-#blue*girl#-
18-05-2006, 16:19
ecco l'interivsta che ho trovato su www.sorrisi.com :linguacci
Direste mai che mi piace la politica?
È laureato in politica internazionale. Ha fatto campagna elettorale per il rivale di George W. Bush ed è nipote di un premio Pulitzer. Ben McKenzie, protagonista di «The O.C.» e ospite d'onore del recente Telefilm Festival 2006, si confessa a Sorrisi e avverte le (tantissime) fan di casa nostra: «Chissà che non trovi l'amore proprio da voi in Italia...»
17/5/2006
di Antonio Mustara
foto Pigi Capelli
Ben McKenzie e i suoi fan
al Telefilm Festival 2006
Lo incontriamo a Milano, alla fine di una lunga domenica di passione. Ben McKenzie, protagonista di «The O.C.» e ospite d'onore del Telefilm Festival 2006, è esausto dopo una giornata trascorsa a firmare autografi e a parlare con i fan nelle sale dell'Apollo Spazio Cinema. Ma ora, dopo uno spuntino consumato in fretta, il giovane attore texano è pronto a confessarsi in esclusiva per i lettori di «Sorrisi» nella tranquillità di una stanza d'albergo. «Ho visto la copertina che mi avete dedicato» dice sorridendo. «Grazie. Ora capisco perché ieri, mentre passeggiavo con mia madre per le vie del centro, tutti mi fermavano». Scherza, ovviamente. La sua popolarità, e l'isteria che lo ha accolto a Milano, nascono dal successo di «The O.C.», il telefilm più amato in Italia secondo i risultati del sondaggio lanciato dal nostro giornale in occasione del Festival.
La sorprende ancora una simile accoglienza?
«Certamente. Anche perché, dagli Stati Uniti, dove “The O.C.” non è più popolare come un tempo, è difficile rendersi conto delle dimensioni del nostro successo in Italia e in Europa. Lo dico sul serio. Ogni volta è una sorpresa».
Dopo tre anni, inizia a essere stanco di essere Ryan?
«Solo un po'. Del resto, faccio un lavoro che mi piace, assieme a persone che amo. Ryan continua a essere un personaggio stimolante per me. Ma come ogni attore, anch'io sento la necessità di interpretare altri ruoli».
(...)
Per lei è importante l'amicizia?
«Non immagina quanto. Io devo tutto a un amico che, cinque anni fa, quando vivevo a New York ed ero senza un dollaro, mi ha convinto a trasferirmi a Los Angeles. Anche lui è un attore e grazie al suo agente ho ottenuto piccole parti in diversi telefilm. Mi ha ospitato per mesi nel suo minuscolo appartamento. Dormivo per terra visto che non c'era spazio sufficiente per due letti. Poi, finalmente, dopo un anno di gavetta, è arrivato “The O.C.”».
L'amicizia tra lei e Adam Brody ha analogie con quella che unisce i vostri personaggi?
«Adam per me è un buon amico e a volte usciamo insieme. Di solito andiamo a teatro o a vedere un film. Ma abbiamo un rapporto meno intenso di quello che lega Ryan a Seth. Ci tengo a precisare però che nella realtà lui fa meno battute di Seth e io sono meno serioso di Ryan».
Come mai, a differenza dei suoi colleghi, si sa poco della sua vita privata?
«È una scelta precisa. La sera esco di rado. E, quando lo faccio, preferisco portare i miei amici in locali poco frequentati dalle celebrità. Lì i paparazzi non ti vengono a cercare. Questo rende anche più facile vivere una storia d'amore. Adesso comunque sono libero. Chissà, forse mi innamorerò in Italia».
Che cosa risponde a chi critica «The O.C.» per come tratta argomenti delicati come il consumo di alcol e droga tra gli adolescenti?
«Sono convinto che i nostri autori siano riusciti a bilanciare due esigenze: da una parte, non mandare ai ragazzi il messaggio sbagliato, dall'altra creare storie realistiche. Ai tempi del liceo, mi sono reso conto che purtroppo l'alcol e la droga sono diffusi tra gli studenti. Un telefilm come “The O.C.” non può fare a meno di raccontarlo. È nostra responsabilità però far capire agli adolescenti che ci guardano quanto siano dannosi certi comportamenti, mettendo in risalto ogni volta le conseguenze negative per i personaggi che li mettono in atto».
(...)
Ci sarà una quarta stagione del telefilm?
«Non ne abbiamo ancora la certezza. Però è molto probabile. Josh Schwartz, creatore e produttore della serie, ha in mente tante idee per raccontare le vite dei ragazzi dopo il diploma. Il finale della terza stagione è davvero intenso e metterà in moto una serie di eventi che darà nuova vita a “The O.C.”»
(...)
Lei è laureato in politica internazionale, ha sostenuto John Kerry, rivale di Bush, alle ultime elezioni. E suo zio ha vinto il Pulitzer, il più importante premio letterario americano. È sicuro che fare l'attore sia la sua massima aspirazione?
«In questo momento non ho dubbi. La politica mi interessa molto, ma non al punto da trascurare la mia carriera. Per un attore non è facile ottenere in così poco tempo quello che ho avuto io da questo lavoro. Non dimentico che cinque anni fa ero sul punto di mollare tutto. Mi sento fortunato e non intendo voltare le spalle alla fortuna».
(La versione integrale dell'intervista di Antonio Mustara è pubblicata su Tv Sorrisi e Canzoni n.21 in edicola da lunedì 15 maggio 2006)
Direste mai che mi piace la politica?
È laureato in politica internazionale. Ha fatto campagna elettorale per il rivale di George W. Bush ed è nipote di un premio Pulitzer. Ben McKenzie, protagonista di «The O.C.» e ospite d'onore del recente Telefilm Festival 2006, si confessa a Sorrisi e avverte le (tantissime) fan di casa nostra: «Chissà che non trovi l'amore proprio da voi in Italia...»
17/5/2006
di Antonio Mustara
foto Pigi Capelli
Ben McKenzie e i suoi fan
al Telefilm Festival 2006
Lo incontriamo a Milano, alla fine di una lunga domenica di passione. Ben McKenzie, protagonista di «The O.C.» e ospite d'onore del Telefilm Festival 2006, è esausto dopo una giornata trascorsa a firmare autografi e a parlare con i fan nelle sale dell'Apollo Spazio Cinema. Ma ora, dopo uno spuntino consumato in fretta, il giovane attore texano è pronto a confessarsi in esclusiva per i lettori di «Sorrisi» nella tranquillità di una stanza d'albergo. «Ho visto la copertina che mi avete dedicato» dice sorridendo. «Grazie. Ora capisco perché ieri, mentre passeggiavo con mia madre per le vie del centro, tutti mi fermavano». Scherza, ovviamente. La sua popolarità, e l'isteria che lo ha accolto a Milano, nascono dal successo di «The O.C.», il telefilm più amato in Italia secondo i risultati del sondaggio lanciato dal nostro giornale in occasione del Festival.
La sorprende ancora una simile accoglienza?
«Certamente. Anche perché, dagli Stati Uniti, dove “The O.C.” non è più popolare come un tempo, è difficile rendersi conto delle dimensioni del nostro successo in Italia e in Europa. Lo dico sul serio. Ogni volta è una sorpresa».
Dopo tre anni, inizia a essere stanco di essere Ryan?
«Solo un po'. Del resto, faccio un lavoro che mi piace, assieme a persone che amo. Ryan continua a essere un personaggio stimolante per me. Ma come ogni attore, anch'io sento la necessità di interpretare altri ruoli».
(...)
Per lei è importante l'amicizia?
«Non immagina quanto. Io devo tutto a un amico che, cinque anni fa, quando vivevo a New York ed ero senza un dollaro, mi ha convinto a trasferirmi a Los Angeles. Anche lui è un attore e grazie al suo agente ho ottenuto piccole parti in diversi telefilm. Mi ha ospitato per mesi nel suo minuscolo appartamento. Dormivo per terra visto che non c'era spazio sufficiente per due letti. Poi, finalmente, dopo un anno di gavetta, è arrivato “The O.C.”».
L'amicizia tra lei e Adam Brody ha analogie con quella che unisce i vostri personaggi?
«Adam per me è un buon amico e a volte usciamo insieme. Di solito andiamo a teatro o a vedere un film. Ma abbiamo un rapporto meno intenso di quello che lega Ryan a Seth. Ci tengo a precisare però che nella realtà lui fa meno battute di Seth e io sono meno serioso di Ryan».
Come mai, a differenza dei suoi colleghi, si sa poco della sua vita privata?
«È una scelta precisa. La sera esco di rado. E, quando lo faccio, preferisco portare i miei amici in locali poco frequentati dalle celebrità. Lì i paparazzi non ti vengono a cercare. Questo rende anche più facile vivere una storia d'amore. Adesso comunque sono libero. Chissà, forse mi innamorerò in Italia».
Che cosa risponde a chi critica «The O.C.» per come tratta argomenti delicati come il consumo di alcol e droga tra gli adolescenti?
«Sono convinto che i nostri autori siano riusciti a bilanciare due esigenze: da una parte, non mandare ai ragazzi il messaggio sbagliato, dall'altra creare storie realistiche. Ai tempi del liceo, mi sono reso conto che purtroppo l'alcol e la droga sono diffusi tra gli studenti. Un telefilm come “The O.C.” non può fare a meno di raccontarlo. È nostra responsabilità però far capire agli adolescenti che ci guardano quanto siano dannosi certi comportamenti, mettendo in risalto ogni volta le conseguenze negative per i personaggi che li mettono in atto».
(...)
Ci sarà una quarta stagione del telefilm?
«Non ne abbiamo ancora la certezza. Però è molto probabile. Josh Schwartz, creatore e produttore della serie, ha in mente tante idee per raccontare le vite dei ragazzi dopo il diploma. Il finale della terza stagione è davvero intenso e metterà in moto una serie di eventi che darà nuova vita a “The O.C.”»
(...)
Lei è laureato in politica internazionale, ha sostenuto John Kerry, rivale di Bush, alle ultime elezioni. E suo zio ha vinto il Pulitzer, il più importante premio letterario americano. È sicuro che fare l'attore sia la sua massima aspirazione?
«In questo momento non ho dubbi. La politica mi interessa molto, ma non al punto da trascurare la mia carriera. Per un attore non è facile ottenere in così poco tempo quello che ho avuto io da questo lavoro. Non dimentico che cinque anni fa ero sul punto di mollare tutto. Mi sento fortunato e non intendo voltare le spalle alla fortuna».
(La versione integrale dell'intervista di Antonio Mustara è pubblicata su Tv Sorrisi e Canzoni n.21 in edicola da lunedì 15 maggio 2006)