Cohen&Summer4ever!
26-04-2008, 17:46
Ciao a tutti!
Dopo un lungo periodo di inattività, eccomi di nuovo a stressarvi con le mie storie! :XD:
Come potete intuire dal titolo, è una storia che ricorda una fiaba e ovviamente i protagonisti sono Michael e Sara (non ve l'aspettavate vero? :spalank: ).
Ci tengo a farvi notare in anticipo che nella storia troverete delle inesattezze storiche paurose, ma se avessi fatto diversamente, non sarei riuscita a portare la storia dove volevo, x cui siate buoni! :console:
Ah si, la storia l'ho scritta durante un periodo in cui mio fratello giocava spesso a Prince of Persia :rotfl: ed è da quel magnifico videogioco che ho preso l'ispirazione! :XD:
Un'ultima cosa! Sarà una storia con 3 capitoli, x cui se questo vi piace, restate in zona per il prossimo update! :divano:
Oh, quasi dimenticavo!! Se per caso (o per sbaglio :XD:) avete anche iniziato a leggere l'altra storia multichap che sto postando, le faccio un po' di pubblicità dicendovi che ho aggiunto altri due capitoli, x cui... beh, vi lascio il link, il resto "it's up to you" :hideingbh "he lives in my neighborhood" (http://www.theocseries.com/forums/showthread.php?t=20556)
Tanto tempo fa, in un regno molto lontano, il Sultano Frank Tancredi era giunto alla conclusione che, purtroppo, non avrebbe regnato a Babilonia ancora a lungo.
Sapeva che il giorno in cui avrebbe lasciato il suo amato regno nelle mani dell’adorata figlia sarebbe arrivato, solo sperava di avere ancora tempo.
Aveva chiamato a sé i principi più famosi delle terre conosciute e li aveva invitati a partecipare al torneo che aveva indetto; chiunque avesse vinto, avrebbe avuto l’occasione di chiedere la mano della Principessa Sara.
Per sfortuna del Sultano, la Principessa non la pensava allo stesso modo e aveva più volte rifiutato di sposare il vincitore del Torneo, che fu costretto a tornare al proprio regno con qualche graffio in più, ma senza una moglie e soprattutto senza un regno da governare.
Il Sultano cercò di insistere nel convincere la Principessa che, quella di sposare un Principe che l’aiutasse a governare Babilonia, era una scelta che avrebbe giovato al regno, ma per quanto Sara adorasse il suo Paese e suo padre, non avrebbe mai accettato di svendersi in quel modo.
Per qualche tempo, il Sovrano si arrese al volere della figlia e la lasciò libera di scegliere un uomo che ritenesse abbastanza degno di stare al suo fianco. Questo fino a qualche secondo fa, quando una delle sue ancelle gli annunciò che un nuovo Principe aveva espresso il volere di parlare con lui.
“Fatelo entrare.” Disse all’ancella, mentre si passava stancamente una mano sugli occhi. Aveva vissuto questo momento milioni di volte e, onestamente, non riusciva a capire come questo Principe sperava di ottenere un risultato migliore rispetto a tutti quelli che erano passati prima di lui.
L’ancella obbedì subito all’ordine del Sultano e si affrettò ad andare nell’altra stanza per informare il Principe che la sua richiesta era stata accettata.
Qualche secondo più tardi, le lunghe tende dorate in seta che cadevano leggere sulla grande porta del salone, si mossero facendo entrare il Principe, seguito da alcuni dei suoi servitori che reggevano dei doni per il Sultano, e da alcune odalische.
Il bianco abito in lino che il Principe indossava, lo slanciava, facendolo sembrare più alto e il bianco turbante, tenuto insieme da una spilla con su inciso lo stemma di famiglia, gli dava un’aria autoritaria e pacata allo stesso tempo.
Il Principe si fermò a qualche passo dai gradini presenti di fronte al Sultano e, togliendosi il turbante in segno di rispetto, si inginocchiò sul ginocchio destro.
“Michael Scofield, Principe di Persia.” Annunciò uno dei servitori del Sultano che lo avevano scortato fin lì.
“Mio Sultano.” Disse Michael in tono reverenziale e tenendo rispettosamente lo sguardo basso. “Sono giunto sin qui con 10 delle mie migliori odalische.” Indicò 10 ragazze che a loro volta erano inginocchiate dietro di lui. “E i doni più preziosi che il mio regno ha da offrirle.” Aggiunse, indicando i servitori che si era portato dietro e che reggevano delle sacche e dei vassoi.
Il Sultano lo guardò attentamente, cercando di non perdere nemmeno una parola che usciva dalla bocca del Principe, dopodiché, con un sorriso quasi paterno sulle labbra, disse: “Lei è il Principe di Persia, dovrei essere io ad inginocchiarmi.”
“Lei è un Sultano, io un semplice ed umile Principe.”
“La sua umiltà mi scalda il cuore, Principe. Sarei onorato se avesse il piacere di presenziare il banchetto che ci sarà questa sera.” Disse il Sultano alzandosi dal suo trono.
“Ne sarei felicissimo!” Rispose il Principe alzando finalmente lo sguardo.
“E, Principe.” Disse scendendo i gradini e raggiungendolo. “Spero tanto che il motivo che l’ha spinta fin qui, sia quello che penso.” Aggiunse, mettendogli una mano sulla spalla e facendogli gesto di alzarsi.
“Si, mio Sultano.” annuì.
“Io e Suo padre siamo amici da tempo. Il solo fatto che lui mi abbia affidato, per così tanti anni, il compito di stare a comando di uno dei suoi regni, mi riempie il cuore d’orgoglio.” Disse commosso. “Sarei onorato se Lei sposasse mia figlia.” Aggiunse, abbozzando un sorriso carico di rispetto.
“Grazie mio Sultano.” Si limitò a dire Michael.
“Ma come saprà, in molti prima di lei hanno provato a vincere la mano di mia figlia.” Disse suonando nuovamente stanco. “Ma purtroppo, la Principessa non ha ritenuto nessuno di questi all’altezza di stare al suo fianco.”
“Sarei un arrogante se pensassi che farebbe un’eccezione per me.” Disse Michael sicuro di sé, sorridendo serenamente.
“Mio caro, se l’essere arrogante per un solo istante, volesse dire avere la certezza che mia figlia decida di sposarla, allora ha il mio permesso per esserlo.” Disse cercando di incoraggiare Michael.
“Mio Sultano, ci sono vari modi per convincere una persona a fare la giusta scelta. Abbia fede.” Rispose sfoggiando nuovamente quel sorriso che faceva trasparire sicurezza.
“Lei ne ha Principe?” Chiese il Sultano, incuriosito e affascinato dal suo modo di fare.
“Si, mio Sultano. Se non ne avessi avuta, probabilmente non avrei vinto le battaglie che ho combattuto finora, e di sicuro ora non sarei qui di fronte a lei.” Rispose sicuro di sé, senza però suonare arrogante.
“Mi piace la sua determinazione, Principe.” Disse dandogli una leggera e affettuosa pacca sulla spalla. “Non vedo l’ora che lei conosca mia figlia, questa sera al banchetto.”
“Mio Sultano, spero di non sembrarle inopportuno nel chiederle l’onore di conoscere la Principessa prima di stasera.” Disse Michael con un tono reverenziale e quasi impaurito dalla possibile risposta negativa che avrebbe potuto ricevere.
Il Sultano gli rivolse un sorriso e annuendo, chiamò a sé una delle sue ancelle, dicendole di accompagnare il Principe verso la stanza della Principessa.
Michael rivolse un sorriso riconoscente al Sultano e, dopo aver nuovamente indossato il suo turbante, seguì l’ancella.
Attraversarono un corridoio esterno, che diede l’opportunità a Michael di intravedere una piccolissima parte dei famosissimi giardini pensili di Babilonia, dopodiché salirono una scalinata che li riportò all’interno del palazzo.
Alla fine della scalinata, un lungo corridoio con varie porte gli si presentò davanti. Quella di fronte alla quale si fermarono, era la porta della stanza della Principessa Sara.
L’ancella invitò gentilmente il Principe ad attendere lì nell’andito qualche secondo, dopodiché entrò nella stanza.
Mentre Michael attendeva che la Principessa desse il suo consenso ad incontrarlo, si soffermò a guardare i numerosi arazzi appesi alle mura di quell’andito e le varie statue che, minacciose, sembravano stare a guardia del palazzo.
Il suo sguardo fu catturato da un rosso arazzo che sventolava, leggermente mosso dal vento.
Notò che la porta della camera della Principessa si aprì leggermente e l’ancella lo invitò ad entrare.
Non appena si lasciò la porta alle spalle, Michael si levò il turbante in segno di rispetto e, non altrettanto rispettosamente, si ritrovò a fissare la bellissima ragazza di fronte a lui.
Aveva sentito parlare tanto della Principessa Sara di Babilonia, ma aveva sempre pensato che la gente che aveva avuto la fortuna di vederla di persona, avesse sempre esagerato un po’ nel descriverla. Quanto si sbagliava!
I corti capelli scuri e ricci, le cadevano dolcemente sulla chiara pelle delle spalle lasciate nude dall’elegante vestito in seta che indossava.
Gli occhi marroni che si sentiva addosso, sembravano quasi bruciarlo da quanto tempo erano rimasti a guardarlo, cercando di squadrarlo da capo a piedi.
Le lunghe dita delle sue chiare mani intrecciate di fronte a lei, e il suo mordicchiarsi il labbro inferiore, gli fecero capire che anche lei era più nervosa di quanto volesse far credere.
Sara fece un gesto all’ancella che, ubbidiente, uscì dalla stanza lasciandoli soli.
Michael, che non spostò il suo sguardo da Sara per un solo instante, fece per presentarsi, ma Sara lo precedette.
“Così Lei è il famoso Principe di Persia.”
“Sì Principessa, sono io.” Disse accennando un inchino.
“Ha fatto parecchia strada per venire fin qui.” Disse gentile e un po’ ironica. “E non ho idea di cosa l’abbia spinta a questo… “ Disse pensando alla parola giusta da dire. “Sacrificio!” finì la frase con un tono ironico.
“Penso che lei si sottovaluti, Principessa. Credo che entrambi sappiamo il motivo della mia visita.” Le rispose pronto e, ancora una volta sicuro di sé senza però suonare presuntuoso.
“Bene Principe, allora lei saprà anche che il suo viaggio è stato inutile, dal momento che io non sposerò mai un uomo che è stato scelto da mio padre.” Disse incrociando le braccia al petto.
“Beh, le farà piacere sapere che condivido questa sua opinione.”
“Ah si?” Chiese ironica. “Se la pensa così, allora perché il suo viaggio fin qui? Per portare qualche dono a mio padre?”
“Perché non avevo altra scelta.” Disse suonando serio e in qualche modo ferito. “Principessa, sappiamo entrambi che i nostri padri, purtroppo, non regneranno ancora a lungo.” Disse avvicinandosi un po’ a lei senza mai smettere di guardarla negli occhi. “E nessuno di noi due può permettersi di lasciare il proprio regno senza un sovrano.”
Sara lo guardò per la prima volta in modo diverso da quando era entrato nella sua stanza.
Era il primo che le aveva parlato in modo sincero, anche se le cose che le aveva detto non erano quelle che si voleva sentir dire; e, soprattutto, era il primo che sembrava sapere cosa volesse dire essere costretti a fare qualcosa che non si vuole.
Ma questo non era un buon motivo per cedere; ne era sicura, anche questo principe avrebbe presto ripreso il viaggio verso il proprio Paese senza di lei.
“Mi ha appena detto che l’unico motivo che l’ha spinta a venire fin qui, è il regno di mio padre?” Chiese con un’espressione offesa.
“Pensavo fosse chiaro. Non è lo stesso motivo che ha spinto anche gli altri principi venuti qui prima di me?” Chiese Michael retorico.
“Forse. Ma i doni che mi portavano facevano intendere che avevano anche altri interessi nei miei confronti” Disse Sara, cercando di convincere più il suo ego, che Michael.
“Beh Principessa, io non voglio offendere la sua intelligenza dicendole che son venuto fin qui perché l’amo. Sarebbe una bugia.” Disse notando una strana espressione nel viso di Sara. “Senta Principessa, mio padre è un uomo molto malato che potrebbe andarsene da un momento all’altro, il suo più grande desiderio è quello di vedermi regnare la sua terra con una donna forte come lei al mio fianco.”
“Nonostante il suo sia un nobile gesto, Principe, non lo ritengo un buon motivo per sposarla.” Disse, suonando per la prima volta veramente dispiaciuta nel rifiutare di sposare un principe. “Il fatto che mio padre ritenga il mio matrimonio essenziale per il regno, non è un buon motivo per vivere il resto dei miei giorni con un uomo che non amo.”
“Forse lei non tiene al suo regno quanto io tengo al mio.” Si azzardò a dire, quasi con tono di sfida.
“Questa sua arroganza non le farà ottenere niente di diverso dal mio rifiuto.”
“Beh, forse preferiva che mi comportassi come gli altri venuti prima di me, che la riempissi di doni e di parole dolci. Forse sperava fossi il Principe Aladino delle mille e una notte che voi ragazze sognate prima di dormire. Mi dispiace Principessa, non sono così, non ho una lampada magica con un genio che esaudisce tre desideri e non ho nemmeno un tappeto volante per portarla in giro la notte al chiaro di luna.” Si fermò un istante perché distratto dal sorriso che era apparso sul viso di Sara.
“Non avrebbe funzionato comunque.” Disse Sara, divertita dal paragone detto da Michael, che ora lo guardava confuso. “Anche se avesse avuto il tappeto volante, non avrebbe funzionato.” Gli spiegò. Michael annuì con un sorriso.
“Il punto è…” Riprese a parlare Michael. ”Che preferisco essere sincero con lei, piuttosto che nascondermi dietro falsi complimenti. Anche perché, vista la lunga lista di principi rifiutati, sembra che lei non sia una tipa che si fa intenerire da doni e parole dolci.” Aggiunse sorridendo.
“Direi di no!” Disse, sorridendo a sua volta. “Beh, allora direi che ci siamo detti tutto”
“Sembrerebbe di si.” Disse Michael, capendo che la sua presenza lì non era più gradita.
Michael si diresse verso la porta, seguito da Sara, e la aprì.
“Immagino ci vedremo più tardi al banchetto.” Disse fermandosi sulla soglia e girandosi a guardarla un’ultima volta.
“Principe, dovrebbe sapere che non ho mai incontrato uno spasimante e non mi sono mai presentata ai banchetti che mio padre ha dato in loro onore.” Disse scuotendo leggermente la testa.
“Oh, lo so!” Rispose Michael prontamente.
“Lo sa?” Chiese Sara sorpresa. “E cosa le fa pensare che questa volta con lei sarà diverso?” Le chiese curiosa di sapere la sua risposta.
“Sono ottimista.” Le rispose prendendole la mano destra nella sua. “E ho fede.” Aggiunse sorridendo, prima di baciarle dolcemente la mano.
Michael rimise il turbante e prese a scendere le scale che aveva salito qualche minuto prima.
Sara si ritrovò a guardare, con un sorriso particolare, il palmo della mano, che Michael aveva appena baciato.
Con la scusa del baciamano, Michael le aveva lasciato un piccolo fiore di carta.
Mai nessuno prima di lui aveva pensato ad un regalo cosi… originale!
Continuando a sorridere, si ritrovò a guardare nuovamente verso Michael, che stava finendo di scendere le scale, e stringendo delicatamente il fiore tra le dita, si richiuse la porta della sua stanza alle spalle.
Dopo un lungo periodo di inattività, eccomi di nuovo a stressarvi con le mie storie! :XD:
Come potete intuire dal titolo, è una storia che ricorda una fiaba e ovviamente i protagonisti sono Michael e Sara (non ve l'aspettavate vero? :spalank: ).
Ci tengo a farvi notare in anticipo che nella storia troverete delle inesattezze storiche paurose, ma se avessi fatto diversamente, non sarei riuscita a portare la storia dove volevo, x cui siate buoni! :console:
Ah si, la storia l'ho scritta durante un periodo in cui mio fratello giocava spesso a Prince of Persia :rotfl: ed è da quel magnifico videogioco che ho preso l'ispirazione! :XD:
Un'ultima cosa! Sarà una storia con 3 capitoli, x cui se questo vi piace, restate in zona per il prossimo update! :divano:
Oh, quasi dimenticavo!! Se per caso (o per sbaglio :XD:) avete anche iniziato a leggere l'altra storia multichap che sto postando, le faccio un po' di pubblicità dicendovi che ho aggiunto altri due capitoli, x cui... beh, vi lascio il link, il resto "it's up to you" :hideingbh "he lives in my neighborhood" (http://www.theocseries.com/forums/showthread.php?t=20556)
Tanto tempo fa, in un regno molto lontano, il Sultano Frank Tancredi era giunto alla conclusione che, purtroppo, non avrebbe regnato a Babilonia ancora a lungo.
Sapeva che il giorno in cui avrebbe lasciato il suo amato regno nelle mani dell’adorata figlia sarebbe arrivato, solo sperava di avere ancora tempo.
Aveva chiamato a sé i principi più famosi delle terre conosciute e li aveva invitati a partecipare al torneo che aveva indetto; chiunque avesse vinto, avrebbe avuto l’occasione di chiedere la mano della Principessa Sara.
Per sfortuna del Sultano, la Principessa non la pensava allo stesso modo e aveva più volte rifiutato di sposare il vincitore del Torneo, che fu costretto a tornare al proprio regno con qualche graffio in più, ma senza una moglie e soprattutto senza un regno da governare.
Il Sultano cercò di insistere nel convincere la Principessa che, quella di sposare un Principe che l’aiutasse a governare Babilonia, era una scelta che avrebbe giovato al regno, ma per quanto Sara adorasse il suo Paese e suo padre, non avrebbe mai accettato di svendersi in quel modo.
Per qualche tempo, il Sovrano si arrese al volere della figlia e la lasciò libera di scegliere un uomo che ritenesse abbastanza degno di stare al suo fianco. Questo fino a qualche secondo fa, quando una delle sue ancelle gli annunciò che un nuovo Principe aveva espresso il volere di parlare con lui.
“Fatelo entrare.” Disse all’ancella, mentre si passava stancamente una mano sugli occhi. Aveva vissuto questo momento milioni di volte e, onestamente, non riusciva a capire come questo Principe sperava di ottenere un risultato migliore rispetto a tutti quelli che erano passati prima di lui.
L’ancella obbedì subito all’ordine del Sultano e si affrettò ad andare nell’altra stanza per informare il Principe che la sua richiesta era stata accettata.
Qualche secondo più tardi, le lunghe tende dorate in seta che cadevano leggere sulla grande porta del salone, si mossero facendo entrare il Principe, seguito da alcuni dei suoi servitori che reggevano dei doni per il Sultano, e da alcune odalische.
Il bianco abito in lino che il Principe indossava, lo slanciava, facendolo sembrare più alto e il bianco turbante, tenuto insieme da una spilla con su inciso lo stemma di famiglia, gli dava un’aria autoritaria e pacata allo stesso tempo.
Il Principe si fermò a qualche passo dai gradini presenti di fronte al Sultano e, togliendosi il turbante in segno di rispetto, si inginocchiò sul ginocchio destro.
“Michael Scofield, Principe di Persia.” Annunciò uno dei servitori del Sultano che lo avevano scortato fin lì.
“Mio Sultano.” Disse Michael in tono reverenziale e tenendo rispettosamente lo sguardo basso. “Sono giunto sin qui con 10 delle mie migliori odalische.” Indicò 10 ragazze che a loro volta erano inginocchiate dietro di lui. “E i doni più preziosi che il mio regno ha da offrirle.” Aggiunse, indicando i servitori che si era portato dietro e che reggevano delle sacche e dei vassoi.
Il Sultano lo guardò attentamente, cercando di non perdere nemmeno una parola che usciva dalla bocca del Principe, dopodiché, con un sorriso quasi paterno sulle labbra, disse: “Lei è il Principe di Persia, dovrei essere io ad inginocchiarmi.”
“Lei è un Sultano, io un semplice ed umile Principe.”
“La sua umiltà mi scalda il cuore, Principe. Sarei onorato se avesse il piacere di presenziare il banchetto che ci sarà questa sera.” Disse il Sultano alzandosi dal suo trono.
“Ne sarei felicissimo!” Rispose il Principe alzando finalmente lo sguardo.
“E, Principe.” Disse scendendo i gradini e raggiungendolo. “Spero tanto che il motivo che l’ha spinta fin qui, sia quello che penso.” Aggiunse, mettendogli una mano sulla spalla e facendogli gesto di alzarsi.
“Si, mio Sultano.” annuì.
“Io e Suo padre siamo amici da tempo. Il solo fatto che lui mi abbia affidato, per così tanti anni, il compito di stare a comando di uno dei suoi regni, mi riempie il cuore d’orgoglio.” Disse commosso. “Sarei onorato se Lei sposasse mia figlia.” Aggiunse, abbozzando un sorriso carico di rispetto.
“Grazie mio Sultano.” Si limitò a dire Michael.
“Ma come saprà, in molti prima di lei hanno provato a vincere la mano di mia figlia.” Disse suonando nuovamente stanco. “Ma purtroppo, la Principessa non ha ritenuto nessuno di questi all’altezza di stare al suo fianco.”
“Sarei un arrogante se pensassi che farebbe un’eccezione per me.” Disse Michael sicuro di sé, sorridendo serenamente.
“Mio caro, se l’essere arrogante per un solo istante, volesse dire avere la certezza che mia figlia decida di sposarla, allora ha il mio permesso per esserlo.” Disse cercando di incoraggiare Michael.
“Mio Sultano, ci sono vari modi per convincere una persona a fare la giusta scelta. Abbia fede.” Rispose sfoggiando nuovamente quel sorriso che faceva trasparire sicurezza.
“Lei ne ha Principe?” Chiese il Sultano, incuriosito e affascinato dal suo modo di fare.
“Si, mio Sultano. Se non ne avessi avuta, probabilmente non avrei vinto le battaglie che ho combattuto finora, e di sicuro ora non sarei qui di fronte a lei.” Rispose sicuro di sé, senza però suonare arrogante.
“Mi piace la sua determinazione, Principe.” Disse dandogli una leggera e affettuosa pacca sulla spalla. “Non vedo l’ora che lei conosca mia figlia, questa sera al banchetto.”
“Mio Sultano, spero di non sembrarle inopportuno nel chiederle l’onore di conoscere la Principessa prima di stasera.” Disse Michael con un tono reverenziale e quasi impaurito dalla possibile risposta negativa che avrebbe potuto ricevere.
Il Sultano gli rivolse un sorriso e annuendo, chiamò a sé una delle sue ancelle, dicendole di accompagnare il Principe verso la stanza della Principessa.
Michael rivolse un sorriso riconoscente al Sultano e, dopo aver nuovamente indossato il suo turbante, seguì l’ancella.
Attraversarono un corridoio esterno, che diede l’opportunità a Michael di intravedere una piccolissima parte dei famosissimi giardini pensili di Babilonia, dopodiché salirono una scalinata che li riportò all’interno del palazzo.
Alla fine della scalinata, un lungo corridoio con varie porte gli si presentò davanti. Quella di fronte alla quale si fermarono, era la porta della stanza della Principessa Sara.
L’ancella invitò gentilmente il Principe ad attendere lì nell’andito qualche secondo, dopodiché entrò nella stanza.
Mentre Michael attendeva che la Principessa desse il suo consenso ad incontrarlo, si soffermò a guardare i numerosi arazzi appesi alle mura di quell’andito e le varie statue che, minacciose, sembravano stare a guardia del palazzo.
Il suo sguardo fu catturato da un rosso arazzo che sventolava, leggermente mosso dal vento.
Notò che la porta della camera della Principessa si aprì leggermente e l’ancella lo invitò ad entrare.
Non appena si lasciò la porta alle spalle, Michael si levò il turbante in segno di rispetto e, non altrettanto rispettosamente, si ritrovò a fissare la bellissima ragazza di fronte a lui.
Aveva sentito parlare tanto della Principessa Sara di Babilonia, ma aveva sempre pensato che la gente che aveva avuto la fortuna di vederla di persona, avesse sempre esagerato un po’ nel descriverla. Quanto si sbagliava!
I corti capelli scuri e ricci, le cadevano dolcemente sulla chiara pelle delle spalle lasciate nude dall’elegante vestito in seta che indossava.
Gli occhi marroni che si sentiva addosso, sembravano quasi bruciarlo da quanto tempo erano rimasti a guardarlo, cercando di squadrarlo da capo a piedi.
Le lunghe dita delle sue chiare mani intrecciate di fronte a lei, e il suo mordicchiarsi il labbro inferiore, gli fecero capire che anche lei era più nervosa di quanto volesse far credere.
Sara fece un gesto all’ancella che, ubbidiente, uscì dalla stanza lasciandoli soli.
Michael, che non spostò il suo sguardo da Sara per un solo instante, fece per presentarsi, ma Sara lo precedette.
“Così Lei è il famoso Principe di Persia.”
“Sì Principessa, sono io.” Disse accennando un inchino.
“Ha fatto parecchia strada per venire fin qui.” Disse gentile e un po’ ironica. “E non ho idea di cosa l’abbia spinta a questo… “ Disse pensando alla parola giusta da dire. “Sacrificio!” finì la frase con un tono ironico.
“Penso che lei si sottovaluti, Principessa. Credo che entrambi sappiamo il motivo della mia visita.” Le rispose pronto e, ancora una volta sicuro di sé senza però suonare presuntuoso.
“Bene Principe, allora lei saprà anche che il suo viaggio è stato inutile, dal momento che io non sposerò mai un uomo che è stato scelto da mio padre.” Disse incrociando le braccia al petto.
“Beh, le farà piacere sapere che condivido questa sua opinione.”
“Ah si?” Chiese ironica. “Se la pensa così, allora perché il suo viaggio fin qui? Per portare qualche dono a mio padre?”
“Perché non avevo altra scelta.” Disse suonando serio e in qualche modo ferito. “Principessa, sappiamo entrambi che i nostri padri, purtroppo, non regneranno ancora a lungo.” Disse avvicinandosi un po’ a lei senza mai smettere di guardarla negli occhi. “E nessuno di noi due può permettersi di lasciare il proprio regno senza un sovrano.”
Sara lo guardò per la prima volta in modo diverso da quando era entrato nella sua stanza.
Era il primo che le aveva parlato in modo sincero, anche se le cose che le aveva detto non erano quelle che si voleva sentir dire; e, soprattutto, era il primo che sembrava sapere cosa volesse dire essere costretti a fare qualcosa che non si vuole.
Ma questo non era un buon motivo per cedere; ne era sicura, anche questo principe avrebbe presto ripreso il viaggio verso il proprio Paese senza di lei.
“Mi ha appena detto che l’unico motivo che l’ha spinta a venire fin qui, è il regno di mio padre?” Chiese con un’espressione offesa.
“Pensavo fosse chiaro. Non è lo stesso motivo che ha spinto anche gli altri principi venuti qui prima di me?” Chiese Michael retorico.
“Forse. Ma i doni che mi portavano facevano intendere che avevano anche altri interessi nei miei confronti” Disse Sara, cercando di convincere più il suo ego, che Michael.
“Beh Principessa, io non voglio offendere la sua intelligenza dicendole che son venuto fin qui perché l’amo. Sarebbe una bugia.” Disse notando una strana espressione nel viso di Sara. “Senta Principessa, mio padre è un uomo molto malato che potrebbe andarsene da un momento all’altro, il suo più grande desiderio è quello di vedermi regnare la sua terra con una donna forte come lei al mio fianco.”
“Nonostante il suo sia un nobile gesto, Principe, non lo ritengo un buon motivo per sposarla.” Disse, suonando per la prima volta veramente dispiaciuta nel rifiutare di sposare un principe. “Il fatto che mio padre ritenga il mio matrimonio essenziale per il regno, non è un buon motivo per vivere il resto dei miei giorni con un uomo che non amo.”
“Forse lei non tiene al suo regno quanto io tengo al mio.” Si azzardò a dire, quasi con tono di sfida.
“Questa sua arroganza non le farà ottenere niente di diverso dal mio rifiuto.”
“Beh, forse preferiva che mi comportassi come gli altri venuti prima di me, che la riempissi di doni e di parole dolci. Forse sperava fossi il Principe Aladino delle mille e una notte che voi ragazze sognate prima di dormire. Mi dispiace Principessa, non sono così, non ho una lampada magica con un genio che esaudisce tre desideri e non ho nemmeno un tappeto volante per portarla in giro la notte al chiaro di luna.” Si fermò un istante perché distratto dal sorriso che era apparso sul viso di Sara.
“Non avrebbe funzionato comunque.” Disse Sara, divertita dal paragone detto da Michael, che ora lo guardava confuso. “Anche se avesse avuto il tappeto volante, non avrebbe funzionato.” Gli spiegò. Michael annuì con un sorriso.
“Il punto è…” Riprese a parlare Michael. ”Che preferisco essere sincero con lei, piuttosto che nascondermi dietro falsi complimenti. Anche perché, vista la lunga lista di principi rifiutati, sembra che lei non sia una tipa che si fa intenerire da doni e parole dolci.” Aggiunse sorridendo.
“Direi di no!” Disse, sorridendo a sua volta. “Beh, allora direi che ci siamo detti tutto”
“Sembrerebbe di si.” Disse Michael, capendo che la sua presenza lì non era più gradita.
Michael si diresse verso la porta, seguito da Sara, e la aprì.
“Immagino ci vedremo più tardi al banchetto.” Disse fermandosi sulla soglia e girandosi a guardarla un’ultima volta.
“Principe, dovrebbe sapere che non ho mai incontrato uno spasimante e non mi sono mai presentata ai banchetti che mio padre ha dato in loro onore.” Disse scuotendo leggermente la testa.
“Oh, lo so!” Rispose Michael prontamente.
“Lo sa?” Chiese Sara sorpresa. “E cosa le fa pensare che questa volta con lei sarà diverso?” Le chiese curiosa di sapere la sua risposta.
“Sono ottimista.” Le rispose prendendole la mano destra nella sua. “E ho fede.” Aggiunse sorridendo, prima di baciarle dolcemente la mano.
Michael rimise il turbante e prese a scendere le scale che aveva salito qualche minuto prima.
Sara si ritrovò a guardare, con un sorriso particolare, il palmo della mano, che Michael aveva appena baciato.
Con la scusa del baciamano, Michael le aveva lasciato un piccolo fiore di carta.
Mai nessuno prima di lui aveva pensato ad un regalo cosi… originale!
Continuando a sorridere, si ritrovò a guardare nuovamente verso Michael, che stava finendo di scendere le scale, e stringendo delicatamente il fiore tra le dita, si richiuse la porta della sua stanza alle spalle.