
“Sarei curiosa di sapere a quante ragazze hai spaccato il cuore, Michael!” disse senza pensarci.
“Nessuna, e sai perché? –le chiese senza aspettare una sua risposta- Perchè io, sono un bravo ragazzo!” si indicò il petto con l’indice della mano destra.
Sara sorrise nuovamente, divertita dallo scambio di battute che avevano appena avuto.
Le piaceva stuzzicare Michael e vederlo così determinato nel mostrarle che lui era veramente un bravo ragazzo.
Ma Michael non sapeva che Sara di questo ne aveva la certezza. L’aveva capito subito, fin dal primo istante che lui le aveva offerto il suo aiuto per scaricare le poche scatole dal bagagliaio della sua macchina il giorno che era arrivata nel nuovo quartiere.
La mente di Sara tornò al periodo del college e ad immaginare come sarebbe stato se loro due si fossero conosciuti nel periodo in cui entrambi frequentavano l’università, se si fossero conosciuti ad uno di quei festini, se avessero studiato insieme, se le loro stanze fossero state vicine, se avessero potuto approfittare di ogni momento libero per stare seduti all’ombra del loro albero preferito a parlare e baciarsi.
“Eccoci a casa. -disse Michael riportandola alla realtà- Scusami per aver annullato la serata e averti portato a quel luna park così squallido” le disse abbassando per la prima volta lo sguardo e suonando veramente dispiaciuto.
“Mi hai regalato il mio primo giro su una giostra e questo bellissimo pupazzo, -le fece notare lei gentilmente- direi che è stata una delle serate più belle della mia vita”
“Addirittura?” le chiese malizioso sorridendole, mentre alzava nuovamente i suoi occhi chiari per guardare in quelli marroni di Sara, che si limitò ad annuire imbarazzata. Il solo sentirsi nuovamente il suo sguardo addosso, le impediva di articolare una frase di senso compiuto.
“Beh, allora spero che la nostra serata pizza e film sia disastrosa come questa” le disse cercando una battuta ad effetto che, Michael lo notò, fece sorridere Sara.
“Lo spero anch’io” disse divertita da quella battuta.
“A proposito, che film avevi scelto?” le chiese curioso, mentre la accompagnava verso la porta di casa sua.
“Questo è un segreto che non saprai mai!” gli disse spiritosa, mostrandogli la lingua.
Michael fece l’offeso per qualche secondo, poi lasciò nuovamente che il suo bel sorriso prendesse il sopravvento.
“Beh, allora… Buonanotte, Michael” disse Sara porgendogli la mano. Non aveva idea di come si sarebbero dovuti salutare, se con una fredda stretta di mano, con un un’amichevole abbraccio o con un più intimo bacio sulla guancia.
“Buonanotte, Sara” le rispose, stringendole la mano a sua volta.
“Buttati ragazza! –le disse la vocina nella sua testa- Cogli l’attimo!”
Incoraggiata da queste parole, Sara si sporse leggermente verso Michael e, senza rendersene conto, trattenendo il respiro si mise leggermente in punta di piedi per potergli buttare più facilmente le braccia al collo.
Sapeva che questa era una mossa un po’ azzardata, troppo azzardata per una come lei, ma dopotutto non stava facendo niente di male.
Non ebbe tempo di pensare oltre o di dare voce al suo pentimento per quel gesto impulsivo, perché Michael rispose al suo abbraccio cingendole dolcemente un po’ sopra la vita.
Quando si allentarono lentamente l’uno dall’altra, Sara cercò di mascherare, con qualche ciuffo di capelli cadutole sul viso, il leggero rossore che sentiva sulle guance, ma dal sorriso compiaciuto che aveva visto sul viso di Michael, capì che non c’era riuscita.
“Allora… -disse Michael quasi sussurrando- ‘notte”
“Buonanotte” rispose Sara, sorridendo nuovamente e decidendosi a dare le spalle a Michael e incamminarsi verso la sua porta di casa che era distante solo qualche passo.
“Mi raccomando Michael II, –disse rivolgendosi al pupazzo che Sara teneva in mano- controllala mentre dorme” aggiunse serio.
Sara lo guardò divertita e sorpresa da quelle parole. “Controllala mentre dorme?” ripeté trattenendo a stento una risata.
“Già… Non suonava tanto bene vero?” disse Michael storcendo il naso.
“Non tanto” disse Sara scuotendo la testa e ridendo di cuore.
I due si salutarono un’ultima volta prima di tornare alle rispettive case.
La prima cosa che Sara fece, fu quella di mettere sul comodino a sinistra del suo lettone, il leoncino che Michael le aveva regalato.
Gli accarezzò nuovamente la criniera, dopodiché entrò in bagno a cambiarsi prima di mettersi a letto.
Poco prima di spegnere la luce dell’abat-jour, guardò ancora una volta il pupazzo e ripensò all’ultima frase che Michael aveva detto e che l’aveva fatta ridere.
Accarezzò un’ultima volta il leoncino e chiuse gli occhi senza rendersi conto del solito sorriso che aveva quando pensava a Michael.
La prima cosa che fece Michael quando entrò in casa sua, fù togliersi le Converse dai piedi e sdraiarsi sul suo lettone, nel buio della sua stanza.
Come cavolo gli era venuto in mente di dire quella battuta così fuori luogo? Fortuna che Sara aveva capito che scherzava.
Già, Sara… Che lo capiva così bene e non lo fraintendeva mai.
Si girò a guardare la luna che s’intravedeva dalla sua finestra e che illuminava leggermente la sua stanza.
Mise la mano destra tra la sua testa e il cuscino, lasciando che la sinistra riposasse sul suo stomaco. Era stanco morto quella notte, ma chissà perché, sapeva che il pensiero di una ragazza dai corti capelli scuri, non l’avrebbe fatto dormire.
Eccoci alla fine del terzo capitolo!
Non sò quando potro aggiornare con un quarto capitolo x colpa della mia scarsa vena creativa e del'adsl k nn mi funziona bene :zia:
Un saluto e un bacio a ki legge e ki si prende qlk secondo x lasciarmi un commento :bacio
nadietta90
26-04-2008, 17:57
si senta pure libera di venire a chiedermi del sale quando vuole
:rotfl:
“Beh, con un figlio come me pensavo che questo dubbio non esistesse nemmeno…” disse Michael facendo l’offeso
“Ah si? –arrossì per la battuta di Michael- Mi devo ricordare di dire in giro che il tuo pregio migliore è la modestia” aggiunse ridendo seguita da Michael
:laughing: me li immagino li ke si fanno le battutine a vicenda :laughing:
Intelligente, gentile, educato e…stupendo
chi non lo vorrebbe un tipo cosi S_S)
Quando sara lo ringrazia per non avergli detto niente del padre :wub:
Ora si passa a leggere la 2 parte :XD: ma dovevo gia commentare ke poi mi scordavo :laughing:
S_S) ke carini S_S) Sara ke si prende male pensando di essere stata scaricata :XD: ma ha ragione..Mik non è cm tt gli altri :wub: e poi ke si sentono i pensieri di Mik S_S) anke lui cn le sue preoccupazioni su sara.. e arriva alla medesima conclusione di lei.. ke l'altra persona è speciale :wub: diversa da tutte le altre S_S)
E poi S_S) Mik ke vuole una bimba prima di Linc per kiamarla cm la madre :wub: [:laughing: ke ridere la battuta di Linc sul continuare la dinastia :XD:]
E ora si passa al 3 :ninja:
S_S) Sara e Mik S_S) ke si prendono per mano :wub: lo zucchero filato :wub: il 1 giro in giostra di sara S_S) anzi della principessa sara.. difesa da Sir Michael :wub: ke suona tanto bene :maialo: Poi Sara ke si immagina se fossero stati compagni di college S_S) studiare insieme..baciarsi :shifty:
Michael Scofield II :rotfl: per iniziare la dinastia :rotfl: in attesa di Christina :wub: Poi ke tornano a casa S_S) La stretta di mano :laughing: e finalmente Sara ke si lancia in un abbraccio :wub: la battuta stupida di mik :rotfl:
e poi ke vanno a letto S_S) Sara ke osserva il leoncino :wub: pensando a Mik S_S) e si addormenta cn un sorriso :wub: e Mik ke pensa alla sua battutaccia :laughing: ke però Sara ha capito S_S)
Non vedo l'ora di leggere le prossime scene S_S) non puoi lasciarmi cosi :pazzia:
bravissima :hug: :wub:
Cohen&Summer4ever!
26-04-2008, 18:30
:rotfl:
:laughing: me li immagino li ke si fanno le battutine a vicenda :laughing:
chi non lo vorrebbe un tipo cosi S_S)
Quando sara lo ringrazia per non avergli detto niente del padre :wub:
Ora si passa a leggere la 2 parte :XD: ma dovevo gia commentare ke poi mi scordavo :laughing:
S_S) ke carini S_S) Sara ke si prende male pensando di essere stata scaricata :XD: ma ha ragione..Mik non è cm tt gli altri :wub: e poi ke si sentono i pensieri di Mik S_S) anke lui cn le sue preoccupazioni su sara.. e arriva alla medesima conclusione di lei.. ke l'altra persona è speciale :wub: diversa da tutte le altre S_S)
E poi S_S) Mik ke vuole una bimba prima di Linc per kiamarla cm la madre :wub: [:laughing: ke ridere la battuta di Linc sul continuare la dinastia :XD:]
E ora si passa al 3 :ninja:
S_S) Sara e Mik S_S) ke si prendono per mano :wub: lo zucchero filato :wub: il 1 giro in giostra di sara S_S) anzi della principessa sara.. difesa da Sir Michael :wub: ke suona tanto bene :maialo: Poi Sara ke si immagina se fossero stati compagni di college S_S) studiare insieme..baciarsi :shifty:
Michael Scofield II :rotfl: per iniziare la dinastia :rotfl: in attesa di Christina :wub: Poi ke tornano a casa S_S) La stretta di mano :laughing: e finalmente Sara ke si lancia in un abbraccio :wub: la battuta stupida di mik :rotfl:
e poi ke vanno a letto S_S) Sara ke osserva il leoncino :wub: pensando a Mik S_S) e si addormenta cn un sorriso :wub: e Mik ke pensa alla sua battutaccia :laughing: ke però Sara ha capito S_S)
Non vedo l'ora di leggere le prossime scene S_S) non puoi lasciarmi cosi :pazzia:
bravissima :hug: :wub:
Uddiu Nadi S_S)
Ti devo fare una mega statua dopo qst mega commento!! :hug: S_S) S_S)
Grz, nn so veramente k dire!! :divano: Sono stra-contenta ti sia piaciuta finora e, sul serio, ora mi faccio un collage del tuo commento e lo metto come sfondo del desktop! :rotfl: Così mi ricorderò sempre di quello k mi hai detto!! :blush: S_S)
Mi sono mancati troppo qsti commenti! :tristedep :tristedep :tristedep
Sxo k il prossimo (lunghissimo) capitolo ti piaccia almeno la metà di questi tre!! :divano:
:huglove: :huglove:
nadietta90
26-04-2008, 19:20
:rotfl: allora verrò prossimamente anke ad autografarti la mia statua :cool1: :rotfl:
scherzo scherzo :XD:
Anke xkè è tt merito tuo S_S) La statua lo dovremmo fare a te :wub: ke crei sempre qst storie stupende su Mik & Sara S_S)
Cohen&Summer4ever!
29-04-2008, 12:17
Ero abbastanza indecisa se postare il capitolo tutto intero, oppure se dividerlo in due parti.
Alla fine ho optato per un lungo (lunghissimo) capitolo, così se x caso non riuscirò x un po' ad andare avanti, almeno vi terrete impegnati con quello! :XD:
Passando ad un veloce riassunto di qll k state x leggere... I prossimi 3 capitoli sarranno suddivisi in: mattine, pomeriggio, sera/notte.
Il capitolo "mattina" sarà diviso in due parti: La prima è la mattinata vista dal punto di vista di Michael, la seconda è ovviamente la mattinata vista dal punto di vista di Sara.
(Michael)
Il mattino seguente, Michael si svegliò stranamente in ritardo.
Corse in bagno per sciacquarsi velocemente, dopodiché prese dal suo armadio il primo abito che gli capitò. “Blu scuro.” Pensò, dandogli un’occhiata veloce prima di indossarlo. “Non proprio il mio preferito…”
Dopodiché, entro velocemente in cucina e acchiappò qualcosa da mangiare al volo. Questa sua abitudine lo divertiva.
Fin da piccolo, la madre insisteva sempre che la mattina non uscisse mai di casa senza aver messo qualcosa sotto i denti. Anche oggi, quell’abitudine sembrava non abbandonarlo. La mattina, anche se in ritardo, doveva sempre fermarsi in cucina a sgranocchiare velocemente qualcosa.
Raccolse le chiavi di casa e della macchina dal posacenere sul mobile e uscì.
Mentre guardava distrattamente se qualcuno l’avesse cercato al cellulare, notò delle figure muoversi alla sua destra, nel giardino di Sara. Si voltò e la vide che usciva da casa sua, in compagnia di un uomo.
Si ritrovò, inspiegabilmente, a stringere con forza il pugno della mano destra attorno al manico della sua ventiquattrore.
In quel momento, centinaia di domande si prendevano a spallate nella sua mente. Non si spiegava chi fosse quell’uomo, perché fosse lì a quell’ora e, soprattutto, non riusciva a dare una spiegazione logica a questa sua reazione così eccessiva.
“Pensavi che se ne sarebbe stata buona, mentre tu decidevi se fare la prima mossa o no?” Gli disse la vocina nella testa.
Decise di ignorarla e continuare a camminare, sperando di poter fare altrettanto con Sara e il suo amico.
“Hey, Michael!” La sentì pronunciare il suo nome. Ovviamente non era passato inosservato. Prese un respiro profondo e si girò, mostrando uno dei più finti sorrisi mai visti sulla faccia della terra. “Sara!” Esclamò, sorpreso di vederla.
Michael fece per raggiungere la macchina, sperando che i due capissero che aveva fretta, ma, sfortunatamente, il ragazzo vicino a Sara aveva voglia di presentarsi.
“Ciao, non penso ci siamo mai incontrati, io sono Philippe.” Gli disse, porgendogli la mano da sopra la recinzione che separava i due giardini.
“Philippe?” Sentì dire Michael. Capì che la vocina nella sua testa aveva di nuovo preso a parlare. “Che razza di nome è? E poi come diavolo va in giro vestito?” In effetti, la vocina aveva ragione. Philippe indossava una maglietta rosa attillata, adatta più ad un ragazzo che ad un uomo della sua età e i pantaloni corti che arrivavano al ginocchio… Beh, non erano proprio il massimo.
“Piacere, sono Michael.” Gli rispose finalmente, stringendogli velocemente la mano. “Mi piacerebbe rimanere qui a parlare.” Disse, guardando velocemente l’orologio al suo polso. “Ma se arrivo anche oggi tardi a lavoro…” Si portò un indice alla gola e mise una parte della lingua fuori. Sperava avessero capito il messaggio.
“Oh, certo.” Disse Sara con uno strano tono di voce, quasi avesse capito che ci fosse qualcosa sotto. “Anche noi stavamo andando, vero Phil?” L’amico di Sara annuì.
“Oh, bene. Allora, buon lavoro!” Disse Michael, sorridendo un’ultima volta, raggiungendo la sua macchina. Una volta dentro, guardò un’ultima volta verso i due, ma distolse subito lo sguardo quando notò che gli occhi di Sara erano rivolti verso lui.
Arrivato al suo ufficio, salutò tutti un po’ distrattamente ed entrò velocemente nella sua stanza.
Trovò dei post-it sulla sua scrivania, probabilmente lasciati dalla sua segretaria, che gli ricordavano che avrebbe dovuto chiamare alcuni dei suoi clienti per informarli che i progetti che avevano richiesto erano pronti. “Più tardi.” Pensò Michael.
Incredibile, non era nemmeno arrivato a lavoro, che già era stanco.
Ma oltre la stanchezza c’era dell’altro. Uno strano nodo allo stomaco che non aveva mai sentito prima. Cosa voleva dire?
“Il bello è che ti ritengono un genio!” Disse la vocina dentro di lui. “Riesci a memorizzare delle planimetrie in poche ore, ma non riesci a capire che quello che ti fa stare così male, è la gelosia!”
Si alzò lentamente dalla sedia di fronte alla scrivania su cui si era seduto, per andare di fronte alla grande vetrata che gli permetteva di ammirare Chicago.
“Gelosia?” Si chiese a voce alta. “Come…” Non poté finire la frase, perché qualcuno entrò nel suo studio.
“Hey Michael!” Esordì la sua segretaria. Erano da molti anni che lavoravano insieme e avevano deciso che, data la giovane età di entrambi, sarebbe stato meglio darsi subito del tu. La ragazza vide la faccia di Michael e capì subito che c’era qualcosa che non andava. “Hey, tutto apposto?” Chiese preoccupata, chiudendosi la porta alle spalle.
“Si, Flo.” La rassicurò lui, con un sorriso. “E’ solo che stanotte non ho chiuso occhio.”
“Già, si vede dall’espressione distrutta che hai.” Disse sorridendo. “Non sapevo che anche in voi uomini le borse sotto agli occhi potessero essere così… non sexy!” Aggiunse divertita.
“Wow, tu sì che sai come tirarmi su!” Le disse, annuendo con la testa.
“Beh, uno che non dorme non ha bisogno di essere tirato su!” Disse, dandolo per scontato. “Direi che quello che ti serve è un caffè!” Disse, andando verso la porta.
“Grazie, Flo.” La ringraziò, tornando a guardare fuori dalla finestra.
“Di niente, così mentre tu bevi il caffè, io posso continuare a prenderti in giro per quelle occhiaie!” Disse facendogli la lingua, prima di uscire dalla stanza.
Michael adorava quella ragazza, parlare con lei era come parlare con suo fratello. Era quasi come se in lei ci fossero due personalità. Quasi come se, dentro il bel corpo di quella ragazza, ci fosse un uomo nascosto. Michael sorrise e rabbrividì allo stesso tempo, mentre ripensò a quelle parole. Flo era l’unica tra le donne in ufficio, che capiva sempre come i loro colleghi si sentivano e dava loro consigli su come migliorare le loro tristi vite. “Intuito femminile.” Pensò Michael. Però era anche vero che, nonostante l’intuito femminile, non era possibile che indovinasse sempre tutti i risultati delle squadre NBA! Flo era davvero speciale e diversa.
Ma nonostante provasse per lei un forte sentimento d’affetto, non si era mai sentito così male quando la vedeva con altri ragazzi.
“Vorrà pur dire qualcosa, no?” Gli disse nuovamente la vocina nella sua testa.
“Ecco qui il tuo caffè, Michael!” Disse Flo entrando nel suo ufficio e porgendogli il caffè che Michael prese subito. Flo si sedette nella sedia di Michael e lo guardò con un sorriso di chi la sa lunga.
“Cosa?” Chiese Michael confuso.
“Vogliamo parlare di lei?” Gli chiese, incrociando le braccia al petto.
Michael sorrise, sapeva che Flo aveva capito tutto senza bisogno che lui aprisse bocca. “Si chiama Sara ed è la mia nuova vicina.” Disse prendendo un sorso di caffè.
“Beh, almeno non hai negato come fai sempre.” Gli fece notare. “E perché stai così male?”
“Perché non ho chiuso occhio.” Le ricordò, indicandosi le occhiaie.
Flo sorrise. “Già, le tue occhiaie mostrano che non menti, ma sappiamo entrambi che c’è dell’altro.” Disse sorridendo.
“Beh, mi sento stupido. Non mi sono mai sentito così…” Disse, evitando di guardarla in faccia.
“Così come?”
“Così… geloso?” Disse scrollando le spalle.
“Non sei sicuro che sia gelosia?” Chiese confusa dal tono della frase precedente di Michael. Lui scosse la testa, prendendo un altro sorso di caffè. “Bene, dimmi cosa ti ha fatto sentire così e soprattutto come ti senti.”
“Sei una segretaria o una psicologa?” Le chiese con un sorriso divertito.
“Sappiamo entrambi che mettermi in una delle due categorie sarebbe limitativo.” Rispose prontamente.
“Ok! Meglio andare avanti prima che ti monti troppo la testa!” Disse, fintamente preoccupato.
“Sul serio Mike, dimmi che è successo.”
“Beh, era tutto ok finché non sono uscito di casa e… Beh, l’ho vista uscire da casa sua con un altro.” Le spiegò, continuando a guardare fuori dalla finestra.
“Ok, è questo quello che ti ha turbato così tanto?” Chiese, un po’ sorpresa di vedere Michael ridotto a quel modo per quel semplice motivo. Flo sapeva che Michael non era un impulsivo, che rifletteva mille volte sui suoi sentimenti, prima di trarre delle conclusioni.
“Sono patetico, vero?” Disse ridendo.
“Non molto.” Disse sarcastica, rassicurandolo con un sorriso.
“Mi chiedo come farei senza te che mi prendi in giro!” Disse ironico.
“Concentrati sul racconto.” Lo sgridò affettuosamente.
“Beh, non c’è molto altro da dire.” Disse, ricordando la scena di qualche ora prima. “Avrei voluto passare inosservato, ma lei mi ha visto e son stato costretto a presentarmi al suo amico.” Disse, suonando frustrato nel ricordare quel momento. “E mentre mi presentavo, non potevo non pensare a quanto quel tipo fosse cosi… Inadatto a lei…”
“Già il fatto che non volevi parlargli, doveva farti capire che c’era qualcosa che non andava!” Gli fece notare.
“E’ stato così, solo che non ho capito cosa fosse!” Disse in sua discolpa.
“Beh, per ora hai mostrato due dei sintomi della gelosia.” Disse alzandosi dalla sedia. Vedendo lo sguardo confuso di Michael, gli spiegò quali questi due segni fossero. “Anonimato e Rifiuto.” Disse, alzando due dita della mano. “Il terzo è rabbia, ma dal tuo racconto non…”
“Ho chiuso forte il pugno mentre tenevo in mano la ventiquattrore…” La interruppe, cercando di non farle notare quanto fosse imbarazzato in quel momento.
“Oh, Michael!” Gli disse, dandogli un’affettuosa pacca sulla spalla. “Sei cotto forte!” Aggiunse sorridendogli.
“Ma è una cosa senza senso, ci conosciamo da un giorno!” Disse, cercando di far suonare normale il fatto che lui non volesse accettare di essere geloso di quell’uomo.
“Devo ripeterti cosa dice sempre mia nonna, quando racconta la storia della sua vita?” Le chiese, puntandogli un indice contro quasi minacciosa.
“Al cuor non si comanda…” Disse Michael scuotendo la testa, dopo aver sbuffato. Le aveva sentito dire quella frase più volte durante tutti questi anni che avevano lavorato insieme, ma mai a lui.
“Appunto, quindi mettiti l’animo in pace.” Disse allontanandosi da lui. “Prima lo accetti, meglio ci convivrai!” Continuò aprendo la porta. “E non dimenticare di chiamare i clienti, ti ho lasciato un post-it per…”
“Si, ho visto.” La interruppe, sorridendo. Flo prese quel sorriso più come un grazie per la chiacchierata che per il post-it. Gli sorrise a sua volta e lasciò Michael da solo nel suo studio a riflettere sulla loro chiacchierata.
Qualche ora più tardi, poté finalmente tornare a casa. L’orario di lavoro era finito e, per sua fortuna, la giornata era stata meno faticosa di quanto temesse. Dopo aver parlato con Flo, si sentiva ancora peggio. Finalmente aveva capito come e perché si sentiva così e la cosa non lo faceva stare meglio.
Michael aveva il terrore di aprirsi, soprattutto con persone che non conosceva bene, e rendersi conto che con Sara questo sarebbe potuto succedere, lo faceva sentire come se le barriere che aveva impiegato tanto tempo a costruire, stessero per cedere per colpa di quegli occhi marroni che ogni volta lo facevano sentire così leggero, così libero da tutti i suoi problemi.
Non poteva permettere che questo accadesse, non ancora per lo meno.
Tornato a casa sua, tutto quello che desiderava fare era mettersi qualcosa di comodo addosso, bersi qualcosa di freddo e leggere in santa pace il libro che aveva intenzione di iniziare già da qualche giorno.
Non perse tempo e, dopo aver indossato una comoda t-shirt e dei vecchi jeans strappati qua e là, andò in cucina a prendere una coca fredda. La aprì e, dopo aver scelto uno dei libri dalla libreria in salone, si mise comodo sul divano.
Riuscì a malapena a leggere le parole “Erano circa le 5 di una mattina d’inverno, in Siria.”, che dovette buttare da una parte “Assassinio sull’orient-express” per andare ad aprire alla porta.
(Sara)
Il sogno della notte precedente, una giostra e due ombre che si divertivano su essa, era ancora presente nella mente di Sara, nonostante fosse ormai pronta per uscire.
La serata precedente insieme a Michael, l’aveva fatta sentire davvero bene.
All’inizio aveva pensato di aver detto o fatto qualcosa di sbagliato, per aver portato Michael a cambiare idea sulla loro serata “pizza e film”, ma dopo avergli sentito pronunciare le parole “zucchero filato” e “luna-park”, tutto il suo buonumore era tornato ad illuminarle nuovamente il viso.
Andò in cucina e sorseggiò velocemente del caffè, mentre il suo cellulare prese a squillare. “Philippe?” Disse, leggendo il nome nel display del telefonino. “Che diavolo vuole a quest’ora?” Si chiese, mentre il cellulare continuava a squillare. Era intenzionata a non rispondere e ad aspettare che si stancasse, ma più cercava di non farci caso, più la suoneria le entrava irritante in testa. “Pronto?” Rispose, cercando di non suonare seccata.
“Ciao, bella! Disturbo?” Disse la voce mascolina dall’altra parte del telefono.
Sara odiava Philippe, era uno di quei ragazzi che cercano di fare gli affascinanti con battute d’effetto, riuscendo ad ottenere l’esatto contrario. “Tutto il contrario di Michael.” Le disse improvvisamente la vocina nella sua testa.
“No, Phil.” Gli rispose. “Stavo giusto uscendo per andare a lavoro.”
“Hey, pensavo che dato che sono nei paraggi, potevo venire a prenderti così andiamo insieme. Che dici?”
Avrebbe voluto urlargli “NO!”, ma quello avrebbe mandato a monte il suo piano di essere gentile. Ma d’altro canto, avrebbe dovuto sopportarlo un’intera giornata in ospedale, non voleva iniziare ad averlo intorno già da quest’ora del mattino. Doveva pensare ad una scusa e doveva farlo in fretta. “Non ti preoccupare, Phil! Sono già…”
“Insisto!” La interruppe, dopodiché finì la conversazione, lasciando Sara a ribattere inutilmente contro un noioso suono.
Sara guardò confusa lo schermo del suo cellulare e, senza fare caso alle ultime parole di Philippe, prese la sua borsetta e le sue chiavi e uscì da casa.
Diede un’occhiata veloce al suo orologio, quella chiamata le aveva fatto perdere fin troppo tempo e ora era in ritardo. Chiuse velocemente la porta di casa e si voltò. Quello, o meglio chi vide, le fece subito avere un’idea di quanto quella giornata sarebbe stata pesante.
“Phil?” Disse sorpresa di vederselo di fronte. “Che ci fai qui?”
“Ti avevo detto che ero nei paraggi!” Le rispose, con un sorriso che doveva sembrare ammiccante ma che a Sara diede un senso di ribrezzo. Non sapeva se quella sensazione era dovuta all’orribile maglietta rosa che Phil indossava o semplicemente al fatto che lo ritenesse una persona viscida.
Katie le ripeteva sempre che gli avrebbe dovuto dare un’opportunità, provare ad uscirci insieme qualche volta, ma Sara aveva sempre fermamente e gentilmente, per quanto fosse possibile, rifiutato. Anche solo l’idea di stare sola con lui le dava il voltastomaco.
Qualche secondo più tardi, come se qualcuno avesse ascoltato le sue preghiere, notò alla sua sinistra Michael che era impegnato a mandare un messaggio col suo cellulare.
Sorrise nel notare quanto fosse affascinante nel suo abito blu e quanto quell’espressione impegnata lo rendesse cosi… Dolce, così… Michael.
Ricordò che, purtroppo, non era con Michael che avrebbe dovuto viaggiare in macchina fino all’ospedale, per cui non perse tempo e richiamò la sua attenzione.
“Hey, Michael!” Disse, agitando la mano per salutarlo, sorridendogli imbarazzata.
Notò che Michael ci mise un po’ prima di rispondere al suo saluto, quasi come se qualcosa lo turbasse, ma una volta che lui rispose, smise di pensarci.
“Sara!” Le rispose, con uno strano sorriso che Sara non gli aveva mai visto.
Sara era confusa, c’era chiaramente qualcosa che non andava, anche perché, non si erano mai ritrovati in quella situazione, senza niente da dirsi. Era sicura, qualcosa di strano passava per la testa di Michael.
“Però, lo conosci da… Quanto, un giorno? E già sei convinta di conoscerlo così bene da capire al volo che qualcosa non va? Sei più patetica di quanto pensassi!” Le disse la voce nella sua testa.
Stava per darle ascolto, quando la scena che gli si presentò davanti, catturò la sua attenzione.
“Ciao, non penso ci siamo mai incontrati, io sono Philippe.” Gli disse, fermando la camminata di Michael verso la sua macchina. Ovviamente, Phil si era sentito in qualche modo escluso dagli sguardi che Michael e Sara si erano scambiati qualche istante prima e aveva ben pensato di far notar a Michael la sua presenza.
Anche questa volta, Michael si prese un po’ di tempo prima di rispondere al saluto, quasi stesse dosando con cura le parole da usare. “Piacere, sono Michael.” Disse infine, stringendo velocemente la mano, scura dalle tante lampade, di Phil. “Mi piacerebbe rimanere qui a parlare.” Disse quasi scusandosi, mentre guardava velocemente il suo orologio. “Ma se arrivo anche oggi tardi a lavoro…” Sorrise, mentre si portava un indice alla gola, come ad indicare la brutta fine che avrebbe fatto.
“Oh, certo.” Disse Sara, quasi infastidita dal suo modo di fare. “Tra l’altro, anche noi stavamo andando, vero Phil?” Disse con un tono melenso al suo collega. Oddio, si era appena messa flirtare con Phil solo per far ingelosire Michael?
“Oh, bene. Allora, buon lavoro!” Rispose distrattamente Michael, dopo l’ennesimo strano sorriso di quella mattinata.
Sara lo guardò raggiungere la sua macchina e salire.
Per un istante vide che Michael posò il suo sguardo su di lei, per poi spostarlo immediatamente sulla strada di fronte a lui.
Lo guardò partire, dopodiché senza ormai nessuna speranza, salì in macchina con Philippe.
Il viaggio in macchina con Phil, fu meno noioso del previsto. O meglio, lo sarebbe stato se Sara non fosse stata così impegnata ad ignorare Phil e i suoi racconti di pesca, per riflettere su quello che era appena successo nel suo giardino.
Non riusciva a trovare una spiegazione razionale al comportamento di Michael.
La notte prima lo aveva lasciato contento, con un sorriso altrettanto ebete quanto il suo, e il mattino dopo lo ritrova così… non Michael.
Avrebbe tanto voluto che Phil fosse andato a pescare stamattina, piuttosto che venire a prenderla, così almeno si sarebbe potuta fermare un po’ a parlare con Michael, magari aiutarlo con quel problema che sembrava turbarlo così tanto.
“…Ed è così che mi ritrovai un amo su per il…”
“Siamo arrivati!” Lo interruppe Sara, suonando più sollevata che il viaggio fosse finito, di quanto volesse.
“Oh, di già?” Chiese sorpreso. “E’ solo che quando inizio a parlare di pesca non mi ferma più nessuno!” Disse, ignorando il fatto che Sara lo avesse appena provato a proprie spese. “Adoro la pesca, tu no?” Le chiese.
“Oh, sì!” Pensò Sara tra sé. “Tutti quegli animaletti puzzolenti che non stanno mai fermi… Uno spasso!”
“Magari qualche volta potremo andarci insieme…” Le chiese fintamente indifferente, mentre scendevano dalla macchina.
“Katie!” Urlò Sara, richiamando l’attenzione dell’amica che si trovava a parecchi metri da lei. Era già la seconda volta che evitava di rispondere ad una domanda in quel modo, quello doveva essere il suo giorno fortunato.
“Hey, Sara! Che ti prende, perché urli in quel modo?” Le chiese l’amica, una volta che era abbastanza vicino a lei.
“Sono solo contenta di vederti!” Le disse prima di abbracciarla. “Ti prego portami via da lui!” Le sussurrò all’orecchio, prima di allontanarsi da lei.
Katie sorrise, notando che “lui” era Phil.
“Hey, Phil. Ti stava cercando Mary del 5°piano, però non mi ha detto cosa voleva…” Disse Katie, fintamente dispiaciuta di non saperne di più.
“Oh, non ti preoccupare Katie. So io cosa le serve.” Disse mettendosi bene i capelli, salutando le due ragazze prima di incamminarsi verso l’entrata dell’ospedale.
“Sbaglio o al 5°piano non c’è nessuna Mary?” Disse Sara, alzando un sopracciglio e guardando l’amica con un sorriso compiaciuto.
“Già, ma ci metterà un po’ prima di scoprirlo.” Disse guardando verso Phil.
“Sei un genio!” Le disse, abbracciandola nuovamente.
“Già, ma ora spiegami cosa ci facevate voi due insieme.” Chiese curiosa.
“E’ una storia lunga e dolorosa.” Disse Sara dirigendosi verso la porta d’ingresso.
“Beh, so reggere le brutte notizie e…” Guardò il suo orologio. “Hai tempo fino alle 14 per raccontarmela.” Aggiunse con un sorriso.
Durante il tragitto dai parcheggi, fino al 3°piano, Sara raccontò all’amica quanto fosse stata traumatica quella mattinata.
“Così Mr. Scofield aveva qualcosa di strano vero?” Disse Katie, mentre Sara si metteva il camice.
“Già, non capisco proprio cosa… Capisco che si sia comportato freddamente con Phil, ma ha fatto lo stesso con me!” Disse, trovando la cosa sempre meno razionale.
“Oh già, mi chiedo proprio cosa gli sia preso!” Disse ironica.
“Sbaglio, o c’era dell’ironia nel tuo commento?” Chiese Sara confusa.
“No ragazza, non sbagli affatto!” Disse uscendo dallo spogliatoio.
“Che aspetti? Illuminami con la tua perla di saggezza!” Le disse, uscendo a sua volta dallo spogliatoio e raggiungendola nell’andito.
“Beh, a me sembra tutto così chiaro!” Disse, porgendo a Sara una cartella di uno dei suoi pazienti. “Ma prima di dirti quello che penso, rispondi alla mia domanda.” Disse, vedendo che Sara leggeva distrattamente i dati delle ultime analisi della Signora Fansworth. “Ha iniziato a sembrarti così distante prima o dopo che ha notato che insieme a te c’era un altro?”
Sara staccò immediatamente lo sguardo dalla cartella clinica e sgranò gli occhi in direzione dell’amica. “Che?” Chiese confusa.
“Oh, andiamo! Non dirmi che l’idea che lui fosse un tantino geloso non ti ha nemmeno sfiorato!” Disse Katie, sorpresa dall’ingenuità dell’amica.
“Beh, no…” Disse Sara imbarazzata. “Ma Michael non è uno geloso.” Disse sicura di queste parole.
“Oh, giusto! Dimenticavo che voi due vi conoscete così bene!” Disse Katie ironica.
Beh, Sara non poteva darle torto. Dopotutto lei e Michael si conoscevano da appena 24 ore, abbastanza poco per poter dire di conoscersi.
“Perché dovrebbe essere geloso?” Chiese Sara, sperando di sentirsi dire quello che lei aveva paura di pensare.
“Mi prendi in giro, vero?” Chiese Katie, quasi offesa. “Ti ha portato al luna-park, ti ha regalato un peluche, ti ha abbracciata…”
“Beh, a dire il vero l’ho abbracciato io…” Disse Sara, interrompendo l’amica che fece uno strano gesto con le mani per zittirla.
“Resta il fatto che è stato un perfetto principe azzurro, Sara.” Le sorrise, mettendole affettuosamente un braccio intorno alle spalle. “E nonostante a te sembri che tu sia l’unica tra i due veramente interessata.” S’interruppe per zittire nuovamente l’amica che aveva cercato di correggerla. “Entrambi sappiamo che quello è solo un meccanismo di difesa che hai imparato ad usare per non rimanere più ferita, come in passato.”
“Arriva al punto…” Disse Sara, fermandosi di fronte alla porta della stanza della signora Fansworth, aspettando che l’amica le desse il suo parere sul da farsi.
“Beh, il punto è che… Beh, per prima cosa stai attenta agli antidolorifici che dai alla signora Fansworth, l’ultima volta mi ha detto che ha visto David Letterman uscire dal suo televisore e sedersi nella sedia di fronte a lei!” Sara sorrise. ”E seconda cosa, dovresti andare a parlargli. Usa una scusa stupida, che so…” Katie si prese un secondo per pensare, poi, imitando la voce di Sara, disse. “Michael, il mio forno è rotto, potrei mangiare qualcosa qui con te?”
“Hey, io non ho quella voce!” Le fece notare Sara, ridendo divertita per quell’imitazione.
“E se quella scusa non ti piace, puoi sempre usare quella della doccia che non funziona…” Le disse, facendole un occhiolino malizioso e allontanandosi da lei.
Sara scosse la testa, dopodiché entrò nella stanza della signora Fansworth.
Qualche ora più tardi, Katie la riaccompagnò finalmente a casa, evitando di fare commenti su quello che Sara avrebbe, o non avrebbe fatto a proposito di Michael.
Entrò in casa e poggiò distrattamente la sua roba sul divano, dopodiché andò a cercare qualcosa da sgranocchiare in cucina.
Prese un pacco di biscotti al cioccolato e, nell’andito che univa la cucina al salone, si guardò nello specchio. Si schiarì un po’ la voce, dopodiché disse: “Hey Michael, vuoi sentire una cosa divertente? Il mio forno è rotto! Non è che potrei mangiare qualcosa qui con te?” Scosse la testa, trovandosi patetica.
“Hey Michael, Katie pensa che tu sia geloso di Phil, buffo vero?” Si diede dell’idiota anche solo per aver pensato di potergli dire una cosa del genere.
Si mise apposto i capelli e fece una smorfia sexy. “Hey Mike, ti dispiace se faccio la doccia qui da te?” Disse ammiccante, prima di coprirsi la faccia con le mani.
Guardò distrattamente la busta di plastica appoggiata sul suo tavolo di cucina. Ricordò che dentro c’era una piccola frittata che Katie aveva fatto per lei il giorno prima.
Prese a guardarsi nuovamente allo specchio e sorrise. “Hey Michael, ho una frittata troppo grande per una sola persona, ti va di mangiarla con me?” Si guardò soddisfatta, dopodiché prese la frittata e uscì di casa.
Attraversò velocemente il suo giardino e quello di Michael, per poi ritrovarsi di fronte alla porta di casa sua.
Si mise più volte i capelli a posto, cercando di darsi un aspetto il più presentabile possibile. “Sai, potevi farlo prima davanti allo specchio!” Le fece notare la vocina nella sua testa.
Respirò a fondo, poi suonò il campanello.
L’attesa era più dura di quanto pensasse e, vedendo che nessuno rispondeva, iniziò a pensare che Michael non fosse in casa.
Stava per dare le spalle alla porta, quando Michael le apparve, qualche centimetro di distanza da lei, con un’espressione sorpresa stampata in faccia.
Sorrise nel vederlo, ma tutta la sicurezza che aveva mostrato qualche secondo prima di fronte allo specchio, aveva deciso di abbandonarla nel momento più importante. E certo, sentirsi quegli occhi azzurri addosso non aiutava di certo!
“Hey Michael!” Riuscì a dire finalmente, cercando di tenere i suoi occhi nocciola a stretto contatto con quelli penetranti di Michael. “Ho una frittata troppo grande per una sola persona, ti va di mangiarla con me?” Chiese, indicando velocemente con lo sguardo la frittata. Vedendo che Michael la guardava incuriosito, aggiunse con un sorriso. “Tranquillo, non l’ho fatta io!”
Beh, che ne dite? Mi è piaciuto troppo scrivere questo capitolo, sopratt x il fatto che si vedono le reazioni di tutt'e due i protagonisti e si può capire meglio come e perchè abbiano avuto diverse reazioni. :mf_cupid:
Sxo k x voi sia stato lo stesso :divano:
Grazie x aver letto e...
Nady, sxo ti sia piaciuto!!! :console:
nadietta90
30-04-2008, 23:57
finalmente ho avuto tempo di leggerlo :XD:
é stupendo S_S) qst storia mi piace un sacchissimo S_S) è bello vedere le due reazioni.. michael gelosooooo!! :wub: la segretaria/psicologa ke gli fa capire di esserlo :lol:
poi sara S_S) quell'uomo ke la disturba -.-
quando fa le prove davanti allo specchio :laughing: e poi si decide ad andare da michael S_S) Bello bello! Ora voglio sapere ke accade poi S_S) se finalmente Mik e Sara riveleranno il proprio amore :wub:
Cohen&Summer4ever!
05-05-2008, 14:46
E dopo qlk giorno d'attesa, ecco il capitolo successivo. E' pomeriggio gente e l'ultima volta che avevamo visto Michael e Sara, erano uno di fronte all'altro di fronte ad una porta semi-aperta. :sonofico:
“Ho una frittata troppo grande per una sola persona, ti va di mangiarla con me? Tranquillo, non l’ho fatta io!”
Michael si era ritrovato davanti l’ultima persona che si aspettava di vedere quel pomeriggio, Sara.
La scusa che aveva trovato per poter andare a trovarlo e l’imbarazzo evidente che provava in quel momento, la facevano sembrare ancora più perfetta di quanto Michael già la pensasse. E poi il timido sorriso che cercava di nascondere con qualche ciocca ribelle di capelli che le cadeva sul viso, le dava un’aria così innocente che Michael non ricordava di aver mai visto nel viso di qualcuno.
“Oh beh, allora. Accomodati!” Sorrise, rispondendole finalmente e aprendo del tutto la porta di modo che potesse entrare. Sorrise e si chiuse la porta alle spalle.
“Pensavo voi dottori lavoraste tutto il giorno.” Uno sguardo curioso apparve sul suo viso.
“Ti suonerà strano, ma anche noi abbiamo i turni!” Rispose divertita, mentre appoggiava la frittata sul tavolo di cucina di Michael.
“Oh già, grande invenzione!” Annuì serio, per poi ridere.
“Già, anche perché la giornata non era iniziata proprio nel migliore dei modi!” Sospirò, ricordando le prime ore di quella mattina.
“Ah no?” Chiese curioso, raggiungendo Sara in cucina e prendendo qualche posata da un cassetto.
“Direi di no! Hai presente il tipo di stamattina?” Chiese stuzzicandolo. Era curiosa di vedere se Katie aveva ragione, se Michael era geloso. Quale modo migliore che ricordargli Philippe!
“Uhm si.” Rispose Michael distrattamente. “Ho un vago ricordo. Sembrava simpatico.” Mentì. Si ricordava bene di Philippe, aveva passato tutta la mattina ad immaginarlo in compagnia di Sara a guardare film romantici insieme, a ballare la loro canzone, a… Beh, a fare tutto quello che di solito fa una coppia. E ovviamente, non gli era affatto simpatico!
“Simpatico?” Chiese Sara incredula, cercando lo sguardo di Michael che però le dava le spalle, troppo preso nel cercare le posate in quel cassetto. “Penso che se gli stessi vicino per più di 1 minuto, anzi no 5 secondi.” Si corresse subito. “Cambieresti subito idea!” Spiegò, portandosi alla bocca uno degli acini d’uva che Michael teneva lì vicino.
Michael si girò per sorriderle, mentre lei prendeva un altro chicco d’uva e se lo portava alla bocca. Lui adorava l’uva e vedere che aveva un’altra cosa da aggiungere alla sua lista delle cose in comune che aveva con Sara, lo fece sorridere ancora di più.
E poi, cosa più importante, lei odiava quel Paul, o come diavolo si chiamava! Certo, questo voleva dire che aveva passato un’intera mattinata a farsi del male psicologico per niente, ma almeno tutto quel malinteso l’aveva fatto ragionare, l’aveva fatto capire. Se non voleva che quel suo incubo si trasformasse in realtà, doveva fare una mossa e doveva farla in fretta.
“Andiamo Sara, io non salgo in macchina con chi non mi sta simpatico.” Disse, cercando di stuzzicarla. Per non farle fraintendere il senso delle sue parole, abbozzò un occhiolino, pentendosi anche di quel gesto. Dopotutto poteva essere frainteso pure quello! “Amico, sei troppo nervoso!” Gli disse la vocina nella sua testa. “Stai incasinando tutto! Prendi un respiro profondo e la prossima volta pensa prima di parlare!” Lo avvisò.
“Hai ragione, Michael. Ma se la persona in questione ti si piazza davanti casa e l’unica persona che può aiutarti ha fretta…” Sorrise indicandolo, di modo che capisse che si riferiva al comportamento che lui aveva avuto quella mattina. “Non hai scelta, devi arrenderti.” Finì la frase mangiando un altro chicco.
“Oh, così mi hai salutato solo perché avevi bisogno di me?” Chiese facendo il finto offeso.
“Ti risponderei di sì, ma il vederti con i coltelli in mano mi suggerisce di non farlo!” Scherzò, notando che si avvicinava verso di lei facendo una faccia da psicopatico.
“Sei fortunata, Sara.” Sussurrò, quando le fu abbastanza vicino. “Oggi sono di buonumore!” Aggiunse, uscendo dalla cucina e raggiungendo il salone.
Sara sorrise e lo seguì, tenendo in una mano il cestino con dentro l’uva e nell’altra la frittata.
“Vedo che ti piace l’uva!” Notò, sedendosi sul divano in salone.
“Adoro l’uva! E’ sempre stato il mio frutto preferito fin da quando ero bambina.” Confessò, sedendosi nel divano di fianco a lui. Notò nel viso di Michael, lo stesso sguardo che gli aveva visto tutte le volte che lei iniziava a raccontare qualcosa e lui era curioso di sapere come quel racconto finisse. Michael era curioso di sapere come mai le piacesse tanto l’uva e non sarebbe stata certo lei a impedirgli di sapere la verità. “Mio nonno paterno aveva una vigna. Ricordo che, quando mia madre era ancora viva e mio padre non era totalmente assorbito dal suo lavoro, ci passavamo i mesi estivi.” Iniziò a raccontare, mentre Michael si sporgeva leggermente in avanti, come desideroso di non perdersi nemmeno una sillaba del suo racconto. “Mio nonno metteva me e i miei cugini a pestare l’uva per fare il suo famoso vino. All’epoca non avevo idea dell’utilità di quello che ci faceva fare e cercavo sempre di rifiutarmi perché non sopportavo che tutta quell’uva venisse sprecata!” Spiegò, ridendo. “Pensa che una notte mi coricai prestissimo perché avevo in mente un piano infallibile!” Rise ancora una volta nel ricordarsi bambina. “Rimasi sveglia sotto le coperte finché tutti i parenti si coricarono, dopodiché, cercando di fare meno rumore possibile, sgattaiolai di fuori verso il vigneto e…”
“Non dirmi che hai fatto quello che penso!” La interruppe divertito nell’immaginarla vestita di nero per passare inosservata, con una torcia in una mano che si faceva luce tra i vigneti e un coltellino svizzero dall’altra. Sara doveva essere una bambina stupenda da piccola, con i lunghi capelli che le cadevano sulle spalle e i vestiti perfetti che suo padre la costringeva ad indossare per fare bella figura davanti ai fotografi.
Sara rise nel vedere quanto Michael era divertito dal suo racconto. “Beh, se mi hai immaginata a tagliare un bel po’ di grappoli d’uva e portarli di nascosto in camera mia… Allora direi che hai pensato bene!”
“Oddio Sara.” Disse tra una risata e l’altra.
“E non è finita qui!” Lo informò. “Passai tutta la notte a mangiare tutti quei chicchi d’uva!” Disse scuotendo la testa. “E tutti sappiamo quanto l’uva può essere letale!” Aggiunse un po’ imbarazzata dal finale della sua storia. “Ottimo!” Le disse la vocina nella sua testa. “Se volevi metterti in imbarazzo, non potevi fare di meglio!” La sgridò.
“Questa storia è stupenda!” Commentò senza parole. “Sarebbe la prima cosa che racconterei ai miei figli!” Aggiunse divertito.
“Oh certo, così smetterebbero di certo di darmi retta!” Annuì divertita. “Mamma, dammi 10 dollari altrimenti ti faccio ingoiare 10 grappoli d’uva!” Disse con una vocina infantile, imitando quella del suo futuro figlio.
“Su questo hai pienamente ragione!” Annuì divertito.
“E tu com’è che adori l’uva?” Chiese curiosa.
“Beh…” Disse portandosi un chicco alla bocca. “Parecchi anni fa, al terzo anno di college, e tutto iniziò con una scommessa…”
“Mhm, interessante!” Lo interruppe. “Di che scommessa stiamo parlando?” Chiese sempre più curiosa.
“Credimi, meglio tralasciare i dettagli.” Rispose imbarazzato.
“Oh dai Michael! Io ti ho raccontato il mio momento imbarazzante, non puoi tirarti indietro!” Lo pregò, lanciandogli affettuosamente un chicco d’uva che Michael prese al volo in bocca.
“Ok.” Disse, divertito nel vedere l’espressione sorpresa nel volto di Sara per i riflessi che le aveva appena mostrato. “La scommessa era abbastanza stupida, avrei dovuto consegnare il foglio in bianco, ma dato che c’era troppo in ballo, decisi di chiamare la scommessa come persa. Qualche giorno dopo, andammo alla festa di un ragazzo che viveva nel nostro stesso campus e fu lì che pagai la scommessa. Con la scusa che non mi si vedeva spesso lì, decisero di mettermi alla prova, farmi fare una specie di iniziazione che di solito facevano fare alle matricole.”
“Quale delle mille che facevano fare?” Chiese, ricordando gli anni in cui anche a lei toccò fare qualche prova.
“Una delle indianate più famose, ‘l’asino vola!’, che all’inizio è facile, ma dopo che bevi due o tre bicchieri non distingui più un asino da un fenicottero!” Disse ridendo.
“Oh la conosco molto bene!” Esclamò, portandosi le mani sul viso divertita.
“L’hai fatta anche tu?” Chiese divertito nell’immaginarla in quella situazione.
“No. Per fortuna uscivo con uno della squadra di football, per cui me la sono scampata!” Rise ricordando quanto da giovane i suoi gusti per i ragazzi fossero completamente diversi da quelli che aveva ora.
“Beh, fatto sta che la prova andò male. I miei amici per farmela pagare, misero qualcosa nella birra che mi fece stare male per un bel po’ di giorni. Per fortuna il mio compagno di stanza, che studiava medicina, mi consigliò di ricorrere…”
“All’uva.” Annuì Sara, finendo la sua frase con un sorriso di comprensione.
“Direi che è meglio se queste storie ce le teniamo per noi!” Le fece notare Michael divertito. Sara annuì.
Sara si ritrovò per caso a guardare l’orologio che stava su un mobile vicino alla tv, mentre Michael l’aveva lasciata da sola in salone per qualche secondo.
Il display a cristalli liquidi segnava le 20:00.
Aveva passato parecchie ore con Michael a parlare di momenti imbarazzanti, tanto da dimenticarsi il vero motivo che l’aveva spinta a suonare il campanello qualche ora prima. Doveva e voleva sapere che cosa aveva reso così triste Michael quella mattina, la domanda era, valeva la pena di chiedere? Valeva la pena sapere cosa Michael avesse, pur sapendo che chiederglielo avrebbe potuto renderlo nuovamente distante?
Ma dopotutto Katie aveva ragione, non poteva stare ogni notte a rimuginare su quello che avrebbe dovuto o potuto fare con Michael. Non poteva più passare le notti a girarsi sul suo lettone e a fissare il leoncino che teneva sul comodino, pensando se Michael stesse dormendo in quel momento o se stesse pensando a lei.
La sua vita aveva bisogno di una svolta e forse questo era il momento più adatto per dargliela.
Mentre le domande nella mente di Sara facevano a botte per uscire dalla sua bocca, Michael era rinchiuso in bagno che si fissava allo specchio.
Si passo una mano sulla guancia rasata qualche ora prima e notò che le occhiaie che Flo aveva tanto preso in giro quella mattina, avevano iniziato a diventare meno evidenti. “Forse è dovuto alla luce fioca del bagno.” Pensò Michael.
Più cercava di non pensarci, più quel pensiero gli rimbalzava tra le pareti del cervello.
Qualche ora prima, quando pensava che Sara avesse una relazione con un altro uomo, era deciso a fare di tutto pur di farle cambiare idea, pur di placare il senso di gelosia che gli stringeva lo stomaco. E ora che lei era a casa sua, seduta sul suo divano, lui era rimasto lì a fare battute stupide, a rendersi ridicolo pur di evitare di fare quello che era giusto fare. Dirle tutto e finalmente scoprire come il gusto d’uva stava sulle sue labbra.
C’è stato un momento in cui stava per cedere e tirarla a sé con un misto di forza e delicatezza. Sentirla raccontare della sua infanzia e vedere quella strana espressione sul suo viso, un misto tra malinconia e imbarazzo, stavano per far prendere il sopravvento alla sua parte irrazionale. La stessa parte che desiderava baciare Sara fin dal loro primo scambio di battute.
Ma, come sempre, la parte razionale aveva avuto la meglio e lui era rimasto lì ad ascoltarla e sorridere, nell’immaginarla seduta sul suo letto, al buio, mentre sgranocchiava tutti quei chicchi d’uva sperando di non farsi scoprire dal nonno.
“Ma, in fondo, non averla baciata è stato meglio, giusto?” Chiese al riflesso del suo viso nello specchio di fronte a lui.
“Se pensarla così ti fa stare meglio…” Disse ironica la vocina nella sua testa. Aveva ragione. Dannazione, quella vocina maledetta aveva sempre avuto ragione.
Era ora di mettere da parte quella stupida insicurezza e accettare i suoi sentimenti, mostrarli a Sara sperando che anche lei li ricambiasse.
Fece uno sguardo sicuro di sé al suo riflesso, dopodiché uscì dal bagno, diretto verso il salone.
Sara sentì i suoi passi dietro di lei e, con uno sguardo altrettanto deciso, si voltò verso Michael che si sedette di fianco a lei.
“Ho bisogno di parlarti.” Dissero all’unisono.
Sxo fosse all'altezza delle tue aspettative Nady! :divano: Ormai posto solo x sapere che ne pensi! :mf_cupid:
nadietta90
05-05-2008, 21:23
S_S) Adoro anke qst capitolo S_S)
dovresti scrivere un libro :laughing:
Quando scherzano ke Mik ha i coltelli in mano :rotfl:
Poi l'uva :wub: ke storielle tenere e divertenti :laughing: sul divano S_S) Mik ke voleva baciarla :wub: e alla fine S_S) ke dicono insime ke hanno bisogno di parlare S_S) It's love :wub: chissà se sentiranno mai il gusto dell'uva sulle labbra dell'altro S_S)
Bravissima Ily :hug: scrivi scrivi ke io leggo S_S)
Cohen&Summer4ever!
11-05-2008, 20:05
Prima del nuovo capitolo, c'è una cosa importantissima k devo dire.
S_S) Adoro anke qst capitolo S_S)
dovresti scrivere un libro :laughing:
Quando scherzano ke Mik ha i coltelli in mano :rotfl:
Poi l'uva :wub: ke storielle tenere e divertenti :laughing: sul divano S_S) Mik ke voleva baciarla :wub: e alla fine S_S) ke dicono insime ke hanno bisogno di parlare S_S) It's love :wub: chissà se sentiranno mai il gusto dell'uva sulle labbra dell'altro S_S)
Bravissima Ily :hug: scrivi scrivi ke io leggo S_S)
Ok, Nady, ho capito k mi vuoi uccidere con qsti commenti! S_S)
Quella del libro sxo fosse una battuta, xk altrimenti vengo fino a Torino e ti faccio da schiava x una settimana :XD: E credimi, la cosa nn ti farebbe piacere :rotfl:
Cmq, sul serio, grazie Nady. S_S) Il fatto k tu lasci sempre un commento mi fa tantissimo piacere, nn sai qnt S_S)
ps:una delle tue domande avrà finalmente una rsp in qst chap :divano:
Ora basta ai sentimentalismi, si passa al nuovo chap. Finalmente è arrivata "la sera"!
“Ho bisogno di parlarti.” Dissero all’unisono. Entrambi sorrisero, divertiti da quella coincidenza.
“Prima tu.” Disse Sara con un sorriso imbarazzato, costretta a distogliere lo sguardo dai brucianti occhi di Michael.
“Ok.” Sorrise, sedendosi di fianco a lei. “Beh, quello che devo dirti non è facile, per lo meno non lo è per una persona come me, che tende a razionalizzare tutto prima di arrendersi all’evidenza.” Scrollò leggermente le spalle e continuò. “Beh, quello che sto cercando di dirti, è che ho riflettuto molto e… Nonostante tutto quello che provo mi sembri strano, non posso continuare a mentire a me stesso.” Le prese la mano, prima di continuare. “Mentire a te.” Aggiunse sorridendole dolcemente.
Quegli occhi e quel sorriso fecero a Sara lo stesso effetto che il fuoco fa ad un pezzo di burro in una padella. Sentì sciogliersi dentro e gli avrebbe voluto urlare di continuare a parlare, ma la vocina le fece venire un dubbio. “Mentire? Ti ha mentito per tutto questo tempo che vi conoscete? Il che non è gravissimo, dato che vi conoscete da un giorno o poco più…” La vocina la stuzzicò. “Vabeh, male che vada ti dice che è gay…” Sara decise di lasciarla perdere e si concentrò nuovamente sul bellissimo ragazzo che era di fronte a lei e che stava aprendo il suo cuore.
“Il fatto di avere una nuova vicina mi elettrizzava.” Continuò, sorridendo nel ricordare il giorno prima. “Ma Sara, quando sono con te non mi sento elettrizzato.” Sara corrugò la fronte, confusa da quelle parole. “Cioè, mi sento anche elettrizzato, ma non solo quello.” Si corresse subito, vedendo il viso di Sara rilassarsi nuovamente. “Non te lo so spiegare, –non sono riuscito a spiegarlo nemmeno a me stesso- ma starti vicino mi fa sentire leggero, come se i problemi di tutti i giorni con te sparissero.”
“Cioè, sarei la tua droga?” Chiese divertita, alzando un sopracciglio e inclinando leggermente la testa.
“Se la vuoi mettere così…” Rise. “Il punto è che… Tu mi fai stare bene.” Disse infine, non sapendo veramente in che altro modo spiegarle come lo faceva sentire. Sperava solo che Sara avesse capito e che, soprattutto, ricambiasse.
“A giudicare dalla faccia che avevi stamattina quando mi hai visto, non credo che lo starmi vicino abbia sempre quell’effetto su di te.” Ce l’aveva fatta, aveva finalmente riportato a galla quello che era successo qualche ora prima tra loro due.
“A cosa ti riferisci?” Chiese, fingendo di non capire di cosa Sara stesse parlando.
“Andiamo Michael, siamo entrambi adulti qui. Non mentirmi ancora.” Lo pregò. “So che stamattina avevi qualcosa e, a giudicare dallo strano sguardo che avevi quando mi hai vista, posso tranquillamente dire che prima di uscire di casa non stavi in quel modo.”
“Che fai, mi spii?” Chiese fintamente serio, facendola ridere.
“Sul serio, Michael.” Gli accarezzò la mano, sperando che lui decidesse di andare avanti.
“Beh, in parte hai ragione. Prima di uscire di casa, il mio umore era decisamente diverso.” Sorrise annuendo. Sara stava per aprire bocca, ma lui continuò a parlare. Se doveva sputare il rospo, doveva farlo in fretta. “Sai, adoro come sei completamente all’oscuro dell’effetto devastante che hai su di me.” Notò nuovamente un’espressione confusa sul viso di Sara e il suo sorriso imbarazzato la rendeva ancora più bella. “Vederti con quel Paul, o come cavolo si chiama…”
“Eri geloso di Phil?” Chiese scioccata, portandosi le mani al viso per coprire la sua bocca spalancata. Katie aveva ragione. “Uno a zero per lei.” Pensò Sara, prima di concentrarsi nuovamente su Michael.
“Beh, per quanto ne sapessi, tu e lui potevate essere una coppia.” Spiegò in sua discolpa.
“Sul serio pensi che i miei gusti in uomini siano così… Scadenti?” Un sorriso misto di divertimento e curiosità apparve sulle sue labbra.
“No, Sara.” Sorrise, abbassando leggermente lo sguardo, perché sapeva che quello che stava per dirle, forse avrebbe rovinato quel momento. “Però ho notato che hai flirtato con lui.” Dopo qualche secondo di silenzio, alzò lo sguardo per incrociarlo con quello di Sara. Si aspettava di vedere un’espressione dura sul suo viso, dopotutto le aveva appena dato della gatta morta.
Invece Sara continuava a sorridere, lusingata dal fatto che Michael fosse geloso. Significava che lui ci teneva a lei.
“Bene Michael, penso sia arrivato il mio turno di parlare.” Si schiarì la voce e proseguì. “Quando decisi di traslocare in questa zona, l’unica cosa che avevo in programma di fare, era uscire la mattina per andare a lavoro e rintanarmi in casa, stare il più possibile lontano dagli occhi curiosi della gente.”
“E io ti ho rovinato il piano.” Disse quasi scusandosi e non capendo il vero senso delle parole di Sara.
“Non capisci, Michael?” Chiese divertita, scuotendo la testa. “Nello stesso istante in cui mi hai chiesto se avevo bisogno d’aiuto con le scatole, ho capito che la mia vita non doveva essere così patetica. Quando mi hai portata al luna park, ho capito che non era in casa che volevo rimanere, ma in giro con te. Quando mi hai fatta salire sulla giostra, ho capito che non era un noioso film che volevo vedere, ma fare la pazza con te.” Sara vide Michael sorridere, nel ricordare quella notte. “Quando mi hai raccontato di Christina Rose, ho capito che non volevo una patetica vita di solitudine, rinchiusa al buio nel mio salone, ma starti vicino e scoprire tutto di te.” Sorrise, sfiorandogli delicatamente la mano. “E quando mi hai chiesto se il mio cognome aveva a che fare con l’Italia…” Sorrise nostalgica, nel ricordare i primi minuti che aveva passato con lui. “Ho capito che tu non eri come gli altri. Era come se tu sapessi quanto terrore avevo che mi chiedessi di mio padre. Era come se mi conoscessi da una vita e non mi ero mai sentita cosi con…”
Michael adorava stare lì e sentirla parlare, ma il bisogno impellente di baciarla lo costrinse ad interromperla. Non riusciva a resistere oltre e decise che quello era il momento giusto per agire. Si sporse leggermente verso di lei, sfiorandole le labbra che sapevano ancora d’uva. Sorrise nello scoprire che il sapore d’uva sulle labbra di Sara gli piaceva più dell’uva stessa.
Nel giro di qualche secondo razionalizzò quello che aveva appena fatto e, allontanandosi lentamente e controvoglia da lei, uno sguardo pentito si fece largo sul suo viso. “Sara, mi dispiace.” Disse serio. “Cioè, non mi dispiace di averti baciato, mi dispiace di averlo fatto così, senza la minima idea che tu lo volessi o meno, io…”