Cohen&Summer4ever!
28-01-2008, 15:00
Eheheh, ciao a tutti!
Avevo qst storia in cantiere da un po', ma non ho ma avuto il tempo di postare ;)
Come premessa vi dico solo che Sara riflette mentre guarda il suo origami a forma di fiore. S_S)
Sara fissava l’origami a forma di fiore che Michael le aveva regalato qualche tempo fa per il suo compleanno.
In passato le capitava spesso di ritrovarsi seduta nella poltrona di casa sua a fissare l’origami e a pensare a lui, ma questa volta era diversa da tutte quelle precedenti.
Mentre lo teneva tra l’indice e il pollice della mano destra, con la sinistra faceva finta di strappare i petali immaginari di quella rosa.
“M’ama”.
Questo fiore di carta.
Così semplice, ma carico di significati; così diverso dagli inutili fiori che mi manda mio padre; così bello che, se chiudo gli occhi e lo annuso, posso sentire il suo odore. Ne son certa, questo fiore non finirà mai nella mia spazzatura ad appassire con gli altri.
Questo fiore durerà per sempre.
“Non m’ama”.
Le bugie che mi ha detto.
Se davvero fosse stato interessato a me, non mi avrebbe mai mentito in quel modo.
“M’ama”.
Ha rischiato la sua vita per me.
Durante la rivolta nel “braccio A” ha sgattaiolato per tutti i condotti dell’aria solo per venire a salvarmi; mi ha parlato del Messico e della Tailandia, delle birre scontate che si trovano là e delle amache nei giardini delle case in riva al mare. Tutto questo per farmi calmare.
“Non m’ama”.
Il modo in cui evita le mie domande.
Non si vuole esporre più di tanto e questo mi fa capire che forse non gli interesso. Forse lui non vuole che io sia una parte importante della sua vita, come io vorrei che lui lo fosse della mia.
“M’ama”.
Il modo in cui mi guarda.
Ne sono sicura, per lui non sono solo la sua dottoressa. Il modo in cui cerca sempre i miei occhi durante le visite in infermeria; il modo in cui mi segue con lo sguardo quando io arrivo la mattina e me ne vado la sera.
“Non m’ama”.
Ha già una moglie.
Sarà lei a riabbracciarlo quando lui finirà di scontare la sua pena e uscirà da qui, non io.
“M’ama”.
Il nostro primo bacio.
Il modo in cui mi ha baciata; così dolce e passionale allo stesso tempo. Così da…togliere il fiato.
Fino a quel momento l’avevo negato, ma ho aspettato che quel momento arrivasse fin dal nostro primo scambio di battute; fin dalla prima volta che mi son sentita i suoi occhi addosso; fin dalla prima volta che le sue mani hanno sfiorato le mie.
E ora mi chiedi di aspettarti finché non sarai fuori di qui. Ti dico che non posso, ma sono sicura che lo farò, Michael, perché quello che provo avrà sicuramente la meglio su quello che sarebbe giusto fare.
“Non m’ama”.
Il modo in cui mi ha usata per evadere da Fox River.
Se davvero voleva che lo aspettassi; se davvero voleva farmi capire che mi amava, non mi avrebbe mai chiesto di sacrificare tutto quello che avevo, per lui.
“M’ama”.
La sua chiamata qualche giorno dopo l’evasione.
Era l’ultima persona che mi aspettavo di sentire, ma ancora una volta ha rischiato di essere beccato pur di sapere come stavo; pur di farmi sapere che quello che c’era tra noi non era solo dovuto al suo piano, ma era reale.
“Non m’ama”.
La Compagnia mi porta via l’unica famiglia che mi era rimasta, mio padre.
Tutto questo perché pensano che io abbia a che fare con Michael. Io, che non ho più un lavoro per colpa sua; io, che devo presentarmi in Tribunale perché accusata di averlo aiutato nell’evasione; io, che Michael Scofield non l’ho più visto e mai lo rivedrò.
“M’ama”.
Gli origami che mi ha lasciato.
Tutti quei numeri hanno un significato nascosto, me lo sento. Ma con tutto quello che mi sta succedendo non riesco a concentrarmi, non riesco a capirli, non riesco a decifrarli facilmente come farebbe lui.
Cosa stai cercando di dirmi, Michael?
“Non m’ama”.
Io che vengo torturata.
Lance, o meglio Kellerman, che mi minaccia con una pistola e mi lascia ad affogare nella vasca di uno squallido motel. Tutto questo perché la Compagnia vuole avere notizie di Michael Scofield; notizie che io ho, ma che non dirò mai.
“M’ama”.
Il nostro incontro alla stazione di Evansville.
Le sue braccia, nuovamente intorno al mio corpo, che mi stringono forte a lui; quel senso di protezione che, dopo tanto tempo, sento nuovamente. Le sue labbra che tornano a sentire le mie, facendomi sentire le stesse emozioni che provavo nell’infermeria quando lui era con me; quando mi baciò la prima volta.
“Non m’ama”.
Lui è a Panama, io a Chicago nelle mani dell’FBI.
E’ stata una mia scelta, l’ho fatto per lui, per salvarlo. Ma ora sono nuovamente sola, mentre lui e suo fratello sono a Panama e non hanno nemmeno provato a contattarmi. Dopotutto questo era quello che aveva sempre voluto dall’inizio, lui e suo fratello liberi e lontano da Chicago.
“M’ama”.
Lui che si prende la colpa di un omicidio che io ho commesso.
Ho ucciso io Kim, ho ucciso un uomo per salvarne altri due.
Mi bacia un’ultima volta, dopodiché si accusa di un crimine mai commesso perché “è ora di ringraziarti” dice.
Dovrei essere io quella che viene trascinata dai poliziotti, non lui.
“Non m’ama”.
Mi odia perché è costretto nuovamente in un carcere per colpa mia.
Per salvare me, ha preferito farsi rinchiudere nel peggior carcere del mondo e non ha idea di come uscirne.
“M’ama”.
Io e lui sotto un cielo stellato che dondoliamo nella nostra amaca sorseggiando della birra, parlando del nostro passato prima di conoscerci e del nostro futuro insieme, mentre giocherelliamo con il fiore di carta che mi aveva regalato e che porto sempre con me.
La mia testa sul suo petto, il suo cuore che batte all’unisono col mio, le sue mani che accarezzano dolcemente le mie braccia e il suo buon profumo, di cui ormai sono dipendente.
“A che pensi?” le chiese divertito nel notare come giocherellava col fiore che teneva in mano.
“M’ama o non m’ama” gli rispose come se quella fosse la cosa più scontata del mondo.
“E…?” chiese curioso di sapere il risultato che aveva ottenuto.
“E’ saltato fuori che mi ami” gli rispose continuando a giocherellare col fiore.
“Sul serio?” – le chiese vedendo che lei annuiva- “Beh, di solito non credo a queste cose, ” –disse accarezzandole i corti capelli con la mano- “ma questa volta ci ha veramente azzeccato!” continuò sorridendo e con un tono sorpreso che fece sorridere Sara divertita.
“Ah si?” chiese stando al gioco e muovendo leggermente il viso di modo che potesse guardarlo negli occhi.
Michael annuì sorridendole a sua volta. “Hai mai avuto dubbi che non ti amassi?” chiese facendo l’offeso, mettendole una ciocca di capelli dietro le orecchie.
Sara sorrise nel vedere la faccia da cucciolo che Michael stava facendo. Il modo in cui i suoi occhi azzurri cercavano i suoi, la costrinse ad abbassare lo sguardo sul petto tatuato di Michael.
“No, Michael.” –disse arrossendo e alzando nuovamente lo sguardo, mentre gli accarezzava il petto con una mano- “Certo che no” aggiunse, mentre Michael sorrideva nel sentire le sue parole e si sporgeva nuovamente verso di lei per poterla finalmente baciare.
“M’ama” pensò Sara rispondendo al suo bacio.
Avevo qst storia in cantiere da un po', ma non ho ma avuto il tempo di postare ;)
Come premessa vi dico solo che Sara riflette mentre guarda il suo origami a forma di fiore. S_S)
Sara fissava l’origami a forma di fiore che Michael le aveva regalato qualche tempo fa per il suo compleanno.
In passato le capitava spesso di ritrovarsi seduta nella poltrona di casa sua a fissare l’origami e a pensare a lui, ma questa volta era diversa da tutte quelle precedenti.
Mentre lo teneva tra l’indice e il pollice della mano destra, con la sinistra faceva finta di strappare i petali immaginari di quella rosa.
“M’ama”.
Questo fiore di carta.
Così semplice, ma carico di significati; così diverso dagli inutili fiori che mi manda mio padre; così bello che, se chiudo gli occhi e lo annuso, posso sentire il suo odore. Ne son certa, questo fiore non finirà mai nella mia spazzatura ad appassire con gli altri.
Questo fiore durerà per sempre.
“Non m’ama”.
Le bugie che mi ha detto.
Se davvero fosse stato interessato a me, non mi avrebbe mai mentito in quel modo.
“M’ama”.
Ha rischiato la sua vita per me.
Durante la rivolta nel “braccio A” ha sgattaiolato per tutti i condotti dell’aria solo per venire a salvarmi; mi ha parlato del Messico e della Tailandia, delle birre scontate che si trovano là e delle amache nei giardini delle case in riva al mare. Tutto questo per farmi calmare.
“Non m’ama”.
Il modo in cui evita le mie domande.
Non si vuole esporre più di tanto e questo mi fa capire che forse non gli interesso. Forse lui non vuole che io sia una parte importante della sua vita, come io vorrei che lui lo fosse della mia.
“M’ama”.
Il modo in cui mi guarda.
Ne sono sicura, per lui non sono solo la sua dottoressa. Il modo in cui cerca sempre i miei occhi durante le visite in infermeria; il modo in cui mi segue con lo sguardo quando io arrivo la mattina e me ne vado la sera.
“Non m’ama”.
Ha già una moglie.
Sarà lei a riabbracciarlo quando lui finirà di scontare la sua pena e uscirà da qui, non io.
“M’ama”.
Il nostro primo bacio.
Il modo in cui mi ha baciata; così dolce e passionale allo stesso tempo. Così da…togliere il fiato.
Fino a quel momento l’avevo negato, ma ho aspettato che quel momento arrivasse fin dal nostro primo scambio di battute; fin dalla prima volta che mi son sentita i suoi occhi addosso; fin dalla prima volta che le sue mani hanno sfiorato le mie.
E ora mi chiedi di aspettarti finché non sarai fuori di qui. Ti dico che non posso, ma sono sicura che lo farò, Michael, perché quello che provo avrà sicuramente la meglio su quello che sarebbe giusto fare.
“Non m’ama”.
Il modo in cui mi ha usata per evadere da Fox River.
Se davvero voleva che lo aspettassi; se davvero voleva farmi capire che mi amava, non mi avrebbe mai chiesto di sacrificare tutto quello che avevo, per lui.
“M’ama”.
La sua chiamata qualche giorno dopo l’evasione.
Era l’ultima persona che mi aspettavo di sentire, ma ancora una volta ha rischiato di essere beccato pur di sapere come stavo; pur di farmi sapere che quello che c’era tra noi non era solo dovuto al suo piano, ma era reale.
“Non m’ama”.
La Compagnia mi porta via l’unica famiglia che mi era rimasta, mio padre.
Tutto questo perché pensano che io abbia a che fare con Michael. Io, che non ho più un lavoro per colpa sua; io, che devo presentarmi in Tribunale perché accusata di averlo aiutato nell’evasione; io, che Michael Scofield non l’ho più visto e mai lo rivedrò.
“M’ama”.
Gli origami che mi ha lasciato.
Tutti quei numeri hanno un significato nascosto, me lo sento. Ma con tutto quello che mi sta succedendo non riesco a concentrarmi, non riesco a capirli, non riesco a decifrarli facilmente come farebbe lui.
Cosa stai cercando di dirmi, Michael?
“Non m’ama”.
Io che vengo torturata.
Lance, o meglio Kellerman, che mi minaccia con una pistola e mi lascia ad affogare nella vasca di uno squallido motel. Tutto questo perché la Compagnia vuole avere notizie di Michael Scofield; notizie che io ho, ma che non dirò mai.
“M’ama”.
Il nostro incontro alla stazione di Evansville.
Le sue braccia, nuovamente intorno al mio corpo, che mi stringono forte a lui; quel senso di protezione che, dopo tanto tempo, sento nuovamente. Le sue labbra che tornano a sentire le mie, facendomi sentire le stesse emozioni che provavo nell’infermeria quando lui era con me; quando mi baciò la prima volta.
“Non m’ama”.
Lui è a Panama, io a Chicago nelle mani dell’FBI.
E’ stata una mia scelta, l’ho fatto per lui, per salvarlo. Ma ora sono nuovamente sola, mentre lui e suo fratello sono a Panama e non hanno nemmeno provato a contattarmi. Dopotutto questo era quello che aveva sempre voluto dall’inizio, lui e suo fratello liberi e lontano da Chicago.
“M’ama”.
Lui che si prende la colpa di un omicidio che io ho commesso.
Ho ucciso io Kim, ho ucciso un uomo per salvarne altri due.
Mi bacia un’ultima volta, dopodiché si accusa di un crimine mai commesso perché “è ora di ringraziarti” dice.
Dovrei essere io quella che viene trascinata dai poliziotti, non lui.
“Non m’ama”.
Mi odia perché è costretto nuovamente in un carcere per colpa mia.
Per salvare me, ha preferito farsi rinchiudere nel peggior carcere del mondo e non ha idea di come uscirne.
“M’ama”.
Io e lui sotto un cielo stellato che dondoliamo nella nostra amaca sorseggiando della birra, parlando del nostro passato prima di conoscerci e del nostro futuro insieme, mentre giocherelliamo con il fiore di carta che mi aveva regalato e che porto sempre con me.
La mia testa sul suo petto, il suo cuore che batte all’unisono col mio, le sue mani che accarezzano dolcemente le mie braccia e il suo buon profumo, di cui ormai sono dipendente.
“A che pensi?” le chiese divertito nel notare come giocherellava col fiore che teneva in mano.
“M’ama o non m’ama” gli rispose come se quella fosse la cosa più scontata del mondo.
“E…?” chiese curioso di sapere il risultato che aveva ottenuto.
“E’ saltato fuori che mi ami” gli rispose continuando a giocherellare col fiore.
“Sul serio?” – le chiese vedendo che lei annuiva- “Beh, di solito non credo a queste cose, ” –disse accarezzandole i corti capelli con la mano- “ma questa volta ci ha veramente azzeccato!” continuò sorridendo e con un tono sorpreso che fece sorridere Sara divertita.
“Ah si?” chiese stando al gioco e muovendo leggermente il viso di modo che potesse guardarlo negli occhi.
Michael annuì sorridendole a sua volta. “Hai mai avuto dubbi che non ti amassi?” chiese facendo l’offeso, mettendole una ciocca di capelli dietro le orecchie.
Sara sorrise nel vedere la faccia da cucciolo che Michael stava facendo. Il modo in cui i suoi occhi azzurri cercavano i suoi, la costrinse ad abbassare lo sguardo sul petto tatuato di Michael.
“No, Michael.” –disse arrossendo e alzando nuovamente lo sguardo, mentre gli accarezzava il petto con una mano- “Certo che no” aggiunse, mentre Michael sorrideva nel sentire le sue parole e si sporgeva nuovamente verso di lei per poterla finalmente baciare.
“M’ama” pensò Sara rispondendo al suo bacio.